Saw - L'enigmista, una survival saga dalla doppia faccia

Saw l'enigmista è una saga dalla doppia faccia: scopriamo insieme cosa ha funzionato e cosa no analizzando i vari capitoli del brand.

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Il cinema horror contemporaneo ha dato vita a un insieme davvero elevato di sottogeneri, alcuni più inclini a scuotere lo spettatore attraverso un profondo senso di disagio costante, altri più votati alla tecnica del jump-scare.
Dagli anni 2000 in poi, un nuovo filone ha cominciato a farsi strada tra le fila degli appassionati, cioè quello del torture porn, a cui appartengono saghe come quella di Saw l'enigmista o di Hostel.
Ed è proprio Saw che andremo ad analizzare nel dettaglio, non solo per l'efferata violenza presente in praticamente ogni film, anche per la deriva non ottimale che la saga ha preso dal quarto capitolo in poi, rapportandola al concetto di bulimia dei generi.

Enigmi e bambole

Il primo film della saga, uscito nel 2004 e diretto da James Wan (al suo esordio registico) mette in scena un thriller dalla forte componente horror/splatter in cui facciamo la conoscenza dell'iconico (quanto spietato) Jigsaw, uno psicopatico serial killer che costringe le proprie vittime a partecipare a giochi assurdi in cui c'è in palio la loro vita.
L'opera, che prende spunto dal medesimo cortometraggio girato dallo stesso Wan, ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo cult; il film, a fronte di personaggi poco caratterizzati a eccezione di Saw, riesce a intrattenere per tutta la sua durata grazie a un ritmo serrato.
Seppur ci siano già tutti gli elementi caratteristici della saga (le trappole, le bambole, gli enigmi), il primo episodio risulta genuinamente avvincente nel suo proporre morti violente e sequenze splatter.

Lo spettatore riesce così a entrare in empatia con le vittime dell'enigmista, costrette a calcolare un numero impressionante di variabili in poco tempo, per riuscire a sopravvivere al gioco mortale a cui li ha costretti il loro aguzzino.
Il colpo di scena finale, assolutamente ben congegnato, riesce infine a far guadagnare ulteriori punti alla pellicola, che ha ottenuto anche un successo stratosferico a livello di pubblico.

Il secondo capitolo del franchise, uscito un anno dopo, pone invece le basi per tutti i capitoli successivi; la struttura autoconclusiva del primo viene accantonata in favore di una progressione narrativa in cui il piano di Saw passa sullo sfondo, lasciando spazio alle prove che devono affrontare i protagonisti.
In questo capitolo ci si avvicina molto di più alla definizione di torture porn rispetto al primo film, seppur anche qui ci sia alla fine un colpo di scena (forse maggiormente prevedibile rispetto alla prima pellicola) in grado di spiazzare in un certo qual modo lo spettatore.

Il terzo film, uscito nel 2006 e diretto da Darren Lynn Bousman, rappresenta forse maggiormente l'essenza dell'intera saga; la pellicola riporta al centro della scena Saw (a cui rimane pochissimo tempo da vivere per via di un cancro al cervello in fase terminale) intento a lasciare la sua eredità alla sua apprendista.
Nell'opera, oltre alle immancabili esecuzioni tramite macchine mortali, compaiono numerosi flashback in grado di collegarsi con i precedenti lavori della saga, in grado di costruire un collage armonico e funzionale alla storia raccontata.
Il terzo capitolo della saga, che in teoria doveva essere quello conclusivo, risulta la fine perfetta della parabola di Jigsaw, anche se con il passare del tempo sono usciti un numero elevato di seguiti dalla qualità non così elevata.

Vivere o morire... fa la tua scelta

Spesso, quando un determinato brand ha successo, si sceglie di spremerlo fino allo sfinitimento; ne sono un esempio le saghe di Nightmare e Venerdì 13 (solo per citarne un paio), che da un certo punto in poi si sono quasi trasformate nella parodia di loro stesse.
Anche in Italia abbiamo avuto casi simili, basti pensare all'enorme numero di film western nati sulla falsariga di quelli di Sergio Leone o, per citare un esempio molto più recente, la parabola discendente del brand I Soliti Idioti.
Alla saga di Saw, purtroppo, è accaduta la stessa cosa; i film successivi hanno continuato a usare la formula collaudata del secondo e del terzo capitolo senza però aggiungere nulla di nuovo.

Si è così creata una sequela di film anonimi, in cui si susseguono uccisioni sempre più violente senza soluzione di continuità. La stessa figura di Jigsaw, per ovvie ragioni, è stata inserita quasi come un riempitivo, donando a tutti i film dal quarto in poi un grado di superficialità abbastanza elevato.
La saga è comunque riuscita a ritagliarsi una nutrita schiera di fan in tutto il mondo, nonostante gli scivoloni dei capitoli più recenti, per via di una rincorsa alla violenza estrema capace comunque di regalare agli appassionati dello splatter pane per i loro denti.

Il far uscire un lungometraggio all'anno, però, ha inevitabilmente portato l'intero brand a collassare su se stesso, spingendo il pubblico verso un settimo capitolo che aveva poco da dire.
Nel 2017, con l'uscita del nuovo capitolo Saw Legacy, purtroppo gli errori del passato sono continuati (pur provando timidamente a cambiare qualche dettaglio), non riuscendo ancora una volta a creare una storia originale.
Non resta quindi che attendere ancora un po' per capire in che direzione si muoverà la saga nei prossimi anni, per scoprire se prima o poi il franchise di Saw tornerà ai fasti dei primi capitoli - oppure no.

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