Saw, l'evoluzione della saga dell'Enigmista da James Wan a oggi

In occasione dell'uscita di Spiral al cinema, ripercorriamo la storia di uno dei franchise horror più amati e longevi al mondo.

Saw, l'evoluzione della saga dell'Enigmista da James Wan a oggi
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Incredibile a dirsi ma la saga cinematografica di Saw cominciò in forma indipendente e autoriale nell'ormai lontano 2004. All'epoca l'esplosione della Blumhouse Productions nell'horror era ancora distante quattro anni e non c'era alcun super produttore di Hollywood disposto a rischiare un investimento anche cospicuo su di un film di genere che avrebbe sicuramente disatteso le aspettative d'incasso. Analizzando con lungimiranza commerciale le potenzialità della storia originale di Saw, scritta dagli allora esordienti James Wan e Leigh Whannell, il primo anche regista del film e il secondo pure protagonista, Gregg Hoffman e alcuni soci decisero di fondare una loro etichetta, la Twisted Pictures, nata proprio per permettere al titolo in questione di esistere.

Data la natura del progetto, ma anche a causa del budget ridotto e dei tempi produttivi ristretti, il primo e storico film della saga venne girato in appena 18 giorni, selezionato poi dopo una breve post-produzione per partecipare al Sundance Film Festival del 2004, dove venne accolto in modo divisivo dal grande pubblico e dalla critica, che elogiò soprattutto la puntualità e la costruzione ben cesellata della sceneggiatura e la regia di James Wan. Quello di diciotto anni fa fu però solo l'inizio di un'epopea anti-eroica, sadica e sanguinaria dedicata alla missione di Jigsaw, divenuto uno dei serial killer più iconici e affascinanti della storia del cinema.

II, III, IV

La storia del primo film è dedicata alla scoperta della vera identità di Jigsaw, che proprio alla fine del racconto scopriamo essere John Kramer (Tobin Bell), un malato terminale di cancro al cervello che decide di adoperarsi in senso negativo per far raggiungere una forzata catarsi interiore alle sue vittime attraverso la sofferenza, creando trappole ed enigmi perversi e ai limiti del gore. Resta indimenticabile la scena in cui quello che doveva essere un cadavere di una vittima dall'Enigmista si rianima improvvisamente rivelando ai protagonisti del primo capitolo e agli spettatori di essere proprio Jigsaw, ancora vivo e vegeto e talmente ossessionato dai suoi stessi tranelli e dalla sua lettura psicologica dell'uomo da voler assistere in prima persona "al gioco".
Fino a quando la sceneggiatura del franchise è rimasta saldamente in mano a Whannell e Wan, la serie di Saw è più o meno riuscita a regalare sorprese e plot twist interessanti, e questo significa fino al terzo capitolo della saga, quello pensato dagli autori come finale di un'ideale trilogia sul personaggio di Jigsaw.

Malato infatti di cancro, la storia cinematografica di Kramer seguiva le sue ultime gesta da serial killer e quello che sarebbe dovuto essere il suo lascito criminale e la sua eredità umana, in un susseguirsi di colpi di scena e trovate scenografiche e pratiche suggestive e inquietanti che hanno dato modo al pubblico di affezionarsi sempre di più all'Enigmista, a questa sua contorta morale secondo cui tutti, a modo nostro, saremmo punibili per qualcosa, tutti meritevoli di scoprire il nostro peccato taciuto attraverso un dolore inevitabile.

Diretti da Darren Lynn Bousman, Saw II e Saw III vennero accolti rispettivamente nel 2005 e nel 2006 con grande calore dal pubblico di appassionati, che voleva dare delle risposte alle motivazioni che muovevano Jigsaw, al suo modus operandi, scoprire anche quanto sarebbe sopravvissuto e cosa sarebbe accaduto una volta morto. Se nel primo film scoprivamo allora l'identità dell'assassino, nel secondo capitolo il perno centrale del racconto era l'apprendista di quest'ultimo, la perversa Amanda Young (Shawnee Smith), che agiva in bella vista imitando un ruolo mentre Jigsaw fingeva sostanzialmente di consegnarsi alla polizia, ormai indebolito dalla malattia e interessato soprattutto a vedere le azioni della sua pupilla.

