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Shang-Chi, arti marziali e terrorismo nel nuovo cinecomic Marvel

Andiamo alla scoperta di una delle due new entry presenti nell'annunciata Fase 4 del Marvel Cinematic Universe, che guarda al cinema orientale.

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L'annunciato Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings detiene già due primati nel Marvel Cinematic Universe ancora prima di uscire nelle sale. Partiamo da quello più ovvio: il nuovo cinecomic diretto da Destin Daniel Cretton (Short Term 12) è il primo prodotto Marvel con protagonista un supereroe asiatico e, più in generale, proprio il primo film supereroistico con un asio-americano a guidare il cast principale.
È un risultato strabiliante, in termini di rappresentanza, soprattutto perché la minoranza in questione ha sempre denunciato mediaticamente un whitewashing costante tra le produzioni di Hollywood, compresa curiosamente una Marvel, il Doctor Strange, di cui molto aveva fatto discutere la scelta di Tilda Swinton nei panni dell'Antico - rivelatasi comunque vincente.

In secondo luogo, questo interessante Shang-Chi è poi la prima origin story dei Marvel Studios a essere presentata al mondo e ai fan con un sottotitolo, perché non solo parte integrante della storia imbastita per il progetto, ma anche collegamento in continuity con una realtà molto importante nel MCU: quella dei Dieci Anelli, organizzazione terroristica vista sia in Iron Man che in Iron Man 3. E per chi si fosse perso la notizia e se lo stesse chiedendo: sì, il Mandarino sarà il villain del cinecomic.

Tutto al posto giusto

È davvero un titolo interessante, questo Shang-Chi, che dall'annuncio ufficioso per l'inizio della pre-produzione a quello ufficiale con i casting principali ormai conclusi ha cambiato pelle e ha dimostrato di avere delle carte ingegnose nella manica. Si parte dal protagonista, per cui Kevin Feige e soci hanno scelto un interprete appena trentenne e semi-sconosciuto, alla sua seconda esperienza cinematografica dopo lunghe gavette televisive. Stiamo parlando dell'entusiasta Simu Liu, nato in Cina ma cittadino canadese, che dopo il Panel dei Marvel Studios al San Diego Comic-Con non riesce più a trattenere tutta la sua felicità nell'interpretare un ruolo tanto importante per lui e per l'intera comunità asio-americana. È stato tra gli interpreti che più di tutti hanno spinto via social per accaparrarsi la parte, taggando la Marvel nei vari Tweet e prendendo contatti diretti con Kevin Feige e i coordinatori dei casting. Non solo si è rivelato un grande appassionato del fumetto, che in egual misura a Black Panther significa davvero molto per le minoranze asiatiche in America, ma Simu Liu ha anche dimostrato di volersi mettere in gioco una volta per tutte e vincere quello che per lui è in assoluto il ruolo della vita, a quanto pare così bene da aver convinto produttori, casting director e regista.
E non è cosa facile riuscire a imprimersi così bene e con così tanta grinta da superare probabilmente altri colleghi ben più famosi e amati di lui, il che già di per sé è una mezza certezza della lungimiranza dei Marvel Studios, come già dimostrato dai tempi di Iron Man (a proposito, avete visto il primo provino di Robert Downey Jr. per Tony Stark?).

Continuando concettualmente dall'Uomo di Ferro, Shang-Chi ha anche uno strettissimo e inaspettato legame con il film di Jon Favreau e ancora di più con quello di Shane Black, vista la presenza dei Dieci Anelli e del suo leader. Qualcuno di voi potrebbe però essersi perso un pezzetto della continuity Marvel, ed esattamente il corto All Hail the King, dunque urge un piccolo recap.

Il revisionismo divertito e sofisticato del Mandarino di Ben Kingsley ideato da quel geniaccio di Black è stato infatti ridimensionato alla radice grazie a questo corto sequel, l'ultimo dei cosiddetti Marvel's One Shot dove il falso Mandarino, Trevor Slattery, veniva liberato dal carcere di Seagate per essere condotto dal "vero Mandarino". La recita di Slattery e il ribaltamento del personaggio venivano così troncati di netto per risistemare idealmente questo "danno" all'immagine di uno dei villain più iconici e apprezzati di Iron Man, rendendolo in sostanza reale nel Marvel Cinematic Universe seppur ben nascosto nell'ombra.

