Speciale Special sul Tiro con l'arco

La nostra intervista a Giuseppe Bianchi detto "Papetto" insegnante pluripremiato di Tiro Istintivo

Speciale Special sul Tiro con l'arco
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Mercoledì "Robin Hood" di Ridley Scott debutterà nei cinema italiani. Il film segna la quinta collaborazione fra il regista autore di Alien e Blade Runner e Russell Crowe. Per celebrare come si deve, Everyeye ospiterà un amplio coverage che prevede la pubblicazione della recensione del film, che sarà on line a partire da mercoledì 12 dopo la mezzanotte (quando scadrà l'embargo posto da Universal), di un approfondimento, a cura di Marco Lucio Papaleo, realizzato a margine dell'evento "Robin Hood e Il Gladiatore: Tra ricostruzione storica ed effetti visivi", tenutosi il 7 maggio alla Casa del Cinema di Roma, in cui sono intervenuti Giuseppe Bianchi, Campione Italiano ed Europeo di Tiro con l'Arco ed esperto di Arco Storico, David Gallo, VFX Executive Producer e Giuseppe Schillaci, VFX Supervisor e questa intervista esclusiva realizzata proprio con Giuseppe Bianchi.
Per ulteriori informazioni sull'attività e la scuola di Giuseppe Bianchi, potete poi visitare il sito www.scuolahill.com.

Intervista a Giuseppe Bianchi

AB: Salve Giuseppe. Innanzitutto credo sia doveroso lasciarti un po' di spazio per descrivere chi sei e qual è la tua attività. Sulle pagine di Everyeye non siamo molto abituati a sentir parlare di long bow e arco storico.
GB: Mi chiamo Giuseppe Bianchi, anche se in effetti sono più conosciuto come "Papetto",
soprannome lasciatomi dalla mia famiglia, in virtù di una vaga ambizione fanciullesca paterna.
Vivo vicino a Roma e da ormai da più di venti anni, mi occupo e studio il tiro con l'Arco, in tutti i suoi aspetti.
Da subito mi sono accorto che l'Arco, come utensile e strumento, che rispecchia il mio modo di essere, il mio spirito, è l'arco tradizionale, quello storico, l'Arco fatto da un solo pezzo di legno per capirci, quello che i nostri antenati usavano per la caccia o le battaglie. Dal paleolitico al 1500 (circa) usato "normalmente" come arma, negli ultimi secoli poi, per la caccia e pratiche culturali e sportive.
Da arciere ed istruttore, ho girato un po' tra campi di gara ma anche tavoli conviviali,
dal Canada al Sud Africa, dalla Francia agli Stati Uniti, passando per il Portogallo e la Germania, ho conosciuto posti e genti diverse, modi di vivere l'Arco e la vita stessa in modo variegato, tutte esperienze che fanno crescere, maturare e ci portano a riflettere su come uomini così lontani, nel tempo e nei luoghi, siano invece così vicini, uniti da fili tanto invisibili quanto indissolubili.
Questi Archi tradizionali, nonostante siano armi semplici e primitive, per poter essere usate in modo consono,
fluido e naturale (e qui ci ricolleghiamo all'esperienza terrena), hanno bisogno di un allenamento fisico/mentale, di un percorso basato anche sul costruttivismo e di una competenza di esercizio, che si chiama "Tiro Istintivo", dove l'uomo, proprio perché essere "umano", è posto in assoluto primo piano, portandosi dietro il bagaglio culturale di migliaia di anni.
Il "Tiro istintivo" è erede diretto del tiro da caccia e da guerra dei nostri antichi padri: questa "tecnica" è basata sull'unica possibilità che abbiamo di colpire, un'unica freccia che abbiamo a disposizione prima che il nemico ci uccida o la preda ci sfugga, vivere o morire!
Naturalmente l'Arciere contemporaneo, passeggia nei boschi e tira su sagome di gomma,
facendo però, ugualmente emergere queste ataviche sensazioni, che abbiamo nel più profondo del nostro io: gesta antiche quanto l'uomo stesso.
Il principio del tiro è sempre lo stesso: ci si concentra, si guarda con entrambi gli occhi il centro del bersaglio e null'altro, si tende l'Arco e si rilascia la freccia, tutto in pochissimi secondi! Pochissimi secondi che racchiudono una vita! Tutto nel modo più fluido e naturale possibile. Quindi in un brevissimo attimo ci si gioca tutto,
tutto in una sola freccia, quella della vita!
AB: Dove pensi che risieda il fascino "cinematografico" del tiro con l'arco? Ci puoi inoltre descrivere le tue collaborazioni di maestro d'arco come consulente sui set di produzioni televisive e cinematografiche?
GB: L'Arco, come arma, ci ha sempre stregati, sin da bambini, poi le immagini iconografiche, dai libri scolastici che ci parlano di Arcieri preistorici, alle scene cinematografiche, di eroi Arcieri, Persiani, Indiani d'America, Egiziani,Greci, solo per citarne alcuni,
hanno da sempre stimolato la nostra fantasia, mantenendo vivido questo ricordo. Naturalmente chi si occupa di cinematografia, di letteratura come anche i pubblicitari, cercano sempre di stimolare la parte più ancestrale che è in noi, anche con "messaggi" diretti all'inconscio,
sicuri di far riemergere l'Arciere che è in noi!
Collaborazioni come maestro d'Arco nel cinema ne ho avute, più o meno importanti, esempio La Freccia nera, Roma 1 e 2, poi molte consulenze per programmi TV e documentari.
E non sempre queste collaborazioni hanno avuto gli effetti da me sperati...
Le problematiche in questo campo sono molteplici, per primo il budget, poi la regia, in fine l'intento della produzione, sia cinematografica che documentaristica: tutte queste cose condizionano sempre il risultato finale, che a volte neanche il pubblico premia.
AB: Il personaggio più celebre legato a questa particolare arma è certamente Robin Hood, che sarà proprio il protagonista della nuova pellicola di Ridley Scott interpretata da Russell Crowe. Di questo film, purtroppo, non possiamo parlare direttamente a causa dell'embargo posto da Universal. Tuttavia, da quel poco che hai visto, cosa ne pensi della ricostruzione storica? Dato che ti occupi professionalmente di arco storico, quali sono le tue aspettative sul realismo e l'attinenza storica del film dopo aver visto i vari trailer?
GB: Sono convintissimo che una produzione del genere, con un regista come Ridley Scott, anche ricordando altri film come Il Gladiatore o il meno famoso, ma altrettanto d'impatto Le Crociate, non possa che essere una grande pellicola! Non solo per l'aspetto scenografico, ma anche per l'attinenza realistica del periodo storico. Poi l' interprete, Russell Crowe, che è un bravissimo attore in molti ruoli, è molto portato e adatto in modo quasi spontaneo a ruoli di "eroe maledetto."
Bisogna però ricordare che di Robin Hood si hanno poche tracce realistiche, si hanno certezze di vari fuorilegge con nomi simili, vissuti in periodi compatibili e che possono ricondurre all'eroe,
ma certezze poche.
Devo però anche affermare con altrettanta sicurezza che le leggende, iniziano sempre partendo da fatti realmente accaduti.
Poi, per quanto riguarda l'aspetto realistico/storico, dalle poche scene che hanno messo in circolazione, si nota molta cura nei particolari dell'attrezzatura; ma anche da come afferra l'Arco, da come "aggancia" (modo di prendere la corda) così da come tende, particolari che all'occhio un po' esperto fanno capire che l'interprete ha lavorato con un maestro di tiro medievale.

