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Sam Raimi nel Multiverso Marvel: il ritorno di un mito in Doctor Strange 2

Sam Raimi ha confermato di essere la lavoro sul progetto del MCU, il che lo riporterà in cabina di regia dopo sette anni di pausa di riflessione.

Sam Raimi nel Multiverso Marvel: il ritorno di un mito in Doctor Strange 2
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Si vociferava ormai da mesi l'ingresso nel Marvel Cinematic Universe del mitico Sam Raimi, creatore della saga de La Casa e regista dei primi tre Spider-Man cinematografici. Da febbraio 2020, per l'esattezza, quando l'addio di Scott Derrickson al timone di Doctor Strange in the Multiverse of Madness aveva lasciato il suddetto posto vacante, dando modo a Raimi di inserirsi nelle trattative, da grande fan dei fumetti ed enorme estimatore del personaggio ideato da Steve Ditko. Le discussioni su di un suo eventuale ingaggio sono presto diventate semi-certezze quando l'autore ha dato forfait all'ultimo minuto al Monster Mania Con di Londra, scelta dovuta "a impegni improrogabili sul set".

Curioso, dato che è da Il grande e potente Oz (sempre Disney) che l'autore manca (con somma tristezza dei fan) da un set cinematografico. Da sette anni, a essere precisi, motivo che ha insospettito appassionati e addetti al settore, tanto da spingerli quasi a dare subito per certo il suo ritorno dietro la macchina da presa. Dopo più di un mese di silenzio, poi, ecco un suo stretto collaboratore - lo scenografo Robert Stromberg - venire ufficializzato nella troupe del cinecomic Marvel, seguito a un solo giorno di distanza dalle parole di conferma di Raimi: "Sì, sono coinvolto in Doctor Strange in the Multiverse of Madness".

Dalle ragnatele al Multiverso

Se già prima dell'annuncio era uno dei progetti più attesi della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe, l'arrivo del regista de L'armata delle Tenebre e di Spider-Man rende Doctor Strange in the Multiverse of Madness il cinecomic dello studio dal potenziale creativo e autoriale più intrigante e inaspettato tra quelli in produzione. Sorvolando per un secondo sulla natura stessa del film, che dovrebbe spalancare definitivamente le porte multi-dimensionali del MCU, a entusiasmarci è soprattutto quello che Raimi potrebbe fare con questo titolo.
Lo immaginiamo come un autore represso bisognoso di una grande valvola di sfogo, la stessa che gli è mancata per quasi un decennio, se escludiamo la regia del pilot di Ash vs Evild Dead nel 2015. In casa Marvel Studios e quindi Disney non può avere totale libertà di movimento, e questo è chiaro al cineasta sin dai tempi di Oz, dove è riuscito a osare più di altri classici nonostante uno smarrimento autoriale scopertosi poi fisiologico di quei particolari live-action. Sa tutto, Raimi: quello che i dirigenti vogliono, quello che non vogliono, quello che sperano e ciò che desiderano.

Detto questo, da James Gunn a Taika Waititi, i registi già inquadrati dal grande pubblico per un loro particolare stile hanno sempre trovato territorio artistico abbastanza fertile nell'orticello coltivato da Kevin Feige, e Sam Raimi ha decisamente molti più anni d'esperienza e tanti cult alle spalle per meritarsi una certa fiducia.

Anche in ambito cinecomic, nei suoi Spider-Man è riuscito a dare un'impronta assai personale derivativa delle sue pulsanti vene comedy-horror, e questo già a partire dall'atmosfera fino ad arrivare alla costruzione della scena.

Dopo 18 anni e più di venti film Marvel prodotti all'interno del franchise MCU, Spider-Man 2 resta ancora oggi uno dei superhero movie più amati e celebrati della storia del cinema, e questo proprio grazie al filmmaker, che ha reso incisivo e indimenticabile un sequel difficile che invecchia con dignitosa qualità. Certo, Spider-Man 3 è stato il proverbiale passo più lungo della gamba, troppo ambizioso in termini di scopo, eppure glielo si perdona, guardando il resto della sua filmografia di genere.

Ed è proprio a quello che sta per tornare con Doctor Strange in the Multiverse of Madness: il genere. Quello horror ma prepotentemente (e per forza di cose, con i Marvel Studios) legato a una doppia chiave di lettura commediata. Ci sembra il progetto più adatto a un ritorno in grande stile di Sam Raimi, perché contiene al suo interno tante sensibilità rintracciabili in altre opere del regista. Lo sforzo aggiuntivo è quello di lavorare con effetti digitali ancora più massicci, elemento neanche così straniante dopo i suoi ultimi film, eppure la speranza è di vedere anche alcuni efficaci effetti pratici. Le linee guida di Raimi sono comunque tre, a stringere: divertimento, follia, intrattenimento di genere. Il Madness è già nel titolo di Doctor Strange 2, mentre siamo quasi certi che il regista verrà a capo degli altri due elementi, nella speranza che dopo questo film possa definitivamente riscattarsi da Spider-Man 3 e tornare più attivo che mai, regalandoci magari un'altra iconica battuta in stile "This is my boomstick!".

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