Space Jam 25 anni dopo: perché il secondo film è così diverso dal primo?

Il sequel, che arriva 25 anni dopo il primo film, porta delle idee parecchio divergenti rispetto all'altra pellicola. Come mai questa scelta?

Space Jam 25 anni dopo: perché il secondo film è così diverso dal primo?
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Space Jam: New Legends, diretto da Malcolm D. Lee (ScaryMovie V, Il viaggio delle ragazze), riporta sul grande schermo una leggendaria proprietà intellettuale arrivata sul mercato a fine anni '90, Space Jam, dove il mondo del basket si univa all'universo colorato dei Looney Tunes grazie alla tecnica mista che faceva convergere live-action e animazione. Un'idea non particolarmente apprezzata dalla critica mondiale, ma adorata dal pubblico che lo consacrò come un cult intramontabile. Rivedendo l'opera ai giorni nostri, ci si accorge come gran parte dello spazio sia riservata al protagonista Michael Jordan (il titolo è ambientato durante il suo primo ritiro dall'NBA), fungendo quasi da spot pubblicitario all'icona sportiva.

Nonostante questo, la convergenza tra il cestista e i vari Bugs Bunny, Taz, Duffy Duck, Lola Bunny & co. è sicuramente una scelta simpatica e fuori dalle righe, non originalissima (ricordate Chi ha incastrato Roger Rabbit? del 1988?), ma piacevole nel suo sperimentalismo semplice e privo di pretese. Il seguito, invece, nonostante riprenda il format alla lettera, sembra essersi caricato di un'ambizione anche piuttosto eccessiva, con alcuni punti di rottura evidenti. Come mai questo cambio di rotta con Space Jam: New Legends di cui potete leggere qua la recensione? Scopriamo i probabili motivi che hanno portato la produzione a innovare un franchise con elementi contrastanti e opposti al primo capitolo.

Space Jam: New Legends è un parco giochi delle IP di Warner Bros.

Space Jam 2 è, a tutti gli effetti, un palcoscenico spettacolare e visivamente incredibile per presentare al grande pubblico, in chiave corale, tutti gli universi sotto il marchio Warner Bros. e ciò è chiaro anche solo dando una sbirciata al trailer.

Per quanto i Looney siano i grandi protagonisti insieme a LeBron James, l'esigenza della compagnia americana di sfruttare il film a mo' di passarella virtuale è palese. Tutti, guardando le prime immagini e i filmati della realizzazione, hanno pensato la stessa cosa: è il Ready Player 2.0 interamente incentrato sull'universo Warner. L'opera letteraria di Ernest Cline però (divenuta pellicola grazie a Spielberg) nasceva proprio con l'obiettivo di costruire un mondo condiviso con l'interazione di tanti personaggi di fantasia della cultura nerd, mentre il primo Space Jam si limitava a portare su schermo solo i Looney Tunes. È evidente che questo cambiamento, totalmente privo di un senso compiuto, è derivato da due scelte principali: una commerciale che cerca di cavalcare parte del contenuto di un altro prodotto della medesima azienda (non è nemmeno un competitor), l'altra, invece, puramente scenografica, allo scopo di spremere la tecnologia fino allo stremo per mostrare le unghie affilate agli spettatori.

In tutto questo, l'unica certezza sembra essere LeBron James che, sostituendo Michael Jordan, diventa il nuovo atleta simbolo da lanciare cinematograficamente, sfruttandone ovviamente l'incredibile popolarità. Ma basterà la sua presenza come connessione emozionale e nostalgica per gli spettatori della pellicola?

Tecnica mista ma non solo

Altra differenza gigantesca è l'utilizzo della tecnica mista che, nel caso di Space Jam 2: New Legends, diventa proprio un'altra cosa sia nel modo in cui è utilizzata, sia perché non è da considerarsi più il mezzo esclusivo di interazione tra umani e cartoni animati del film. La principale fascinazione di Space Jam risiede nella coesistenza di attori in carne e ossa con personaggi costruiti con l'animazione tradizionale: la particolarità, quindi, sta proprio nel distacco dei due mondi che comunque riescono a compenetrarsi grazie alla magia del cinema.

Con Space Jam 2 non è proprio così perché a livello tecnologico c'è uno stravolgimento su più fronti. Si nota innanzitutto come il mezzo scelto per riprodurre i Looney sul grande schermo li renda più vicini al live-action che alla loro origine in 2D, dandogli una forma esteticamente mirabolante, ma lontanissima dal loro aspetto classico.

Il paradosso è che l'incontro tra LeBron e i suoi simpatici amici più che essere uno scontro tra universi diversi sembra portare i due schieramenti sulla stessa linea d'onda. Ma gli stravolgimenti non finiscono qui. Infatti, in modo completamente inedito rispetto al precedente lungometraggio, James, in alcune sequenze, diventa anche lui un cartone animato, entrando in connessione con i Looney nel loro mondo.

Anche qui la forza dell'opposizione viene ostacolata da un appiattimento generale. È comprensibile il fatto che, grazie alle nuove tecnologie, abbiano voluto sperimentare nuovi mezzi, ma il risultato è piuttosto anonimo nell'ottica in cui si perde la particolare ibridazione tra il mondo reale e quello dei cartoni animati, diversissimi, ma comunque in contrasto.

Un progetto privo di un obiettivo

Space Jam: New Legends sembra nascere già alla base come un progetto un po' decontestualizzato dal mondo cinematografico attuale.

I cambiamenti sono sempre ben accetti in questo settore, se fatti però rispettando dei criteri ben definiti e la pellicola sembra virare su scelte alternative solo per differenziarsi dall'altro film e per puntare sull'estetica e non sul contenuto.
La precedente realizzazione è un simpatico esperimento che, fiero delle sue peculiarità, riesce a brillare di luce propria, traendo forza proprio nella sua indipendenza. Portare avanti un secondo capitolo da una parte rischia di snaturare il primo titolo a livello progettuale, dall'altra cambia talmente tanti elementi da sembrare quasi una IP nuova, ma vecchia nel suo concept. In conclusione, sembra mancare un reale obiettivo strategico oltre il fine puramente commerciale e ciò potrebbe essere pericoloso per gli incassi, vista la fredda accoglienza a partire dai trailer e dai materiali promozionali.

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