La cosa che potrebbe fare davvero male ai fan più sfegatati del nemico è comunque il fatto che non potrà più scontrarsi o anche solo interfacciarsi dialogicamente con Tony Stark, il che è reso ancora più curioso da un'altra questione: Shang-Chi e il Mandarino, nei fumetti, non si sono mai incontrati. Questo rende l'idea dei Marvel Studios nuova e molto elettrizzante, dando modo a due identità orientaleggianti di affrontarsi sullo stesso campo, modificando attivamente e concretamente le linee guida originali per miscelarle in una storia d'origini sostanzialmente differente.

Lo stretto passaggio a Est

Tra i vari cambiamenti, due o tre cose non dovrebbero però essere toccate. I Dieci Anelli, ad esempio, dovrebbero restare un'organizzazione terroristica con varie cellule nel medio e nell'estremo oriente, senza contare quelle debellate in America e Europa nel passato del MCU. Quel "La Leggenda" presente nel titolo fa comunque pensare a un approfondimento dovuto dell'organizzazione, che guidata dal Mandarino sarà proprio la grande nemesi di Shang-Chi. Altra cosa che dovrebbe essere presente o per lo meno citata è l'importanza della figura di Iron Man nella distruzione del piano terroristico in campo occidentale, il che riporta sia alla recita di Slattery sia all'Aldrich Killian di Guy Pearce. Per altro, il personaggio del Maestro delle Arti Marziali ha molte run dei fumetti ambientate a Londra sotto gli ordini dell'MI-6, dunque al Servizio di Sua Maestà come un provetto James Bond, anche se non sembra essere il caso dell'adattamento, le cui riprese si svolgeranno in Australia e dovrebbero raccontare appunto gli inizi e lo sviluppo primario del personaggio, mai apparso né citato nel Marvel Cinematic Universe.

A proposito di origini, è oltremodo essenziale sottolineare in ultima analisi quello che potrebbe essere il cambiamento essenziale adoperato dai Marvel Studios per lanciare in sala Shang-Chi e il vero Mandarino. Inutile nascondere che in Italia (ma marginalmente anche in America) il personaggio di Shang-Chi sia tutt'oggi tra i meno conosciuti se non addirittura apprezzati dei Marvel Studios: per una questione di gusto e di saturazione di supereroi, che in un mercato pieno cominciano a suddividersi in filoni principali e secondari.

Proprio per questo, magari, è poco noto il fatto che Shang-Chi sia nei fumetti il figlio di Fu Manchu, personaggio immaginario che rappresenta idealmente la rabbia della civiltà orientale contro la società occidentale; in pratica una figura malvagia archetipica che mira alla caduta dell'occidente e della razza bianca, revisionato più e più volte in romanzi, cinema e - appunto - fumetti.

Alla nascita del Maestro di Arti Marziali non c'erano problemi, ma nel tempo la Marvel ha perso i diritti su Fu Manchu, dovendosi giostrare come poteva nel continuare a utilizzarlo senza però violare il copyright (si adoperano per mostrarlo in penombra, chiamarlo solo "padre" ecc). E qui, adesso, entra in gioco il Mandarino, che nella visione Marvel Studios è un terrorista, una figura oscura contro la razza bianca.
A nostro avviso, data anche la scelta di Tony Leung per interpretarlo (classe 1962), proprio il Mandarino potrebbe essere il padre di Shang-Chi. con quest'ultimo chiamato all'azione per scoprire la vera identità del leader dei Dieci Anelli e sventare chissà quale altro pericoloso attacco alla società civile. Nell'ingigantire l'Universo Cinematografico, si andrebbe in questo modo a scavare anche nell'intimo del protagonista e del villain, intessendo legami familiari complessi che darebbe ai fan un ulteriore motivo d'attesa per Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings.

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