Solo: A Star Wars Story, quali possibilità per un futuro sequel?

Approfondiamo brevemente le parole di Alden Ehrenreich relative a un eventuale ritorno di Han Solo in una seconda avventura prequel di Star Wars.

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Solo: A Star Wars Story sarà ricordato nella storia del cinema come il primo flop del franchise di Star Wars. Non solo è stato poco apprezzato dalla stragrande maggioranza della critica e del pubblico, anche in termini economici non è purtroppo rientrato nei costi totali di produzione, generando perdite consistenti. Il problematico spin-off prima ideato da Phil Lord e Christopher Miller e poi rimesso alla visione di Ron Howard - unico regista accreditato - si è infatti rivelato un titolo buono ma piatto, un'avventura ritmata e godibile senza particolare verve tematica o contenutistica, per molti comunque già in partenza sbagliato nella concezione di dare un altro volto ad Han Solo, diverso da quello storico e iconico di Harrison Ford.

Distante anni luce dal clamoroso successo di Rogue One, insomma, eppure con diversi punti a favore, tra tutti forse l'ambientazione temporale all'interno della Galassia Lontana Lontana e della vita di Han. Per questo, nonostante l'insuccesso commerciale, si è parlato sin da subito di una seconda possibilità per questa saga spin-off con protagonista Alden Ehrenreich, con lo stesso sceneggiatore Jon Kasdan interessato a un prosieguo, alla valorizzazione effettiva e approfondita dei personaggi e del potenziale del progetto. Potrebbe dunque arrivare un sequel? E se sì, in che forma?

A tutto Parsec verso Disney+

La verità è che continuare una produzione come Solo: A Star Wars Story al cinema è oggi più rischioso che mai. Le motivazioni sono tante, ma su tutte citeremmo un necessario distanziamento dal passato del franchise cinematografico, il blando interesse del pubblico, il pericolo di produrre un altro flop. Sono elementi frenanti che non stimolano certo le idee dei capi LucasFilm o Disney, già impegnati a ragionare su come espandere l'Universo di Star Wars in sala allontanandolo dalla Saga degli Skywalker e da un modello concettuale ormai antiquato, ripensandolo praticamente da capo. Lo spazio per proseguire una saga spin-off in cui non si crede abbastanza è ridotto se non inesistente, eppure qualche spiraglio, effettivamente, c'è.
La luce della speranza non sembra comunque venire dal cinema, che non appare adesso come la meta adeguata alle avventure del giovane Han Solo. Lo ha detto anche lo stesso Ehrenreich in una recente intervista, durante la quale "ha escluso un sequel cinematografico" alludendo però "a delle voci di corridoio su di un possibile ritorno". Voci dunque rumor, conditi da un'incertezza imperante che rende poco leggibile e prevedibile il futuro di Solo, anche se siamo pronti a puntare tutto su di un trasferimento su Disney+ e in formato televisivo.

La serialità permette infatti di sperimentare maggiormente con stili narrativi e generi, e un'eventuale nuova missione spaziale di Han Solo e Chewbe potrebbe funzionare maggiormente se concepita con ingegno per essere diluita in quattro ore di durata suddivise in 8 episodi. Lo stesso modello di The Mandalorian e della prossima Cassian Andor con Diego Luna, ambientata in una linea temporale precedente all'interno della quale esplorare in lungo e in largo vecchi e nuovi mondi, tenendo bene a mente la minaccia dilagante dell'Impero.

Considerando il successo di The Mandalorian e la funzionalità di un formato seriale di questo tipo, aggiornato al presente, ragionato e molto apprezzato da pubblico e critica, un serie TV in streaming dedicata ad Han Solo potrebbe essere un'idea valida e promettente per non abbandonare i progetti d'origini relativi al personaggio, divenendo al contempo momento di rivalsa per Jon Kasdan e LucasFilm. Pur ammettendo di amare molto questa prospettiva, concretamente siamo però consapevoli che una serie di questo tipo potrebbe arrivare solo dopo un rodaggio importante del modello Disney+ e una risposta convincente del grande pubblico al nuovo corso cinematografico di Star Wars.

Diciamo pure che potrebbero passare dai quattro ai cinque anni, lasso di tempo in cui tutto potrebbe cambiare, in positivo o negativo. La rotta, però, sembra quella giusta da impostare.

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