Smetto quando voglio e i criminali improvvisati al cinema

Controversi, grotteschi, tragicomici. Ecco alcuni dei più improbabili delinquenti cinematografici raccolti nella nostra Top 5.

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Se la televisione ci ha insegnato qualcosa, negli ultimi anni, è che, spesso e volentieri, non è l'occasione a fare l'uomo ladro ma la necessità. Cosa ne sarebbe stato, in fondo, di Walter White se, in quel lontano episodio pilota, non gli fosse stato diagnosticato un cancro? Quale altra ragione (o giustificazione), al di fuori delle ristrettezze economiche, avrebbe potuto trovare quel professore bianco e rispettabile per spiegare la sua terribile ascesa nel mondo del narcotraffico e nella storia della serialità televisiva? Eppure Breaking Bad non è stato certo il primo prodotto a mettere il giudizio e la morale del pubblico di fronte alla figura ora comica, ora grottesca, ora decisamente drammatica del criminale improvvisato. Prima delle degenerazioni seriali dal gusto gangsteristico e delle parabole su un Male nascosto tra le pieghe della banalità piccolo borghese, già il cinema, dall'heist movie alla farsa, dalla parabola grottesca al dramma sociale, si era fatto cantore di queste vite marginali assurde e cariche di tragicità, regalandoci, nei migliori dei casi, veri e propri cult senza tempo. Mentre, in sala, la parabola tragicomica della banda dei ricercatori precari di Smetto quando voglio volge a conclusione, diamo uno sguardo a 5 film che, più di altri, hanno saputo dare voce a questi disastrati personaggi e alle loro (dis)avventure in un mondo decisamente al di fuori della loro portata.


I soliti ignoti

Prima del buddy movie, prima del prolifico ciclo dei film "sul colpo grosso", prima persino della commedia all'italiana (di cui è capostipite) l'opera di Mario Monicelli era già un classico. Prototipo di quella formula che, nel giro di un decennio, avrebbe monopolizzato il cinema nostrano, nonché anticipatore di quegli heist movie che avrebbero trovato fortuna soprattutto Oltreoceano, il film del regista romano traeva la sua forza proprio dalle figure disperate e improbabili che metteva in scena. D'altronde - a parte il genio dello scasso interpretato da Totò - non sono che sfortunate vittime degli eventi i disastrati protagonisti del film di Monicelli, un'armata Brancaleone ante litteram che, dal pugile suonato di Vittorio Gassman al fotografo in disgrazia con tanto di prole al seguito di Marcello Mastroianni, non può che arrangiarsi come può. Senza per questo dover necessariamente perdere l'anima o la tenerezza.

Prendi i soldi e scappa

Non può che indossare la maschera comica (e gli occhiali) di Woody Allen il criminale più imbranato che la storia del cinema ricordi. Nel primo lungometraggio del regista newyorkese il "male" ha le sembianze inette e impacciate di un impiegato buono a nulla (figuriamoci a rubare), protagonista, suo malgrado, di un documentario dedicato alle sue gesta. Tra stranianti rapine in banca (il foglio con errori di ortografia passato al cassiere) e interviste frontali (i genitori con naso e baffi posticci per non farsi riconoscere), Allen dà vita a un mockumentary esilarante, un divertissement assurdo e scanzonato dove lo slapstick si mischia a gag surreali, e l'alienazione del criminale si fa divertito specchio di quella dell'uomo comune.

Quel pomeriggio di un giorno da cani

Poche altre cose sono state tanto iconiche e rappresentative del cinema degli anni Settanta come lo sguardo ansioso e smarrito di Al Pacino nel film più popolare di Sidney Lumet. Sonny (e il suo nervoso, indimenticabile complice John Cazale) non è che la vittima di un sistema e di un'epoca - quella dei mass media, della guerra del Vietnam e delle rivolte sedate nel sangue - che lo fagocita per poi risputarlo, ingenuamente convinto di riuscire davvero, con i soldi della rapina, a pagare l'operazione per il cambio di sesso del suo amante. Nella giostra grottesca di un circo mediatico pronto a spettacolarizzare qualunque tragedia, i criminali allo sbando di Lumet entrano prepotentemente nell'immaginario collettivo regalando al pubblico (americano) un sentimento totalmente nuovo: l'empatia.

Soldi Sporchi

Sam Raimi gioca con il mondo dei Coen (come non pensare a Fargo e all'idiozia di un altro criminale improvvisato come il Jerry Lundegaard di William H. Macy) e traccia una scia di sangue e morte che attraversa un Midwest perennemente innevato. La banalità del male qui si nasconde in un gruppo di amici alle prese con un'immensa somma di denaro ritrovata, per caso, nei boschi. Quei quattro milioni di dollari saranno l'innesco di una spirale d'odio, vendetta e avidità destinata a macchiare irrimediabilmente il candore della provincia americana e i (fragili, ipocriti) rapporti che la abitano. Il Male, quello vero, non è mai stato così vicino.

L'erba di Grace

Cosa può esserci di più improbabile di una ingenua vedova di mezza età con il pollice verde che, per sobbarcarsi i debiti del marito fedifrago, decide di coltivare e vendere marijuana? È all'insegna di un clima di antiabolizionismo da droghe leggere che si sviluppa questo anomalo e stupefacente romanzo criminale di inizio millennio, un trionfo politicamente scorretto (ma non troppo) dove al tipico umorismo british si accompagna uno sguardo immancabilmente (e furbescamente) hippy.

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