Il signore degli anelli, la sana lezione d'integrazione di Gimli e Legolas

Breve analisi del senso socio-psicologico dietro al rapporto tra il nano della dinastia di Durin e l'elfo del Bosco Atro.

Il signore degli anelli, la sana lezione d'integrazione di Gimli e Legolas
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Grazie alla ri-uscita cinematografica della trilogia de Il Signore degli Anelli per il 20° anniversario della release originale, i fan della prima ora dell'opera di Tolkien stanno riscoprendo in una splendida versione 4K l'iconico viaggio di Frodo e della Compagnia dell'Anello dalla Contea alle fauci del Monte Fato, mentre i neofiti o più giovani possono finalmente accostarsi all'opera al buio di una sala. Oltre alla sua vena brillantemente e sottilmente politica, raccontando in chiave fantasiosa il dramma e la perfidia del nazismo ("la minaccia da Est") durante gli anni '40, Il Signore degli Anelli racchiude in se un nutrito insieme di tematiche sociali sempreverdi, affrontate con grande spirito critico e analitico, che si tratti delle responsabilità dei potenti, dei fardelli "affidati ai piccoli" o di integrazione.

Anche se La Compagnia dell'Anello di per sé unisce il meglio dei campioni della Terra di Mezzo, formatasi con il solo scopo di accompagnare Frodo lungo il periglioso cammino verso Mordor, all'interno della stessa sono soprattutto le dinamiche tra il nano Gimli e l'elfo Legolas a essere cardine primo del principio integrativo, dando vita a un rapporto socio-psicologico di crescita, formazione e mutamento reciproco, che li porterà dall'essere sostanzialmente rivali naturali al divenire amici e compagni d'armi fidati.

Fianco a fianco

Il cattivo sangue tra la razza dei Nani e quella degli Elfi ha alle spalle secoli e secoli di storia, nel mondo ideato da Tolkien, ma l'odio tra la Dinastia dei Nani di Durin e quella degli Elfi del Bosco Atro è andata peggiorando sicuramente dopo gli eventi de Lo Hobbit e la Battaglia dei Cinque Eserciti ai piedi della Montagna Solitaria, nel 2941 della Terza Era.

Tutto è riconducibile al possesso dell'Archengemma di Erebor, oltre che a una naturale avversione reciproca dovuta a modi di intendere la vita quasi completamente agli antipodi, ma è proprio per questo che la splendida amicizia tra Gimli e Legolas può essere descritta come una sana e grande lezione d'integrazione sociale.
Essendo uno figlio di Re Gloin e l'altro figlio di re Thranduil, rispettivamente tra i più grandi sovrani dei nani e degli elfi, Gimli e Legolas sono in pratica principi di razze differenti e in forte acredine relazionale, inizialmente giunti a Gran Burrone con scopi informativi e sì, in qualche modo d'intesa. Le premesse non sono delle migliori, covando ognuno del rancore nemmeno così represso per l'altro, ma è interessante notare come sia una sorta di bias cognitivo e "razziale" scritto a forza nel rispettivo DNA critico e sociale dai loro predecessori, come se il rancore sia un elemento da tramandare di generazione in generazione, insegnando di volta in volta solo a odiare "il diverso" anziché provare a comprenderlo e tentare un percorso di riavvicinamento.

Sappiamo però come l'odio e l'avversione verso il prossimo siano tendenzialmente figli dell'ignoranza (intesa proprio come "non conoscenza"), fattore che una volta messo da parte porta all'abbattimento di importanti muri relazionali. Essenziale è insomma avvicinarsi e condividere, e curiosamente quello che da Gran Burrone fino alla Battaglia di Minas Tirith unisce e fortifica l'insospettabile amicizia tra Gimli e Legolas è l'orgoglio e la volontà di non farsi superare l'uno dall'altro nella loro missione di supporto e difesa, nonché sul campo di battaglia.

In partenza è una questione personale: l'avversione reciproca è talmente forte e radicata da spingerli a un confronto continuo, ma è già dopo l'attraversamento delle Miniere di Moria e soprattutto successivamente allo scioglimento della Compagnia dell'Anello che i due cominciano a legare sinceramente, a rispettarsi a vicenda e condividere gli stessi ideali e gli stessi valori, tutti per una giusta e sacrosanta causa.

Si scoprono molto più simili di quanto pensassero, ridono e soffrono insieme senza più scudi emotivi o preconcetti, si aiutano e difendono, si godono l'ebrezza della battaglia come dei bambini inebriati dall'inizio delle vacanze estive.

È soprattutto grazie a loro, poi, che le razze dei Nani e degli Elfi cambieranno nei primi anni della Quarta Era le loro relazioni sociali nella Terra di Mezzo (fino alla partenza degli Elfi verso Valinor), tant'è che proprio Gimli verrà soprannominato "Amico degli Elfi". Tra le tante frasi iconiche dei due, una resta particolarmente esplicativa del loro viaggio di cambiamento interiore e del loro rapporto, quando davanti ai Cancelli Neri di Mordor, circondati dall'armata di Sauron, Gimli dice a Legolas: "Chi pensava di morire combattendo fianco a fianco a un elfo", ricevendo in risposta dal compagno: "E invece fianco a fianco ad un amico?".

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