Salvate il Soldato Ryan: il capolavoro di Steven Spielberg compie 20 anni

Salvate il Soldato Ryan, il più grande e ambizioso war-movie mai realizzato, usciva per la prima volta il 24 luglio 1998.

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Se con Lo Squalo, oltre vent'anni prima (nel '75), Steven Spielberg aveva dato origine al blockbuster estivo, nel luglio del 1998 ha presentato al mondo Salvate il Soldato Ryan, ribaltando la formula dell'intrattenimento cinematografico di mezza estate che lui stesso aveva proposto.
Quinto film del regista sulla Seconda Guerra Mondiale (se includiamo I Predatori dell'Arca Perduta, poi 1941 - Allarme a Hollywood, L'Impero del Sole e - naturalmente - Schindler's List, miglior film e miglior regia agli Oscar del 1994), Salvate il Soldato Ryan fra tutti è sicuramente il più vivo, il più realistico, l'opera in cui più si percepisce l'odore del sangue e della morte, il sapore del fango del campo di battaglia. Oltre a tutto questo però c'è di più.
Parliamo di un'epopea del coraggio, dell'audacia di un pugno di uomini (comuni), un dramma intimista sul sacrificio e il valore della vita; è un film che ha trasceso il cinema bellico per infilarsi nelle pieghe più intime del genere, strisciando nei suoi stilemi e reinventandoli scena per scena, fotogramma per fotogramma, fino a diventarne il prototipo perfetto, l'incarnazione definitiva del "war movie" d'autore - anche se è un'etichetta di comodo, per certi versi inappropriata.
Prima di lui solo pochi altri film appartenenti al genere erano riusciti a immergere lo spettatore così in profondità nel conflitto armato, nessuno si era avventurato in tali abissi in merito alla Seconda Guerra Mondiale. Prima ci si era occupati soprattutto della guerra del Vietnam, pensiamo a Platoon, Full Metal Jacket, Hamburger Hill, tralasciando Apocalypse Now e Il Cacciatore, interessati soprattutto ad altro.
Sempre del 1998 è invece La Sottile Linea Rossa, capolavoro di Terrence Malick ambientato nel 1942 in grado di guardare alla guerra in modo filosofico e introspettivo, ma questa è un'altra storia.
Spielberg è comunque riuscito a sfoggiare una regia fatta di dettagli millimetrici, di concretezza e obiettività, dando vita a un film epocale, difficile da dimenticare.

"Quando è stata l'ultima volta che ti sei sentito tranquillo?"

Prima di qualsiasi accorgimento tecnico o analisi stilistico-tematica, bisogna ricordare innanzitutto che Salvate il Soldato Ryan, a vent'anni dalla sua uscita, rappresenta ancora una delle esperienze più immersive e "sensoriali" mai apparse su grande schermo: la paura raggelante, che sprona e cambia gli uomini, il sibilo delle munizioni che fendono l'aria e che diventa uno schiocco secco e liquido quando strappa la carne, o cozza contro il metallo degli elmetti, l'orrore dei corpi che esplodono e che vengono maciullati dalle cannonate, il peso di una tensione inesorabile, la sofferenza e il sudore, l'incessante sensazione di essere costantemente in pericolo. Il coraggio e l'eroismo che spingono l'uomo ad andare avanti in situazioni così letali, diventano il frutto della necessità di sopravvivere.
"La guerra educa i sensi, chiama in azione la volontà, perfeziona la costituzione fisica, porta gli uomini in una collisione così lesta e ravvicinata nei momenti critici, che l'uomo misura l'uomo", dirà il Timothy Upham di Jeremy Davies, e questo nel film è vero dalla prima, sbalorditiva scena, fino all'ultima, calda e struggente.
Omaha Beach, operazione Overlord, Normandia, 6 giugno 1944. Spielberg recluta il solito e fedelissimo DoP Janusz Kaminski che, con la sua preziosa cinepresa a spalla e i colori desaturati in stile cinegiornale bellico, ci catapulta indietro nel tempo per assistere allo sbarco delle truppe americane in Francia.

L'artiglieria tedesca fa piovere i proiettili. L'acqua, fredda e rossa, zampilla sotto i colpi. La sabbia sembra implodere. Fra arti mozzati, esplosioni e grida isteriche di pianti e odio, facciamo la conoscenza del capitano John Miller (Tom Hanks) e i membri della sua squadra, il sergente Horvath (Tom Sizemore) e i soldati semplici Reiben (Edward Burns), Jackson (Barry Pepper), Mellish (Adam Goldberg), Caparzo (Vin Diesel), Medic Wade (Giovanni Ribisi). Insieme, sono fra coloro che riusciranno a superare - a fatica - le fortificazioni naziste, completando la missione. La scena, fatta di azione cinematografica e arte visiva, va avanti ininterrotta per 24 minuti.

"Abbiamo oltrepassato un confine, qui"

Non si ha neppure il tempo di rifiatare, darsi una sciacquata o accendersi una sigaretta, che la squadra di Miller ha subito una nuova missione: trovare uno specifico soldato, tale James Ryan (Matt Damon), paracadutato da qualche parte in Francia la notte prima, dietro le linee nemiche.
Il motivo di questa folle impresa è semplice: i tre fratelli del giovane James hanno perso la vita in questa guerra uno dopo l'altro, e secondo la politica del governo il ragazzo deve tornare a casa per impedire che la sua famiglia venga privata di tutta la prole maschile.
La sceneggiatura originale di Robert Rodat (nominata al Golden Globe ma non all'Oscar) vira così dalle minuziose descrizioni del campo di battaglia ad atmosfere da film d'avventura (o quasi), da viaggio esistenzialista.
Arruolato così il traduttore Timothy Upham, assolutamente vergine per quanto riguarda il combattimento, il plotone si addentra con cautela nel territorio francese, ancora pieno zeppo di nazisti, lungo un tragitto in cui i personaggi devono imparare a scendere a patti con loro stessi, con la loro resistenza e forza interiore. Ma soprattutto a conoscere il prezzo inestimabile della vita, anche se è una sola, anche se, per salvarla, bisogna rischiarne altre.

Il valore aggiunto del film di Spielberg è infatti riuscire a filosofeggiare e a intrattenere al contempo, conferendo al gusto per i quesiti intellettuali lo stesso peso delle impressionanti sequenze fisiche, fondendo estetica e umanità.
A vent'anni dalla sua uscita, Salvate il Soldato Ryan rimane dunque un film ancora attuale, spiazzante e sbalorditivo. Vederlo per la prima volta o per la cinquantesima non intacca minimamente il senso di meraviglia, orrore e passione che è in grado di suscitare in chi guarda. Proprio questa, del resto, è la caratteristica principale che distingue un capolavoro indelebile da un buon film: resistere al tempo. E Salvate il Soldato Ryan non sembra invecchiato di un solo giorno.

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