Sausage Party: 3 motivi per vedere il cartoon degli eccessi

Sausage Party è al cinema. Un film animato che è un mix animato di sesso, droga e violenza. Ecco perché non dovreste perdervelo.

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Le premesse avrebbero insospettito anche il censore più severo. Un film d'animazione con un wurstel protagonista, innamorato di una panina e supportato dai suoi compagni di confezione. Vivono pacificamente in un supermarket, in attesa di essere scelti dai clienti umani, per raggiungere la terra promessa. Un "Grande Aldilà", nel quale gli articoli si amano e convivono liberi dai propri imballaggi. Così comincia Sausage Party: come un tipico film Pixar, adatto a grandi e piccini perché promotore di valori universali. Peccato che John Lasseter qui non c'entri nulla: al suo posto c'è la coppia di "strafumati" formata da Seth Rogen ed Evan Goldberg, coadiuvati dagli animatori Conrad Vernon (qui la nostra intervista) e Greg Tiernan. E infatti dopo un prologo zuccheroso partono le volgarità, i doppi sensi e tanti saluti al politically correct. Insomma comincia il divertimento, più sporco e cattivo che mai. Sausage Party è uscito (non a caso) ad Halloween nelle sale italiane, con il divieto per i minori di 14 anni. La visione vale il prezzo del biglietto? Fidatevi, sì. Noi di Everyeve.it lo abbiamo visto in anteprima e, di seguito, vi proponiamo tre buoni motivi per non perdervelo.


PERCHÉ SI RIDE... E TANTO

Siete abituati alla comicità diretta ma pacata della Dreamworks? Bene, dimenticatela e pensate a quella off-limits dei South Park, Griffin o Bojack Horseman. Se possibile, in Sausage Party la risata è ancora più amara, perché dilatata dalle dimensioni bigger than life dello schermo cinematografico. Nei 90 minuti di pellicola, ne sentirete (e vedrete) di tutti i colori, perciò astenersi perbenisti e benpensanti. Visione sconsigliata anche ai vostri pargoli, se volete evitargli traumi infantili difficilmente sanabili. Tutti gli altri, potranno godere di gags memorabili, che offendono senza distinzione generi, handicap, razze e religioni diverse. Ci sono le frecciate tra un bagel ebreo e una lavash araba, gli insulti a un wurstel affetto da nanismo e una caricatura impietosa di Stephen Hawking. Per non parlare delle tante parodie di film noti, come Il trionfo della volontà della Riefenstahl, gli spaghetti western di Leone, Ultimo Tango a Parigi, Ichi the Killer e persino - nel finale - La montagna sacra. La battuta più fulminante la pronuncia un rotolo di carta igienica, che sconvolto esce dal bagno del suo fruitore e confessa: "meglio che voi non sappiate a cosa servo".

PERCHÉ ROGEN & GOLDBERG SONO DEI F*****I GENI

Sausage Party può sembrare una provocazione sboccata di due sceneggiatori fuori di testa. E intendiamoci: lo è. Ma è anche un film che si presta a molteplici interpretazioni, perché Rogen e Goldberg fanno gli scemi, ma non lo sono. Dietro la fiaba della salsiccia innamorata, costruiscono un lucido j'accuse al consumismo odierno. Quella brutta bestia che sta trasformando noi consumatori in merce di consumo, che ci costringe a vivere tra gli scaffali - sempre più alti, più insormontabili - e di cui siamo prigionieri. Perché sono "le cose che compriamo che alla fine ci possederanno", per dirla alla Tyler Durden. Forse, ci suggerisce il film, è arrivato il momento di prenderne coscienza e ribellarci. Ponderazione non da poco, per due "cazzoni" come Seth e Evan, ma c'è di più: la vera rivoluzione Sausage Party la fa nel campo dell'animazione, suggerendo che qualcosa di diverso è possibile. Che forse è giunta l'ora di smetterla di rassicurare il pubblico da multisala, liberando il cartoon dalla gabbia del family movie. "Mi auguro che in futuro l'animazione digitale si possa utilizzare per tutti i generi" ci ha confessato Conrad Vernon al View Conference di Torino, "drammi, commedie, film romanici, per adulti...". Con Sausage Party insomma, siamo soltanto all'inizio.

PERCHÉ LA SCENA FINALE VALE IL COSTO DEL BIGLIETTO

Senza anticipare troppo, possiamo affermare che Sausage Party ha uno dei finali più liberatori di sempre. Si parla di una scena hot tra prodotti alimentari, mostrata senza filtri né censure. Una "grande abbuffata" di sesso tra cibo, che avrebbe fatto impallidire anche Marco Ferreri. Finisce così Sausage Party, in un grande orgasmo collettivo e non poteva avere un happy ending migliore. La morale della favola, se si vuole trovarne una, è che non importa quale sia il nostro genere alimentare d'appartenenza. Che tu sia una salsiccia alta, bassa o normodotata, la vita è troppo breve per passarla tra i confini circoscritti di un imballaggio. Tanto vale divertirsi e fornicare, dimenticandoci che dietro la confezione, ciascuno di noi porta una data di scadenza.

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