Sophie Turner, dalla chioma di Sansa alla resurrezione della Fenice

Dalla chioma infuocata di Sansa alla resurrezione della Fenice Nera: la carriera di Sophie Turner aspettando X-Men: Dark Phoenix.

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Cosa ha ripetuto (spesso, silenziosamente) al Dio della HBO Sophie Turner? "Non oggi". Ma neanche domani. Anzi, mai. Dopotutto, se a quindici anni finisci in mezzo a scene di sesso esplicite, teste di animali (e di padri) mozzate, stupri rischiati e poi subiti e terrorismo psicologico continuo, beh, vuoi non rinascere come fenice, spogliandoti del rosso per abbracciare il nero? Facciamo un passo indietro. Perché nel 2011 il rosso di Sophie era concentrato quasi tutto sulle guance.
La prima esperienza attoriale in Game of Thrones l'aveva già lanciata (all'inizio, senza quasi saperlo) nell'Empireo delle celebrità. Ma, da grandi poteri... derivano grandi imbarazzi.

La ragazzina diventata donna

La Sansa Stark di Sophie Turner era una ragazzina presa a calci dal mondo troppo presto, in grado solo di restare a galla, provando a inghiottire meno sangue possibile. Ma Sophie sapeva cosa doveva fare. Come doveva recitare. Sapeva (o, fin troppo presto, capiva) che il pubblico odiava quel personaggio. Perché? Perché si comportava esattamente come avrebbero fatto loro: tentando di sopravvivere. A discapito dell'onore, della popolarità e anche di una buona dose di sanità mentale. Sansa Stark è tutti noi, la è sempre stata. Solo, ce ne siamo accorti troppo tardi, e non l'abbiamo comunque mai ammesso.
Sophie, invece, l'ha capito subito. Ha fatto sua quella chioma rossa, indossandola come uno scudo intarsiato di sofferenza. Perché non è che Arya abbia mosso un dito quando la testa di Ned ha rescisso il contratto dal suo corpo, giusto? Eppure tutti ad amare il ninja, tutti a odiare chi viene travolto dagli eventi e tenta di risalire fra terra e polvere, come Beatrix Kiddo.

Sophie Turner, alla fine, ha disintegrato Bill. La trasformazione da ragazzina dal sorriso dolce a donna capace di polarizzare migliaia di persone è quasi compiuta. Il bozzolo? Un altro gruppo che ha sempre fatto suo uno dei mantra più importanti di Tyrion Lannister: Rammenta sempre chi sei. Gli altri lo faranno. Fanne la tua armatura e non potrà essere usata contro di te. Gli X-Men, la nuova casa di Sophie. O la casa della nuova Sophie?

La Fenice risorge dalle sue ceneri

La parabola di Sansa Stark, conti alla mano, si è conclusa in modo a dir poco perfetto, a differenza forse di Game of Thrones. E quella di Jean Grey? La situazione è un po' più complessa. Una cosa, però, è certa, se si va a vedere X-Men: Dark Phoenix ci si va soprattutto per Sophie Turner. Il film, ormai, rischia di essere fuori tempo massimo (e una brutta copia del già dimenticabile Conflitto finale), eppure l'attrice inglese potrebbe regalarci quella Fenice Nera che tanto ha spadroneggiato tra le pagine a colori, replicando (e, si spera, superando) il lavoro di Famke Janssen.
La metafora è perfetta, dalla HBO alla Marvel: rinascere dalle proprie ceneri, ogni giorno più forte, più amata/temuta, più... baciata dal fuoco.

E Sophie Turner, con il fuoco, sa come scherzarci, affrontando ruoli universali con il sorriso, ruoli capaci di far chiudere la vena al mondo nerd quanto un Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne. Eppure, in lei, il phisique du role sembra innato, come chi riesce a manipolare la realtà con il pensiero. Magari stando un po' attenti, senza scatenare una guerra tra Vendicatori e mutanti.

Chissa se Kevin Feige, la grande mente dietro il Marvel Cinematic Universe, si ricorderà di Sophie Turner quando gli X-Men entreranno ufficialmente nel gargantuesco universo seriale che ha messo in piedi. Forse, purtroppo, le tempistiche e la voglia di recast avranno la meglio. Come se la fenice fosse risorta nel momento sbagliato. Ma, dopotutto, nulla le vieta di rifarlo ancora, magari quando meno ce lo aspettiamo. Anche perché Sophie Turner è giovane, con la sana consapevolezza che ha ancora tanto tempo per sbagliare. E noi saremo lì, ogni volta che si rimetterà in piedi.

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