Senza Fiato: Fortunato Cerlino dopo Gomorra in un melodramma sui generis

Abbiamo intervistato l'ex boss dei Savastano e il regista Raffaele Verzillo in merito al film Senza Fiato, nelle sale dal 29 settembre.

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Articolo a cura di
Carlo Lanna Carlo Lanna Giornalista Pubblicista, laureato in Giurisprudenza con un'insana passione per le serie tv ed il cinema.

È un dato di fatto che questa stagione cinematografica segni la rinascita - nel vero senso del termine - del cinema italiano, quello forte, quello di denuncia, quello che celebra la società di oggi. Soprattutto si rivolge una grande attenzione alle storie di vita vissuta che si odono, come un'eco lontana, provenire dalla cosiddetta Campania Felix, e gli esempi di Ammore e Malavita e de Il Contagio sono alquanto palesi. Fra questi spunta anche il caso di "Senza Fiato", pellicola di Raffaele Verzillo con Fortunato Cerlino e Francesca Neri, che dal 29 settembre è in distribuzione in tutta Italia (a macchia di leopardo). Il dramma melanconico girato in terra campana, fra Santa Maria Capua Vetere, Capua e la stessa Caserta, due anni dopo l'ultimo ciak, trova finalmente un distributore. Un film indipendente nel vero senso del termine, un racconto che scava nel profondo della nostra modernità, un lavoro che come ha riferito il regista "rappresenta un caleidoscopio di vite", una metafora della quotidianità ai tempi della crisi dei valori e del lavoro. Il regista e l'ex attore di Gomorra hanno risposto alle nostre domande.

Dalla TV al cinema

Fortunato, cosa ti ha portato ad accettare il ruolo di Michele e tornare dopo tanta TV al grande cinema?

Non c'è un motivo in particolare che mi ha spinto a prendere parte al film, ma sicuramente la sceneggiatura ha influito in maniera considerevole, è capitata al momento giusto. Io stesso sentivo che prendere parte a Senza Fiato era un atto necessario, perché percepivo che era la società a chiederlo, il territorio campano chiedeva che il lavoro fosse portato a termine. Soprattutto perché, in fin dei conti, questo non è un film per tutti, non è una commedia, è un film che va scelto, è in controtendenza rispetto a tutto quello che vediamo sui nostri schermi ultimamente, è un progetto che fa porre alcune domande e che svuota il cuore. Per questo ha significato molto per me prendere parte al lavoro di Raffaele Verzillo, mi sono reso conto che era un film necessario.

E il regista cosa ne pensa?

Ho la stessa visione di Fortunato. Senza Fiato è un film che doveva essere fatto anche solo per far trasparire il senso di insoddisfazione che attanaglia la nostra società. Ambientarlo qui in Campania è stata una scelta voluta perché sapevo che il messaggio sarebbe arrivato più diretto; in realtà avrebbe funzionato anche se fosse stato girato a Roma, Milano o un'altra parte d'Italia, non è un film che fotografa il territorio, è un lungometraggio che ci rappresenta.

In bianco e in nero

Senza fiato è girato in bianco in nero, perché usare questo tipo di tecnica?

Sicuramente il regista saprà rispondere molto meglio a questa domanda. Dal mio punto di vista posso affermare che la scelta è stata molto interessante, una vera sfida. Questa è una tecnica che non si usa quasi più, che impedisce già di per sé la distribuzione di un film sia in sala che in TV, però alla luce dei fatti, non poteva essere scelto metodo migliore. Le emozioni, i sentimenti in questo modo sono stati ancora più tangibili.

Quindi un espediente puramente narrativo?

Si, è così. Fin da quando il film è entrato in produzione, sapevo già che sarebbe stato girato in bianco e nero, che avremmo usato quel tipo di pellicola, che avremmo montato la scena in quel modo e che avremmo usato un certo tipo di fotografia. Come ha anticipato Fortunato, credo che questo sia stato il modo giusto per raccontare questo disagio, diversamente non avrebbe funzionato. È stata una sfida, una lotta continua con la costumista e gli stessi fotografi, ma lo sforzo alla fine è stato ripagato. Sicuramente è un film che sfida tutte le moderne tecniche di ripresa.


Non è un film che ‘celebra' la Campania ma i problemi che attanagliano ben due generazioni. Si può dire che Senza Fiato è un film politico?


Lo considero un film politico, ma quel tipo di film in cui non si fa nessuna propaganda, perché fra le righe si può leggere un sottotesto molto particolare. Lo considero tale perché, attraverso le storie che vengono raccontate, si intravede quello che il mal costume e i governi passati hanno regalato sia alla mia che alla generazione successiva. Le nostre colpe cadono sui nostri figli, è impossibile dimenticarlo. Proprio per questo motivo il mio personaggio entra in crisi quando la compagna gli rivela di aspettare un bambino, come se un certo tipo di equilibrio si andasse a spezzare. Cose che accadono spesso anche nella realtà, per questo Senza Fiato è un film politico ma non nel vero senso del termine. Mette in luce certi meccanismi, certe situazioni che sono causate, appunto, dallo strambo ambiente politico in cui siamo abituati a vivere da oltre 20 anni.

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