AB: Sempre parlando di Robin Hood, a prescindere dalle vecchie interpretazioni di Errol Flynn e Douglas Fairbanks, cosa ci dici del Robin Hood più cinematograficamente vicino a noi, ovvero sia quello di Kevin Reynolds che vede come protagonista Kevin Costner? Mel Brooks con suo "Robin Hood un uomo in calzamaglia" non c'è andato leggero e non mi aspetto che tu faccia diversamente...
Il tuo occuparti professionalmente della cosa, immagino che ti renda iper-critico nel momento in cui vedi un attore o una comparsa intento a maneggiare un arco. Quali sono secondo te i film migliori e peggiori incentrati più o meno direttamente su di esso?

GB: Mel Brooks è un altro grande! Dissacrante Re della parodia, dal memorabile Frankenstein, al Dracula e naturalmente anche l'Arciere in calzamaglia.
Molto "realistico" anche quello di Kevin Costner ben girato e abbastanza storico, anche lui ha frequentato scuole per imparare il tiro, anche se la trama è stata un po' banale, più "classica".
In quello con Errol Flynn, per le scene di tiro, anche pericolose, come contro figura, (anche perché gli somigliava) c'era il più grande interprete del tiro istintivo moderno, e uno dei più grandi Arcieri di tutti i tempi: Howard Hill, al quale ho dedicato il nome della mia scuola di tiro!
Eccellenti molte pellicole orientali ambientati nell'antico Giappone e Cina, sia come impatto scenografico, che filosofico.
Per il resto il 90% dei film hanno poco a che fare con le realtà arcieristiche sia storiche che tecniche.
AB: Esistono vari tipi di arco e, naturalmente, la scelta di adoperarne uno piuttosto che un altro è direttamente collegata al posizionamento cronologico della pellicola. L'arco compound di Rambo ovviamente è differente da quelli di Robin Hood o degli elfi de Il Signore degli Anelli. Come spettatore, preferisci vedere film nei quali l'utilizzo dell'arco è situato nel presente o nel passato?


