Scarface: l'ultimo scontro di Tony Montana

La scena finale di Scarface è forse una tra le più iconiche dell'intero film, in grado di racchiudere il concetto di ascesa e caduta riguardo al potere.

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Numerosi cineasti si sono dilettati nel mostrare la vita di tanti signori del crimine praticamente di ogni epoca, mettendone in luce spesso il lato più oscuro e brutale, talvolta riuscendo a inserire all'interno dei film spunti di riflessione legati alle dinamiche relative al potere e alla smania di ottenerne sempre di più.
Scarface, l'iconico film del 1983 diretto da Brian De Palma e scritto da Oliver Stone con protagonista Al Pacino, ha saputo narrare molto bene una storia di ascesa e caduta legata al contesto criminale della Miami degli anni '80, capace di trovare il suo punto più emozionante quanto tragico proprio nella sequenza finale della pellicola, in cui il protagonista si ritrova ad affrontare una banda di spietati criminali suoi rivali.

Vuoi fare la guerra con me?

Per comprendere appieno la sequenza finale del film bisognerebbe però prima avere chiara la sua essenza contenutistica, incentrata nel rendere partecipe lo spettatore della scalata al potere di Tony Montana, profugo cubano di Miami che, passo dopo passo, proverà a compiere un'impervia scalata tra i ranghi criminali della città.
Il personaggio, partendo dai bassifondi, nel corso della pellicola prova con ogni mezzo a propria disposizione a inserirsi nel fiorente mercato della droga, passando da pesce piccolo a vero e proprio signore del crimine capace di avere sotto il suo controllo un impero del narcotraffico.
La stessa ricerca del lusso e del potere diviene così per Tony un modello sociale a cui ambire, rincorrendo a suo modo una sorta di visione a tratti corrotta e malata del sogno americano, costruendosi da solo il proprio futuro incurante però di rispettare le più basilari regole di civiltà.

La vertiginosa scalata al potere del protagonista acquista via via sempre più importanza all'interno della pellicola, arrivando a mostrarci lo stesso Tony diventare una delle persone più potenti e influenti di Miami, salvo poi descriverne, di contro, la stessa tragica caduta generata non solo da lui stesso ma dal mondo marcio e corrotto di cui ha deciso di far parte.
I suoi numerosi problemi personali lo portano così a distruggere implacabilmente tutto ciò con cui viene a contatto, non solo a livello di beni materiali ma anche interpersonali, entrando così sempre più in conflitto tanto con sua moglie (interpretata da Michelle Pfeiffer) che con i suoi amici e parenti più stretti.
Una discesa nel baratro etica e morale, iniziata in realtà fin dalla scelta del protagonista di dedicarsi anima e corpo all'illegalità, usando come palliativo per la sua situazione l'accumulo compulsivo di beni materiali, quasi a voler colmare un vuoto esistenziale in realtà insanabile.
Un crollo emotivo su tutti i fronti la cui scintilla finale avviene per un omicidio che lo stesso protagonista si rifiuta di portare a termine per un suo scrupolo morale (evitare l'uccisione di bambini) che lo mette contro Alejandro Sosa, un altro signore della droga fino a poco tempo prima suo alleato.

L'attacco alla villa di Tony da parte degli uomini del rivale rappresenta così, in maniera anche letterale, la perdita dello status di intoccabile del protagonista che, in un momento di grandissima difficoltà personale, non ha più il contatto con il mondo, anche per via del continuo abuso di sostanze stupefacenti che, proprio nell'assalto finale, riescono per un breve momento a fargli ignorare addirittura il dolore.
Il protagonista, conscio di ritrovarsi in una situazione senza più via d'uscita, decide di imbracciare il fucile per prodigarsi in un ultimo assalto finale per sbaragliare il piccolo esercito inviatogli da Sosa.

Il mondo è tuo

Dopo aver realizzato di essere ormai solo contro tutti, a Tony non resta che affrontare gli avversari in maniera diretta e sfrontata, sfruttando anche la stessa scarica d'adrenalina data dalla tragica situazione in cui si ritrova invischiato.
La personalissima guerra che il protagonista si è ritrovato a combattere fin dall'inizio del film qui arriva al suo punto culminante, atto finale del suo percorso nel mondo criminale.
Tony, quasi in preda al delirio totale, è pronto a falcidiare i suoi avversari in modo brutale e implacabile, come testimoniato anche dai numerosi insulti che rivolge agli assalitori.
La sequenza in cui lo vediamo osservare i monitor di sorveglianza con gli occhi spiritati basta da sola a farci comprendere lo stato mentale del personaggio, capace addirittura di fare uso del lanciagranate all'interno della sua villa per portarsi in vantaggio.
Tony, dalla sua balconata, inizia così a riempire di piombo la moltitudine di scagnozzi di Sosa che via via gli si presentano contro, riuscendo oltretutto a rialzarsi nonostante i primi colpi di arma da fuoco ricevuti.
Tony assume in questo frangente quasi la valenza di un dio della morte, in grado di ignorare i colpi subiti caricando a testa bassa tutto e tutti, continuando il suo cieco assalto con la consapevolezza intrinseca di essere molto più forte dei criminali che lo stanno affrontando.

Non importa non riuscire neanche più a ricaricare l'arma o fare fuoco con un solo braccio, Tony Montana si sente ancora in grado di poter affrontare qualunque tipo di pericolo ed è anche per questo che non si ferma, usando ancora una volta il lanciagranate per ribaltare in apparenza uno scontro ormai già arrivato alla sua conclusione.

Nella proverbiale calma prima della tempesta e in un clima di spettrale silenzio (anche se gli sgherri continuano ad arrivare), vediamo intanto un nuovo killer di Sosa procedere silenziosamente alle spalle del protagonista.
Impossibilitato ormai a comprendere i suoi stessi limiti fisici, Tony non cede neanche per un secondo ignorando l'enorme scarica di colpi che i numerosi criminali gli rivolgono contro, urlando a squarciagola tutto il suo odio verso il mondo e i suoi nemici, ormai scollato totalmente dalla realtà.
Il protagonista, pur essendo di fatto un morto che cammina, rimane lì, da solo e in piedi contro tutti, ignorando sistematicamente la realtà che lo circonda, invitando addirittura i criminali a continuare a sparargli.
Nel mentre, il dettaglio dell'arma del killer riesce a innalzare ancora di più la tensione dell'intera sequenza fino ad arrivare al momento fatidico in cui quest'ultimo fa fuoco.

In un clima di spettrale silenzio, Tony cade dalla balconata finendo nella piccola piscina sottostante, con il killer e gli altri criminali a osservare impassibili quanto appena accaduto.
La carrellata verso l'alto passa quindi dal corpo martoriato e senza vita di Tony alla celebre scultura con impressa la frase "The World is Yours" (il mondo è tuo), a ricalcare la condotta di vita spregiudicata dello stesso protagonista, in grado di arrivare al vertice del potere ma, allo stesso tempo, brutalmente schiacciato da esso senza possibilità di replica.

Lo sfarzo, la ricchezza, il lusso, ora sembrano non contare più nulla, quasi come se lo stesso gangster protagonista si fosse ritrovato improvvisamente a vivere sulla propria pelle la legge del contrappasso.
La villa di Tony, la sua magnifica roccaforte, è ora un cumulo di macerie costellata oltretutto da un numero impressionante di cadaveri al suo interno.
Il protagonista diviene così l'ultima vittima del suo stesso operato, sepolto in una casa ora capace di assurgere a vero e proprio mausoleo di un signore del crimine travolto dalla sua smodata ambizione: arrivare in cima al mondo.

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