Alla riscoperta della meraviglia: è Shazam il vero Captain Marvel?

In questo nuovo speciale parliamo di Shazam!, terzo film del regista David F. Sandberg che, con sapienza, ha connesso il cinecomic all'età dell'infanzia.

speciale Alla riscoperta della meraviglia: è Shazam il vero Captain Marvel?
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Non potrebbero essere due film più diversi Shazam! e Captain Marvel, per scopi, produzione e pubblico, eppure all'interno del sottogenere della fantascienza che tanto amiamo noto come cinecomic sono paradossalmente legati a doppio filo da un'origine comune.
La storia editoriale delle due serie a fumetti di riferimento è infatti interconnessa da beghe legali vecchie di decenni, che hanno coinvolto DC Comics e Marvel Comics in una lotta per i diritti su nomi, titoli e proprietà intellettuali: per farla breve, così da poter iniziare subito a parlare di cinema, il nome Captain Marvel venne coniato dalla DC, che rilevò il personaggio da una casa editrice indipendente (la Fawcett Comics) perché considerato un plagio di Superman. La casa decise però di lanciarlo con una serie regolare tutta sua solo diversi anni dopo, quando la Marvel Comics nel frattempo aveva creato il suo Captain Marvel, e quindi fu costretta a sua volta a modificare il nome in Shazam.


Capitan Meraviglia

Da questo calderone oggi abbiamo due personaggi ben distinti per due film assolutamente distanti. Uno, Captain Marvel (di cui abbiamo parlato approfonditamente nel nostro speciale Captain Marvel: un passo indietro e due avanti), che aveva l'obiettivo di introdurre la protagonista interpretata da Brie Larson nel contesto del Marvel Cinematic Universe, alla vigilia della conclusione della Infinity Saga che arriverà con Avengers: Endgame (nel quale Captain Marvel avrebbe dovuto ricoprire un ruolo centrale, in vista del lancio della Fase 4). L'altro, Shazam!, che di pretese ne aveva davvero poche, non voleva far altro che distanziarsi ancora di più dal DC Extended Universe e proseguire - dopo Aquaman di James Wan - sulla strada tracciata da Walter Hamada e dalla nuova dirigenza DC Films, non più interessata all'edificazione di Universi Cinematografici Condivisi ma volutamente più flessibile e all ricerca di storie indipendenti e originali.

In questo articolo non vogliamo paragonare le due opere, ma spiegare semmai perché - nel suo piccolo - è sorprendentemente Shazam! il titolo maggiormente in grado di lasciare un segno nel pubblico. Se i due personaggi sono legati da un punto di vista semantico, proprio semanticamente potremmo affermare che il vero Capitan Meraviglia è quello concepito da David F. Sandberg.

Proveniente dal cinema dell'orrore - a cui torna appena può, come mostrato non solo dal cameo di Annabelle ma soprattutto dalle tante sequenze di matrice horror-fantasy che caratterizzano l'impianto filmico del film - Sandberg realizza un teen movie (o potremmo dire un teen cinecomic) che guarda alla poetica spielberghiana degli anni '80 proponendo qualcosa di nuovo.
C'è una Meraviglia dal tratto romantico nel modo in cui il regista volge il suo sguardo alla figura del supereroe, perché quello sguardo corrisponde al punto di vista dei ragazzini protagonisti. La Spielberg Face diventa la Sandberg Face grazie alle smorfie meravigliate di Asher Angel, Zachary Levi e Jack Dylan Grazer, il cui personaggio (il quattordicenne Freddy Freeman) incarna perfino più del protagonista (il quindicenne Billy Batson) il bambino che è in ognuno di noi: il suo entusiasmo per il mondo dei metaumani (il film è comunque ambientato nell'Universo DC, popolato come sappiamo da Batman, Superman, Wonder Woman, Flash e Aquaman) rispecchia in modo geniale quello del pubblico per i cinecomic, e soprattutto quello dei bambini per la figura del supereroe.

A differenza di altre opere più o meno recenti, come Glass di M. Night Shyamalan o Watchmen di Zack Snyder (che abbiamo analizzato nell'Everycult su Watchmen), non si guarda a questa figura con occhio decostruzionista, mossi dal desiderio di calarla nella nostra realtà per renderla più autentica, anzi ci si vanta del volerla associare al cinema per ragazzi, allontanarla quanto più possibile dal mondo degli adulti e lasciarla immacolata, vergine, pura.


Shazam!

Chi si è ormai lasciato alle spalle la magia dell'infanzia per affacciarsi (o iniziare ad affacciarsi) nel mondo vero, non può riuscire a comprendere fino in fondo cosa voglia dire per un bambino di oggi - cresciuto con un cinema che ruota intorno alla figura del supereroe, data per scontata - l'idea di potersi trasformare in una versione "dal massimo potenziale di se stessi" pronunciando una semplice parola. Shazam! vuole fare questo, slegarsi dall'epica che avvolge il cinecomic (a volte a ragione, altre meno) e connettere il genere alle nuove generazioni, che poi sono quelle arrivate nel momento più fiorente di sempre per il cinema superomistico.

Nei suoi pregi e difetti, il film è davvero focalizzato in questa sua missione, come una sorta di Santa Claus che invece di difendere il candore del Natale desidera salvaguardare per i più giovani un genere che si sta sempre più contaminando con altre atmosfere.

È un lavoro diametralmente e concettualmente opposto rispetto a quello fatto da opere come Deadpool o Chronicle di Josh Trank, e Sandberg è bravissimo a crederci fino in fondo e portarlo avanti con tantissime ottime idee visive che rimandino al mondo dei bambini.
Non è un caso che le (poche, a dire il vero) scene d'azione avvengano in luoghi immediatamente riconducibili al mondo dell'infanzia, come luna park o negozi di giocattoli, e che tutto il film sia ambientato sotto il periodo natalizio (un vero peccato non averlo lanciato nei cinema a dicembre!), incentrato sul tema della famiglia, sulla sua rilevanza per la crescita personale dell'individuo. Shazam! è un film per bambini che non si vergogna di esserlo e che soprattutto non vuole mai provare a essere un lavoro "anche per adulti", anzi semmai tenta di ripescare negli adulti il bambino che è stato gradualmente sepolto dai nuovi strati della vita.
Lo fa con una parola ma anche con tanta testa e cinema, ricordandoci che è sempre bello meravigliarsi per qualcosa che non abbiamo mai visto prima.

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