GB: Personaggi come Ramses, Dario,Ulisse, Gengis Kan,Cavallo Pazzo, uomini leggendari,
o anche sconosciuti, come l'Arciere che nella tomba si è portato un Arco 900 anni fa, o Otzi, Arciere del Similaun, testimonianze dirette di vite vissute.
Quindi è normale che io prediliga pellicole che rappresentino periodi storici, epici, con storie di uomini che rimarranno immortali, e a quel punto ha poca importanza se la leggenda ha esagerato la realtà!
Anche perché nell'epoca contemporanea l'arco lo possiamo collocare solo in un contesto sportivo o venatorio, quindi riproporlo in film moderni diventa poco credibile, anche se non è raro vedere film ambientati nei giorni nostri, come quelli di Rambo, che in una pellicola usa anche il Long Bow, o altri con Burt Reynolds, Nicolas Cage, per citarne alcuni.
AB: L'avvento del computer ha fatto bene o male alla rappresentazione cinematografica dell'arciere? Immagino che il training necessario quando la computer grafica non esisteva sia stato sostituito da semplici esercizi di postura perché tanto al resto ci pensano gli addetti agli effetti speciali, o sbaglio?
GB: Sappiamo che per girare certi grandi film, questi attori sono stati seguiti da maestri, da E. Flynn, a R. Crowe, passando per K. Costner , magari hanno usato Archi leggeri, proprio per far in modo che l'attore possa gestire bene il gesto, fine a se stesso.
Sulla tecnologia, devo ammettere che hai ragione, purtroppo. E' chiaro che tecnicamente, l'uso della digitalizzazione, e della grafica computerizzata, hanno reso i film molto più spettacolari e scenografici, poi anche l'avvento del 3D sta facendo il resto.
Un altro vantaggio è il non dover organizzare set con migliaia di persone che si danno battaglia, e che si tirano frecce addosso, cosa molto difficile e pericolosa. Creare tutto questo artificialmente ha ridotto i tempi di organizzazione e soprattutto ha reso i set più sicuri.
Creare sfondi artificiali, è da anni cosa comune, soprattutto nei film storici, ma uno sfondo non si muove, paesaggi,regge, palazzi, questi sembrano assolutamente realistici.
Creare scene in movimento totale, cavalieri, arcieri, spade, frecce, fango, pioggia, ecc. ecc.
è cosa più complicata, e se fatto bene, l'effetto è davvero eccellente, però si percepisce benissimo che è artificiale, come "sintetico", e questo a me non mi entusiasma per nulla,
ne abbiamo avuto conferma anche in una recente pellicola di grande successo al botteghino.
Queste nuove tecnologie, però hanno tolto anche quel non so ché di azzardo, di rischio, che rendono i film molto più "veri", anche visivamente, meno irreali.
Però sono certissimo e pronto a scommettere, che tra non molto vedremo i grandi maestri del cinema che ricominceranno a girare film epici o eroici, interpretati da uomini "veri" , immersi in paesaggi "veri" e quando li promuoveranno diranno:
Per girare questo film non è stata utilizzata la computer grafica, è tutto vero!
AB: Per un attore o un'attrice del tutto a digiuno di tiro con l'arco, quanto allenamento ci vuole per poter passare per arciere credibile?
GB: Questo dipende moltissimo dal maestro come in tutte le cose. Un grande campione che ha molta esperienza non è necessariamente un bravo maestro, anzi è molto raro.
lo stesso si può dire di un maestro che, sicuramente, è preparato e sa molte cose,
ma non è detto che riesca a trasmettere adeguatamente quello che sa! Ti faccio un esempio: un libro, un manuale di 300 pagine, è informatissimo e sicuramente sa tutto, ma è in grado di insegnare ciò che sa nel modo migliore?
Riuscire a creare un feeling con l'allievo, trasmettere il sapere, insegnando la cosa giusta al momento giusto, questi sono aspetti fondamentali nel percorso formativo.
Importantissimi sono anche gli aspetti ludici e giocosi, che non vanno mai messi da parte: nutrendo il nostro spirito, ci danno nuova vitalità, aiutandoci ad andare avanti, in questa vita non più a misura d'uomo, troppo veloce e computerizzata

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