Spider-Man 3 e il balletto in strada di Peter: irriverente o ridicolo?

Analizziamo una delle peggiori scene mai concepite nella storia dei cinecomic: il balletto in strada di Peter Parker in Spider-Man 3.

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Spider-Man 3, il capitolo conclusivo della trilogia diretta da Sam Raimi uscito nel 2007, è considerato quasi all'unanimità come il peggiore dei tre, per via di innumerevoli fattori tra cui l'eccessivo numero di villain presenti, spesso mal gestiti soprattutto a livello introspettivo.
Pur sorvolando sugli evidenti difetti strutturali del film, c'è comunque una scena che fin dall'inizio è stata oggetto di numerose critiche da parte dei fan, cioè quella che vede Peter Parker intento a fare un improbabile balletto per le strade cittadine in seguito al cambio di personalità scatenato dal simbionte alieno a lui legato in maniera (quasi) indissolubile.

È odio oppure amore?

La scena, suddivisa in più fasi, si apre con un Peter Parker dal look davvero improbabile, soprattutto per quanto riguarda la sua capigliatura, vicina alle influenze della sottocultura emo/dark.
Il primo particolare davvero "cringe" della sequenza (a cui ne seguiranno ovviamente molti altri), è quello legato al successo che il personaggio sembra ottenere con tutte le donne che incontra; ogni ragazza che gli si para davanti sembra infatti completamente rapita dal suo nuovo look, particolare che fin da subito fornisce alla scena una nota straniante in cui il sottotesto comico non riesce a spiccare come dovrebbe.
Subito dopo il tema della dualità - colonna portante dell'intero film - diventa preponderante e a tratti didascalico; il binomio eroe/criminale raggiunge vette semplicistiche estremamente scontate, arrivando a depotenziare in modo impietoso anche la figura di Eddie Brock, con un confronto verbale tra quest'ultimo e Peter senza alcun pathos.

La scelta di trattare in modo così approssimativo la genesi di uno dei villain più forti e pericolosi di Spider-Man (oltretutto inserendo un diverbio chiave all'interno di una macroscena dai toni leggeri e scanzonati) risulta semplicemente fuori luogo.
Quando poi la musica si impenna e l'azione si sposta in un'altra location, mostrando Peter che parla al telefono con il dottor Curt Cunnors mentre sgranocchia i biscotti preparati dalla vicina di casa, il senso di insoddisfazione non tende minimamente a calare, visto l'utilizzo di un registro comico che non riesce in nessuno modo a essere percepito come tale se non da un pubblico molto giovane.

L'indole strafottente di Peter, infatti, viene gestita in un modo a tratti macchiettistico perché ancorata a una dimensione prettamente infantile che non rende giustizia né al personaggio né all'influenza negativa che il costume ha su di lui.
Vedere Peter Parker comportarsi come un bulletto di quartiere qualunque (neanche troppo sveglio) in preda oltretutto a uno pseudo delirio di onnipotenza, non può far altro che spingere lo spettatore a domandarsi come sia stato possibile concepire una scena tanto sbagliata soprattutto per via del suo lato eccessivamente trash e fuori contesto.

Risate amare

La sequenza prosegue nella sua implacabile rincorsa al ribasso contenutistico nel momento in cui vediamo Peter, inquadrato a mezzobusto, camminare beffardo per la città (osservato sempre da un sacco di ragazze) mentre schiocca ancora una volta le dita, a cui segue un dialogo ai limiti dell'umana comprensione con la segretaria Betty Brant, il tutto condito dal movimento del ciuffo ribelle di Peter, atto a rimarcare il senso di onnipotenza che lo pervade e che lo porta a mettere i piedi in testa addirittura al suo capo, lo scorbutico e autoritario J. Jonah Jameson.
Arriviamo così alla parte conclusiva, in cui il protagonista, tra una giravolta sul posto, improbabili gesti delle mani usciti da un musical anni '70 e un imbarazzante balletto eseguito fuori da un negozio di abbigliamento, chiude probabilmente una delle scene peggio concepite nella storia dei cinecomic.

Grazie anche all'avvento di internet, nel corso del tempo la sequenza ha fornito agli utenti dell'ottimo materiale per creare (giustamente) un elevato numero di meme, generando un vero e proprio personaggio a sé stante: Peter Parker Emo.
Bisogna solo capire fino a che punto sia lecito rivalutare una sequenza oggettivamente mal concepita da praticamente qualsiasi punto di vista. Per quanto infatti la scena del ballo di Peter possa in realtà strappare ancora oggi qualche risata a denti stretti (ma solo e soltanto per i motivi sbagliati) non dovremmo però dimenticarci dell'importanza di criticare uno sbaglio oggettivo nel momento in cui serve davvero farlo.

Una maggiore presa di coscienza riguardo a scene particolarmente brutte (che consiste semplicemente nel recepirle come tali senza poi riabilitarle a distanza di anni attraverso una chiave di lettura postmoderna e/o goliardica) gioverebbe infatti a tutti ma, soprattutto, a chi i film li fa per davvero - così da evitare sequenze semplicemente sconclusionate, senza senso e pessime da ogni punto di vista, in grado, talvolta, di rovinare l'atmosfera generale del film di cui fanno parte.

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