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Sam Raimi, da La Casa a Doctor Strange: alti e bassi di un regista unico

Il regista americano si fa sempre riconoscere grazie ai tratti distintivi che hanno caratterizzato ogni sua opera, nel bene e nel male.

Sam Raimi, da La Casa a Doctor Strange: alti e bassi di un regista unico
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In principio era la nebbia. Nella silenziosa foresta che circonda uno chalet abbandonato, o tra le vie di una New York caotica e sempre in fermento, il fumo accoglie il nuovo spettatore battezzandolo alla pellicola. I rapidi movimenti della macchina da presa ci tolgono dagli occhi le infide particelle e si comincia a sfrecciare tra gli alberi maestosi ed oscuri di una notte senza luna, infilandoci come su una motocicletta nel traffico congestionato della Grande Mela per poi prendere quota e oscillare tra i grattacieli che sfiorano le nuvole. Sam Raimi è uno di quei registi che vengono subito riconosciuti dal pubblico proprio grazie allo stile che caratterizza tutte le sue pellicole, al pari di un Quentin Tarantino con i suoi dialoghi pieni zeppi di riferimenti pop o di Cristopher Nolan con le trame cervellotiche.

L'unicità di Raimi è stata a lungo corteggiata dall'universo Marvel, perché nonostante le sue origini horror questo ragazzo di 62 anni si lascia apprezzare per la profonda vena comica che rende peculiari i suoi film, oltre ad una conoscenza sentita del mondo fumettistico in generale. Purtroppo è proprio questa inclinazione all'umorismo che ha tarpato le ali a molte sue opere: nonostante la sua filmografia sia incastonata da classici indimenticabili, infatti, diverse pellicole sono passate alla storia per il motivo sbagliato. L'eccitazione generale causata dalla nuova avventura dello Stregone Marvel - solo chi vive in una realtà parallela non ha letto la nostra recensione di Doctor Strange nel Multiverso della Follia - dimostra che non siamo ancora sazi delle bizzarrie di Sam Raimi, un autore difficile da contenere all'interno di un sistema precostituito come l'MCU, ma capace di regalare molte e gradite sorprese se indirizzato sulla giusta via.

Un tranquillo fine settimana nella foresta

L'esordio di Raimi è uno di quei film che non può passare inosservato. Quando la Oldsmobile Delta 88 Royale di Ash Williams parcheggia davanti ad un piccolo chalet nel bel mezzo della foresta, la storia dell'horror assume una piega difficilmente pronosticabile. Il giovane regista dirige La Casa (ancora una volta la traduzione italiana del titolo lascia un senso di vuoto impossibile da colmare) avendo a disposizione un budget di pochi spiccioli, ma tante idee che non possono essere comprate: dobbiamo a The Evil Dead il concept di un gruppo di ragazzi presi d'assalto dal male durante una vacanza, in quella formula che tuttora viene riproposta in moltissimi lungometraggi costretti ad omaggiare questo grande classico - Quella Casa nel Bosco è forse la celebrazione più sentita del titolo di Raimi.

Il giorno dell'uscita nelle sale, la pellicola viene travolta dalle critiche per il suo contenuto violento, ma dopo un breve lasso di tempo il pubblico riconosce in The Evil Dead un cult imperdibile, trasformandolo in una di quelle trilogie da vedere almeno una volta durante la vita. La trama del primo capitolo - semplice, veloce e senza fronzoli - comincia ad espandersi con il prosieguo della serie, con il grandioso sequel che imprime di diritto il Necronomicon nella cultura di massa, mentre con il terzo episodio - l'unico prodotto da una major, la Universal Pictures - si affievoliscono le immagini sanguinose che avevano disgustato gli spettatori della prima ora: la comicità è un'arma a doppio taglio, e il mancato bilanciamento di orrore e commedia portano ad un L'Armata delle Tenebre completamente immerso nel trash horror, tra viaggi nel tempo e guerre fantasy, ben distante dal gore che aveva caratterizzato l'esordio di Raimi.

La saga muore nella maniera più triste, con un prodotto destinato a tutti, esattamente l'opposto di ciò che si era rivelato il primo capitolo, ma il demone Kandariano continua ad appassionare con una serie tv - purtroppo Ash vs Evil Dead è stata cancellata dopo sole tre stagioni -, con il fantastico remake firmato Fede Alvarez, che spinge l'horror de La Casa ad uno standard che riesce ad impressionare anche il pubblico moderno - e pensare che Alvarez ha parlato di un finale segreto ancora più raccapricciante - e con l'imminente videogioco targato Sabre Interactive (il brano inedito di Method Man ci ricorda che sta per arrivare Evil Dead The Game)

I fumetti al cinema, prima dell'MCU

Sony Pictures decide di affidare a Raimi il progetto che avrebbe portato Spiderman al cinema, preferendolo a registi del calibro di Fincher, Columbus, Burton ed Emmerich, compiendo un vero e proprio salto della fede che riempirà le sue casse con diversi miliardi di dollari.

