Sausage Party: 5 film d'animazione 'sporcaccioni' da (ri)vedere

Mentre al cinema impazza l'ultima fatica di Seth Rogen, consigliamo il recupero di altri film d'animazione tutt'altro che adatti ai bambini.

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È arrivato anche nelle sale italiane Sausage Party, folle parto creativo di Seth Rogen che ha voluto riportare in auge il film d'animazione destinato ad un pubblico adulto. Missione compiuta, se consideriamo che la pellicola ha incassato - per ora - quasi 140 milioni di dollari a livello mondiale (ed è costato solo 19 milioni). Merito di una premessa intrigante - cosa succederebbe se gli alimenti decidessero di ribellarsi contro gli umani una volta scoperto cosa accade in cucina? - e della scurrilità spudorata di Rogen e soci, già sottolineata nei vari trailer vietati ai minori: giochi di parole molto politicamente scorretti (vedi l'uso della parola cracker, che in inglese è anche un insulto usato dalle persone di colore nei confronti dei bianchi), doppi sensi come se piovesse e situazioni sessuali che manco in un film di Tinto Brass. E mentre il pubblico sta scoprendo questa inaspettata chicca molto, molto divertente, noi vogliamo ricordare altri cinque lungometraggi animati che sono orgogliosamente "sconci" (tanto quanto Sausage Party o giù di lì).


Cleopatra: Queen of Sex (1970)

Diretto da Osamu Tezuka (creatore di Astro Boy) e Eiichi Yamamoto, questo è un oggetto molto curioso, non facilmente reperibile - chi scrive l'ha visto nel 2009 al Festival di Locarno, dove era programmato nella retrospettiva dedicata all'animazione nipponica - ma molto spassoso. Reinterpretazione goliardico-farsesca delle vicende della regina egiziana, con la partecipazione di Giulio Cesare, Marco Antoni, un felino allupato e un gruppo d'alieni, Cleopatra: Queen of Sex è il secondo film del filone noto come animerama (film d'animazione dal contenuto adulto) e anticipa per certi versi una comicità alla I Griffin, con gag slegate dalla trama principale e inserite in modo apparentemente casuale (vedi il cameo del già citato Astro Boy). Nonostante il titolo inglese, la pellicola non è particolarmente spinta sul piano erotico (una gag ricorrente prevede l'assenza totale di nudi integrali maschili), ma rimane un'esperienza alquanto divertente.

Fritz il gatto (1972)

Primo film d'animazione a ricevere il divieto ai minori di 18 anni negli Stati Uniti, l'esordio registico di Ralph Bakshi è un adattamento fedelmente sporcaccione del fumetto di culto di Robert Crumb (il quale però non apprezzò il film e reagì facendo morire il Fritz cartaceo). Spudorato sin dal poster cinematografico che si vanta del visto di censura, Fritz il gatto non è solo un inno all'edonismo sfrenato (vedi l'orgia nella vasca da bagno), ma anche un ritratto satirico dell'America di quegli anni, tra amore libero, tensioni razziali e complicazioni politiche. Da (ri)vedere abbinato all'esilarante e lucido documentario Crumb, ritratto del creatore di Fritz ad opera del regista Terry Zwigoff.

Tarzoon - La vergogna della giungla (1975)

Come si può evincere dal titolo, questa produzione franco-belga è una parodia ad alto contenuto sessuale delle avventure del celebre personaggio creato da Edgar Rice Burroughs, un principio ribadito con una tale spudoratezza che per il doppiaggio in lingua inglese - dove è possibile sentire le voci di John Belushi e Bill Murray, tra gli altri - il ruolo del protagonista fu affidato a Johnny Weissmuller Jr., figlio del più noto Tarzan cinematografico. Gli eredi di Burroughs tentarono di fare causa al produttore, accusandolo di plagio, ma l'operazione andò a monte poiché la pellicola è una parodia e non un'imitazione. Da vedere nella versione originale francese anziché in quella censurata per il mercato anglosassone, con sei minuti in meno.

South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero (1999)

Con un titolo del genere era difficile aspettarsi un film che andasse per il sottile, e infatti il lungometraggio di Trey Parker e Matt Stone, basato sulla loro serie televisiva di successo, è entrato nel Guinness dei primati come pellicola d'animazione contenente il maggior numero di parolacce (la parola fuck viene usata 146 volte, in un film che dura appena 80 minuti). Scorrettissimo e disposto a tutto pur di far ridere, il passaggio dal piccolo al grande schermo di Cartman e compagnia bella è in realtà un urlo liberatorio contro la censura cinematografica negli Stati Uniti, con la madre di Kyle che diventa effettivamente la portavoce simbolica della Motion Picture Association of America, di cui Parker e Stone hanno ancora oggi un ricordo che sfiora spesso l'assurdo. Per dire, fu chiesta la rimozione di certe parole, ma lasciata la sottotrama di Satana che va a letto con Saddam Hussein...

Team America: World Police (2004)

Ancora Parker e Stone, questa volta alle prese con le marionette e la satira politica, unendo una feroce critica nei confronti della presidenza di George W. Bush alla presa in giro dei musical di Broadway e dei blockbuster prodotti da Jerry Bruckheimer (come ci ricorda una delle canzoni, "Pearl Harbor fa schifo"). Con l'aggiunta di una scena di sesso tra marionette che, per esplicita ammissione dei registi, fu girata in una versione ancora più spinta sapendo che la MPAA avrebbe chiesto dei tagli. Da rivedere soprattutto adesso alla luce del clima politico attuale negli USA, dove lo slogan elettorale di Donald Trump è sostanzialmente una versione pulita della frase più comunemente associata al film: America, fuck yeah!

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