Sherlock Holmes, il primo film sul leggendario detective

Nel 1916 William Gillette, storico interprete teatrale dell'iconico personaggio, porta su grande schermo le avventure del detective più famoso di sempre.

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Quattro romanzi e cinquantasei racconti sono bastati per renderlo una leggenda della letteratura e consacrarlo poi a nuova vita sul grande e piccolo schermo. Sir Arthur Conan Doyle, l'inventore del celebre Sherlock Holmes, non si sarebbe certamente aspettato per lui un successo così duraturo, capace a oltre un secolo di distanza di espandersi in molteplici incarnazioni che appassionano ancor oggi milioni di spettatori in ogni angolo del mondo.
In occasione della riproposizione televisiva del film di Guy Ritchie (in onda in prima serata su MEDIASET 20), abbiamo deciso di portarvi alla scoperta della prima pellicola in assoluto dedicata al detective, del 1916, e fino a pochi anni fa data per scomparsa. Dopo il ritrovamento di una copia ancora integra, questo cimelio perduto ha potuto finalmente mostrarsi al pubblico contemporaneo tramite la pubblicazione per il mercato home video - in DVD e Blu-ray - ed è stato inoltre reso disponibile gratuitamente nell'internet archive e su YouTube.
Ma quali sono i meriti, età avanzata a parte, di un'opera che sulla carta potrebbe attirare esclusivamente i fan del popolare investigatore o i cultori del cinema muto? Pur non trovandoci di fronte a una pietra miliare della cosiddetta silent era, quest'arcaico Sherlock Holmes ha diverse frecce al proprio arco.

Questione di stile

"Il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un'aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell'uomo d'azione. Le mani, invariabilmente macchiate d'inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia".
Così lo scrittore scozzese descriveva su carta l'aspetto fisico e caratteriale dell'astuto detective e in questo la prominenza di William Gillette conferisce al personaggio le giuste caratteristiche, pur schivandone per ovvi motivi i lati più oscuri e concedendosi anche una predominante sottotrama romantica.

Gillette era un noto attore di teatro, alla sua prima e ultima esperienza per il mezzo cinematografico, che aveva vestito i panni di Holmes per oltre 1.300 occasioni sul palcoscenico.
Va detto che proprio a lui si deve l'impronta e il savoir-faire che rimarranno impressi nel pubblico e nella mitologia di Holmes, del quale di fatto può considerarsi come una sorta di secondo padre.
Un'attinenza metamorfica e un numero spaventoso di performance che gli permettono, anche nel passaggio intermediale, di gestire il suo ormai abituale alter-ego con il giusto carisma, rendendolo di fatto l'elemento chiave delle due ore di visione.

Il succo della storia

Visione divisa in quattro atti distinti, trasmessi ai tempi come vere e proprie puntate con tanto di testi riassuntivi tra una e l'altra, e che è una sorta di libera reinterpretazione di quattro storie originali, ossia Uno scandalo in Boemia, L'ultima avventura, L'avventura dei Faggi Rossi e Uno studio in rosso. Proprio questa formula toglie parziale organicità all'insieme che, nel procedere degli eventi, è costretto ad affidarsi a un paio di forzature che comunque non tolgono vivacità alla narrazione.
La giovane, bella e ingenua Alice Faulkner è in possesso di alcune lettere scritte a sua sorella da un principe con cui questa aveva avuto una relazione amorosa.
Le missive possono essere compromettenti e Alice ha deciso di custodirle gelosamente per salvaguardare il buon nome della famiglia. Ma il Conte von Stalburg e l'ufficiale britannico Edward Palmer sono sulle tracce dei documenti e ingaggiano Sherlock Holmes per aiutarli nel tentativo di recupero.

Le lettere non fanno gola soltanto a loro, ma anche ai loschi coniugi Larrabee, venuti a conoscenza del reale valore che queste hanno. La coppia inganna così Alice e si offre di ospitarla in casa sua con l'obiettivo di rubarle il prezioso plico. Sherlock prenderà le difese della ragazza, mentre i suoi avversari arriveranno a contattarne la più acerrima nemesi, ossia il professor Moriarty.

Elementare, Watson!

La suddivisione episodica colloca abbastanza nettamente un singolo passaggio e relativa ambientazione nel rispettivo atto, permettendo di fatto un approccio chiaro e deciso agli eventi in corso, già parzialmente anticipati dai titoli dei vari capitoli. Gli intertitoli classici del cinema muto lasciano da parte dialoghi e battute per concentrarsi esclusivamente sull'esposizione degli accadimenti in divenire e allo stesso modo, nelle fasi iniziali, introducono le varie figure coinvolte.
D'altronde tutti gli attori non hanno fatto altro che recitare pari passo il testo originario e questo, anche a livello di labiale, non consentiva ulteriori sfumature da riportare successivamente in forma di dicitura.

L'impressione di assistere a una progressione schematica è quindi giustificata, come rimarcato dai netti cambi tra una sequenza e l'altra anche quando cronologicamente collegate, ma l'intento di Gillette, effettivo promotore del progetto, era proprio quello di riportare il canovaccio teatrale fedelmente e questo finisce per castrare soluzioni più ardite e affini al mondo della Settima Arte.
Il rischio di un eccessivo didascalismo era stato perciò messo in conto e, rispetto ad altre opere allora contemporanee, può far sembrare questo archetipico Sherlock Holmes maggiormente invecchiato.

Laddove l'operazione riacquista slancio è nelle fasi maggiormente a tema: lo sguardo da infallibile indagatore del protagonista e i vari trucchi con i quali riesce sempre a essere un passo avanti ai suoi nemici sembrano usciti direttamente dalle pagine dei romanzi, in un mix di astuzia e verve action che rinvigorisce l'intero costrutto. I tanti sostenitori della spalla Watson rimarranno probabilmente delusi, in quanto questi veste un ruolo da semplice comprimario.
Prima dell'amata serie degli anni Quaranta con Basil Rathbone (uno dei migliori Sherlock Holmes al cinema) è quindi qui che possiamo vedere per la prima volta le avventure del detective più famoso di sempre in forma filmica; certo era già comparso prima in numerosi corti e in un altro lungo di produzione britannica, realizzato nel 1914 ma andato perso e mai riemerso dagli archivi della storia.
Cosa che non si può dire dell'opera in questione e che, vista anche la possibilità di fruirne senza spendere un soldo, appare come un'occasione irripetibile per tutti i fan di un'icona a 360 gradi della cultura moderna.

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