All'alba degli anni 2000 il MCU non ha ragione di esistere, e al regista del Michigan viene lasciata la libertà di esprimersi come meglio crede: la prima avventura dell'arrampicamuri targata Raimi è un classico del genere supereroistico, una storia di origini estremamente classica eppure originale, che lancia nella stratosfera la carriera di un Tobey Maguire voluto proprio da Raimi, il quale si oppose alle reticenze di una Sony per nulla convinta dell'attore nato a Santa Monica.

Il secondo capitolo è la narrazione dei dubbi esistenziali dell'amichevole Uomo Ragno di quartiere, incapace di gestire la sua doppia vita di scienziato ed eroe, fidanzato e salvatore di New York, arrivando anche a gettare nella spazzatura il suo costume abbandonando l'identità segreta: Spiderman 2 è descritto dagli appassionati come il miglior film sui supereroi mai girato, ha ottenuto il plauso della critica e guadagnato quasi 800 milioni di dollari in tutto il mondo, vincendo anche un Oscar per i migliori effetti speciali. Il terzo capitolo non ha esattamente raggiunto le stesse vette. Spiderman 3 è famoso tanto quanto i due titoli precedenti, ma Sam Raimi non ne è per nulla felice, perché la chiusura della trilogia è un concentrato di trash e battute fuori luogo, e il suo regista non voleva assolutamente dirigere un film comico.

L'inserimento tardivo di Venom ha scombussolato i piani della pellicola, con i fratelli Raimi costretti a riscrivere la sceneggiatura in corso d'opera, mentre l'abbondanza di antagonisti devia dal concetto di maturazione personale di Peter Parker, che nei piani iniziali avrebbe dovuto perdonare l'assassino di suo zio Ben facendo finalmente pace con il proprio passato. Per Sony Pictures, Spiderman 3 si rivelò comunque essere un esperimento riuscito - guadagnando anche più del suo predecessore - ma la qualità calata a picco bloccò i lavori già avviati per Spiderman 4, e Raimi venne messo da parte per lasciare spazio ad un reboot totale della saga.

Ripescato dal Multiverso

La Marvel bussa alla porta del regista nel 2020, proponendogli di rientrare nel mondo dei supereroi con una pellicola canonica per l'MCU. Nella testa di Raimi avranno vorticato migliaia di dubbi, a causa delle pressioni mediatiche e di produzione che sicuramente gli sarebbero pesate addosso - le stesse che affondarono Spiderman 3 - ma Kevin Feige gli ha promesso una libertà mai consentita agli altri registi per creare un film che fosse peculiare ed unico, e il cineasta ha infine accettato.

L'ultimo capitolo dello Stregone è un viaggio stralunato nell'universo Marvel, al quale Raimi ha potuto infondere la sua presenza costante - tra un'Oldsmobile che fluttua nel cielo e un Bruce Campbell venditore di polpette - ma comunque incatenato da una visione generale che forse gli va troppo stretta. C'è un po' di horror in Doctor Strange, ma è un leggero vezzo in confronto alle vette raggiunte con la trilogia di The Evil Dead - tanto da portarci a chiedere se l'horror di Doctor Strange ha un futuro nel MCU - mentre la follia creativa dell'autore statunitense (abbiamo già analizzato lo stile visionario di Raimi in Doctor Strange) viene tenuta a bada da un progetto costituito come pluridecennale e più grande di lui.

Kevin Feige ha dimostrato di averci visto lungo affidando il secondo capitolo di una saga a colui che si è dimostrato il maestro dei sequel, in una scelta per nulla scontata nella quale risiedevano innumerevoli pericoli per quell'universo commerciale che è l'MCU. Il film diretto da Scott Derrickson si è dimostrato il pilastro dal quale Raimi ha potuto spiccare il volo, aprendo le sue ali di stile ed inventiva per regalare una delle pellicole più autoriali dell'intera fucina Marvel - nonostante l'immancabile gabbia concettuale di un progetto cinematografico destinato ad evolversi nel tempo.

Se la storia ha insegnato qualcosa, però, ai vertici della Disney qualcuno starà già pensando di dirottare il regista su un altro progetto, per esonerarlo dalla responsabilità di un ulteriore episodio targato Doctor Strange, ma al tempo stesso evitando di perdere un autore che viene letteralmente adorato dal pubblico: la chiusura delle sue trilogie si è sempre rivelata come il punto più basso mai toccato dall'intera saga, e - nonostante il focoso entusiasmo che circonda il suo ultimo film, con Doctor Strange 2 che ha superato i 500 milioni di incasso - gli appassionati farebbero bene ad accontentarsi di ciò che hanno adesso senza pretendere altro, per evitare le brutte sorprese che attendono dietro il numero 3 targato Raimi.

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