Dal Signore degli Anelli a Harry Potter: Warner Bros ritorna al passato

La compagnia cinematografica americana ha intenzione di rilanciare i suoi brand più famosi con nuove saghe: analizziamo pro e contro delle prospettive.

Dal Signore degli Anelli a Harry Potter: Warner Bros ritorna al passato
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La suddivisione in capitoli non è certamente una metodologia produttiva contemporanea, eppure è proprio negli ultimi anni che questo tipo di approccio al cinema sta pagando i propri dividendi. La Disney si è fatta promotrice di un mercato multimediale che centellina i suoi titoli nello spazio e nel tempo, e l'universo condiviso della Marvel è ormai diventato una presenza costante all'interno delle sale di tutto il mondo, riempiendo le casse della major ed i cuori degli appassionati.

Lungi dal voler fare da sparring partner ad una delle multinazionali più potenti di sempre, la Warner Bros ha intenzione di rilanciare il proprio nome adottando un approccio molto simile a quello che caratterizza la Casa di Topolino: dal Signore degli Anelli ad Harry Potter, passando per una DC eternamente in lotta con le controparti fumettistiche, la Warner fa annunci clamorosi per catalizzare l'attenzione di un pubblico rassegnato al silenzio che aleggiava in seguito a saghe indimenticabili. Tra azzardo e venature capitalistiche, bisogna analizzare un futuro che sembra ormai proiettato verso nuove trilogie e progetti intrecciati.

Amore e timori

Le dichiarazioni del CEO di Warner Bros Discovery stupiscono ed al tempo stesso preoccupano, esattamente come fanno tutti i progetti legati alla casa di produzione americana negli ultimi anni. Sono passati soltanto pochi mesi da quel terremoto societario che ha portato alla cancellazione di Batgirl - un film che, ricordiamolo, era praticamente finito - insieme ad un numero imprecisato di altri lavori in via di sviluppo, e questo dava la sensazione di un'azienda decisa a ridimensionare le proprie spese a discapito di pellicole potenzialmente interessanti.

La grigia incertezza nel futuro si è però trasformata in un presente di (forse inattesa) solidità: Black Adam è stato uno dei pochi film a salvarsi dalla mattanza delle scorse settimane e - come vi dicevamo nella recensione di Black Adam - sembra destinato a risollevare un universo DC che ormai viveva soltanto di Batman e dei suoi nemici. Nella sua intervista David Zaslav si è riferito proprio al mondo fumettistico, ricordando come non ci siano stati film di Superman per lunghi anni, e di fatto sottolineando una mancanza della produzione.

Il bacino di affezionati ai cinecomic è così ampio che sarebbe davvero folle non sfruttare questi scenari, eppure è quello che è accaduto nell'ultimo periodo della major, che ha legato alla DC soltanto progetti minori e due "pezzi grossi" come The Batman e Joker. Questa tendenza è dunque pronta a cambiare e ci aspettiamo la fioritura di numerose pellicole a tema supereroistico targate Warner, le quali si porteranno dietro un bagaglio di grandi aspettative ed altrettanto grandi dubbi.

Se da una parte verranno saziati gli appetiti di milioni di fan, infatti, bisognerà anche analizzare di volta in volta (e di film in film) la bontà di progetti che potrebbero anche accontentarsi di "fare il compitino", acciuffando gli incassi quasi assicurati al box office senza prendersi alcun tipo di rischio narrativo o scenico. Questo tipo di approccio porterebbe alla (ri)nascita di pellicole appena sufficienti e dimenticabili in fretta, un destino che gli eroi DC non meriterebbero affatto, ma gli affezionati possono sperare nella lezione impartita nell'ultimo periodo dai rivali Marvel: affidare personaggi molto particolari e inquadrabili con difficoltà a registi fuori dagli schemi - pensiamo ad esempio ai polarizzanti Eternals e Thor: Love and Thunder di casa Disney - sarebbe forse la mossa più azzeccata per un universo condiviso che ha il dovere di riconquistare la fiducia di un pubblico ormai abituato a pellicole insapori, che erano tali proprio per la mancanza di una visione unitaria e convinta del progetto.