In tutto questo, oltre a un meccanismo narrativo inizialmente ben orchestrato, a incuriosire il pubblico erano le trappole e i congegni di tortura sempre più complessi ideati dall'Enigmista, i cui film cominciarono infatti sempre ad aprirsi con una sequenza brutale e sanguinosa dedicata proprio a una vittima (solitamente non casuale) di Kramer.

Entro la fine della prima trilogia, assistiamo alla morte di Amanda Young (che a quanto pare è sempre stata sotto test di Jigsaw) e quella di John, che però non mette la parola fine al franchise ma dà modo alla saga di cambiare pelle e allontanarsi dal percorso narrativo incentrato quasi esclusivamente su Kramer, spostando di molto il baricentro del progetto, che infatti da Saw IV in poi non sarà più lo stesso. Saw III è inoltre l'ultimo film prodotto da Gregg Hoffman, morto improvvisamente appena dopo l'annuncio della messa in produzione del titolo, nonché ultimo capitolo curato in scrittura da Whannell e Wan, che dal quarto film in poi figureranno solo ed esclusivamente come produttori.

V, VI, VII, Legacy

Nel quarto e ancora appassionante capitolo del franchise, assistiamo all'ascesa di quello che sarà in sostanza il nuovo Enigmista da lì fino a Saw 3D - Il Capitolo finale, settimo prodotto della saga che effettivamente mette nuovamente la parola fine al secondo macro-arco narrativo del progetto. Il nuovo Jigsaw non è altri che il Detective Mark Hoffman, interpretato da un magnetico Costas Mandylor e chiamato così in omaggio al compianto produttore del franchise.

È interessante notare come in realtà Saw IV sia ancora Saw III, essendo stato ideato come capitolo parallelo al precedente film e incentrato totalmente sulla scoperta dell'identità del secondo apprendista di John Kramer fino a quel momento rimasto nell'ombra.
Saw V, VI e VII hanno poi continuato ad approfondire le gesta di Hoffman, mettendolo sempre in nuove situazioni di rischio e facendolo confrontare con diversi agenti delle forze di polizia e anche con vecchi protagonisti della saga sopravvissuti al sadismo di Jigsaw, ma il franchise ha velocemente iniziato a ripetersi, ormai privo di idee ben congeniate e quasi interamente pensato per essere uno show godereccio per tutti gli amanti del gore cinematografico.

Iniziò a diventare tutto troppo assurdo e poco credibile, con intrecci mal elaborati e momenti troppo esagerati, questo nonostante riuscisse a mantenere un certo divertimento di fondo che è poi di base il motivo del successo del franchise.

In particolar modo il sesto e settimo capitolo contenevano numerose sequenze splatter molto più violente ed esasperate dei precedenti film, e questo proprio a spiegare il cambio di direzione preso dalla saga, che dai personaggi si spostò sullo spettacolo in sé, creando soluzioni e situazioni da fattore wow basilare e senza nessuna pretesa di profondità come succedeva invece nella prima trilogia. Essendo stato ideato come capitolo conclusivo, il finale di Saw VII rappresenta però meravigliosamente la chiusura di un cerchio cinematografico lungo all'epoca cinque anni e il senso stesso delle azioni di Kramer, personaggio dal carisma iridescente a cui si poteva soccombere o con cui si poteva collaborare, cominciando a seguire la sua dottrina punitiva e criminale.
Legacy, infine, considerato uno dei capitoli peggiori dell'intero franchise, dedicava tutte le sue attenzioni alla prima e grande eredità di Jigsaw, un apprendista tenuto a lungo nascosto che sarebbe dovuto diventare il nuovo Enigmista di un potenziale rilancio a breve termine della saga dopo sette anni di fermo (dal 2010 al 2017), cosa che però non è andata in porto a causa non solo delle pessime critiche portate a casa dal film ma anche di una fredda accoglienza al box office. Tutti motivi che hanno bloccato nuovamente l'IP per ulteriori tre anni, fino al ritorno di Danyel Lynn Bousman alla regia di un prodotto a suo modo differente e ambizioso con protagonisti Chris Rock (autore del soggetto) e Samuel L. Jackson. Stiamo ovviamente parlando di Spiral: L'eredità di Saw, uscito nei cinema italiani il 16 giugno 2021.

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