Sir Gawain e il Cavaliere Verde: l'epica cavalleresca narrata per immagini

Il dark fantasy scritto e diretto da David Lowery reinterpreta uno dei capisaldi del ciclo arturiano lavorando sulla suggestione delle atmosfere.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde: l'epica cavalleresca narrata per immagini
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Sir Gawain e il Cavaliere Verde (in originale, The Green Knight) è il nuovo lungometraggio di David Lowery (The Old Man & The Gun, Il Drago Invisibile), uno dei cineasti americani più talentuosi della sua generazione, portatore di uno stile registico e narrativo peculiare e sperimentale. Come molti altri suoi colleghi, Lowery riprende la filosofia primigenia della Settima Arte, lavorando in particolar modo sulle immagini che non solo usa come espressione artistica, ma anche come veicolo contenutistico.

Per quanto la sceneggiatura sia un elemento fondante delle sue opere, molto spesso la suggestione che stimola con le sue visioni cromatiche e stilistiche è carica a tal punto di significati allegorici e simbolici da non necessitare per forza di una spiegazione didascalica. Cerchiamo di comprendere, quindi, quanto questa visione immaginifica abbia contribuito a rileggere l'epica cavalleresca con uno sguardo fresco e inedito, andando oltre il solito fantasy medioevale. Prima di proseguire nella lettura, vi consigliamo la nostra recensione di Sir Gawain e il Cavaliere Verde.

Sir Gawain: una narrazione sussurrata, una costruzione estetica

Spesso, all'interno dei lungometraggi, si cerca invano un bilanciamento matematico tra narrazione e regia affinché il pubblico possa godere di un prodotto esteticamente e narrativamente pregno di significato.

La sceneggiatura, o in generale la vera e propria storia che deve raccontare il film, non dev'essere per forza esplicita per funzionare: spesso risultare troppo chiari e didascalici non giova e può affossare inevitabilmente intere pellicole. David Lowery, con il suo Sir Gawain e il Cavaliere Verde, sceglie volontariamente di mettere da parte un copione limpido - e soprattutto lineare - per utilizzare le immagini come strumento estetico e narrativo. Ciò non significa che l'intera pellicola sia priva di dialoghi o di una trama tradizionale, ma che spesso e volentieri la messinscena ha la meglio su tutto. Il sogno visionario dell'autore si muove su due livelli principali: da un lato, collaborando attivamente con il reparto fotografico, utilizza i colori per esprimere emozioni, sentimenti e riflessioni senza dover dire una parola; dall'altro il filmmaker sfrutta il potere delle immagini evocando simboli e connessioni ancestrali, caricandole di un linguaggio non sempre di facile comprensione e di matrice criptica e misterica, per certi versi esoterica.

Emblematico in tal senso è il modo di raccontare lo scorrere del tempo tra il Natale dell'arrivo del Cavaliere Verde a Camelot e la partenza di Gawain verso la Cappella Verde con ben tre elementi estetici: una ruota dipinta che appare nel film (strumento diegetico per eccellenza), uno spettacolo di marionette che segna l'incedere di un nuovo inverno e le stagioni che avanzano sullo sfondo.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde ha quindi l'onere di narrare tramite un codice ben preciso che si esprime per allegorie e sfumature cromatiche. Durante il Medioevo, periodo in cui è ambientata la pellicola (per l'occasione vi consigliamo i 10 migliori film sul Medioevo), le immagini avevano proprio tale accezione e Lowery, compiendo un atto di estrema coerenza stilistica e storica, gli attribuisce il giusto e perfetto significato.

Un poema cavalleresco moderno e spiazzante

Proprio per i motivi sopraelencati, Sir Gawain e il Cavaliere Verde non si rivolge a un pubblico moderno generalista, ma a una nicchia ben definita di spettatori attenti alle immagini, alle ambientazioni, che si lascia trasportare da questo gioco ancestrale in cui, con una minuziosa operazione, il filmmaker ci trascina in un'epoca differente non solo con il contenuto del film, ma anche con lo stile e il linguaggio usato.

Detto questo, l'attribuzione di caratteristiche così particolari all'intero impianto estetico contribuisce inevitabilmente anche a rileggere il poema epico cavalleresco su schermo, cambiando completamente i suoi connotati tradizionali. Se da un lato il ciclo arturiano d'ispirazione (vi consigliamo di recuperare il nostro speciale su The Green Knight) viene modificato in alcuni punti per risultare ancora più coinvolgente, l'operazione alla base cambia anche la matrice epica generale, dandole una connotazione più moderna e attuale. Il tono pomposo e classicheggiante che richiede il genere - solitamente accompagnato da armature scintillanti, combattimenti intensi e personaggi senza macchia e senza paura - viene stravolto: l'atmosfera è cupa e opprimente, gli scontri praticamente non esistono (la parola vince contro l'azione) e le figure sembrano più appartenere al registro tragico che epico.

Un altro colpo di genio è da rintracciare nella divisione interna a capitoli, l'unico momento effettivo di Sir Gawain e il Cavaliere Verde in cui appaiono dei testi su schermo. Tale struttura, oltre a dare maggiore respiro alla storia, riproduce il classico susseguirsi di avvenimenti cavallereschi, con l'eroe intento a compiere diverse imprese. Fin qui sembra non ci siano differenze con il materiale primigenio, ma quando Lowery inizia a mescolare brillantemente culture, tradizioni e religioni differenti, ecco che queste sfumature regalano una prospettiva diversa sul tema cavalleresco, con vibrazioni immaginifiche primordiali che sembrano essere uscite dagli incubi di David Lynch con un cromatismo figlio di Nicolas Winding Refn (vi consigliamo l'Everycult dedicato al suo Drive).
La migliore tradizione visionaria viene portata avanti in Sir Gawain e Il Cavaliere Verde da un autore ambizioso e talentuoso, che persegue sia la purezza delle immagini, caricandole di significati stratificati, sia uno stile rivolto al futuro, ma che ha ben presente quali sono le radici dalle quali partire. Il film è su Amazon Prime Video dal 16 novembre 2021.

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