L'affetto dei fan

Visione unitaria che invece sembra filtrare dalle dichiarazioni di un CEO fortemente convinto del potenziale sopito nelle proprie carte giocabili, e da qui arriviamo al grande tema che sta scuotendo l'opinione pubblica: quanto vorremmo un'altra saga dedicata a Il Signore degli Anelli e ad Harry Potter? I desideri personali si spaccano, le paure si moltiplicano ed i sogni fanno capolino con timidezza, eppure da un punto di vista economico David Zaslav non ha affatto bestemmiato, anzi.

Tenere nel cassetto brand di tale caratura è una vera assurdità per una major perché, esattamente come accade per i cinecomic analizzati in precedenza, anche un film prodotto senza particolare verve artistica è capace di guadagnare centinaia di milioni se appartiene ad una saga celebre. Il passaggio del tempo non ha intaccato nemmeno sulla superficie l'amore dei fan ma, al contrario, la mancanza sembra aver acuito il desiderio di rigettarsi in un impianto narrativo che qualche anno fa è entrato a far parte dell'immaginario culturale.

Basta guardare agli spin-off dei titoli succitati per capire come la macchina dell'hype scuota ancora il nostro ed il loro mondo: Animali Fantastici, pur nei suoi continui alti e bassi, domina il botteghino con ogni nuovo capitolo, mentre Gli Anelli del Potere ha letteralmente dilaniato la fanbase con una serie che non smette di far discutere. Guardando a questo panorama è impossibile non comprendere le mire di Warner, soprattutto perché i diritti di questi franchise vengono acquistati e mantenuti a suon di milioni, e nessuno vuole spendere montagne di soldi per tenere qualcosa chiuso in un cassetto. L'affetto incontenibile dei fan porterebbe al riempimento dei cinema con una certezza che va ben oltre la reale riuscita delle pellicole, eppure la major non può gettarsi a capofitto in un progetto che non sia ben ponderato perché, nel mondo social nel quale viviamo da decenni, bisogna stare attenti ai contraccolpi di immagine tanto quanto ai flop economici.

La questione letteraria

Appare molto improbabile che la futura saga de Il Signore degli Anelli si riveli un trittico di film banali, Warner sa bene che utilizzando quel brand si espone ad un fuoco molto pericoloso, ma questo fa nascere la questione più importante nei confronti di queste potenziali nuove trilogie: non essendo disponibile la base letteraria come nei precedenti capolavori, quale storia è possibile raccontare?

Indubbiamente gran parte del fascino scaturito dalle vecchie pellicole proveniva dalle trame dei libri - riviste, semplificate e riarrangiate per l'occasione -, ma in mancanza degli stessi non sarebbe un'eresia pensare ad intrecci "paralleli" che vadano ad esplorare l'universo creativo piuttosto che un predeterminato periodo fittizio. Le capacità degli sceneggiatori li portano ogni giorno a rivaleggiare con i grandi autori del passato attraverso film e serie tv che propongono un canovaccio coinvolgente e ben studiato eppure, nel caso di grandi brand, ciò che può fare o distruggere un'opera sono le sensazioni più della trama.

L'epicità de Il Signore degli Anelli è ad oggi ineguagliata - irraggiungibile anche dallo stesso regista, perché la saga de Lo Hobbit non ha nulla a che vedere con il trittico iniziale - e lo stesso si può dire delle atmosfere magiche di Harry Potter, questo potrebbe dimostrarsi un ostacolo difficilmente sormontabile per Warner. Non è però detto che la major voglia superare i fasti delle saghe passate, potrebbe tranquillamente "accontentarsi" di produrre pellicole capaci di ricordare con convinzione il feeling generato dalle originali, ma anche per fare questo avrà bisogno di centinaia di milioni e di un progetto solido come base.

Riteniamo dunque improbabile che questi film vengano portati al termine in un periodo breve - è plausibile che le prime voci cominceranno a circolare tra qualche mese, anticipando di svariati anni l'uscita nelle sale - ma è ormai certo che in un prossimo futuro la Warner ci riporterà nella Terra di Mezzo e ad Hogwarts, prendendosi un rischio gigantesco ma bilanciato dalle previsioni di un box office che già freme all'idea.

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