S. Craig Zahler, alla scoperta di uno dei nuovi maestri del genere

Vita, stile e opere del regista di Bone Tomahawk e Brawl in Cell Block 99, autore sofisticato che fa della violenza un grande veicolo artistico.

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Il cinema ha innumerevoli declinazioni, ma poche nel campo minato dei generi riescono oggi a essere tanto sofisticate e intriganti quanto quelle di S. Craig Zahler.
Un autore che purtroppo nel nostro Paese è costantemente relegato all'home video, questo dopo passaggi fissi a svariati e importanti festival come la Mostra del Cinema di Venezia o quello di Stiges, in Catalogna.
Il suo cinema è complesso e necessita di pazienza, un amore spudorato per i generi, la cui grammatica Zahler sfrutta come grande motore stilistico e narrativo, senza mai rinunciare a una scrittura virtuosa scandita quando da lunghi e assordanti silenzi, quando da dialoghi in cui ogni battuta è ponderata parola per parola.
In fondo il regista nasce in realtà come romanziere, lavoro che ha occupato gran parte della sua carriera una volta trasferitosi da Miami a New York.
È un grande amante dei western, degli horror e dei polizieschi, generi che sfrutta infatti nei suoi racconti. I suoi libri ricevono non solo il plauso della critica, ma anche endorsement di importanti nomi della letteratura e del cinema come Joe R. Lansdale, Walter Hill (uno dei maestri del poliziesco) e Larry Niven.
Su tutti, i due più importanti e apprezzati sono A Congregation of Jackals e Wraiths of the Broken Land, pubblicati rispettivamente nel 2010 e nel 2013 (inediti in Italia). In concomitanza con la sua passione per la scrittura, Zahler è anche un musicista di estrazione heavy metal, conosciuto con il nome di Czar. Verso la fine degli anni '90, suona insieme all'amico Jeff Herriot con la band Realmbuilder, lavorando nel frattempo anche come direttore della fotografia per diverse produzioni indipendenti.

Cannibali

Gli inizi nel mondo del cinema sono quelli di un vero outsider, intenzionato a mettere al servizio della settima arte il suo talento nella scrittura del genere. Inseritosi nel settore dei B-Movie, Zahler propone alla Vertigo Entertainment una sua sceneggiatura scritta ai tempi del college, Asylum Blackout, incentrata su tre membri di una band che per arrotondare lavorano nelle cucine di un manicomio criminale. Cerca ovviamente di scrivere dei personaggi il più possibile vicino a lui, amanti della musica e disposti a molti sacrifici pur di poter continuare a coltivare la loro passione, eppure nel mix ci sono già forti venature orrorifiche e uno stile curioso ma poco maturo relativo agli scambi dialogati.
La Vertigo accetta solo la sceneggiatura, ma affida la regia ad Alexandre Courtes, rinominando il film come The Incident. Questo è il primo vero debutto cinematografico di Zahler, anche se esclusivamente come sceneggiatore, eppure - a dispetto di varie critiche negative - lo scrittore comincia ad avere un ridotto risalto in quel di Hollywood, che lo guarda adesso con interesse.
La svolta arriva nel 2012, quando Zahler annuncia il suo primo film da regista, un western iper-violento e dalle atmosfere cupe chiamato Bone Tomahawk. Produzione e post-produzione durano a lungo, ben tre anni, ma alla fine il titolo esce nelle sale americane nell'ottobre del 2015, ricevendo un plauso generale della critica e passando anche per il London Film Festival.
Parliamo di un prodotto profondamente radicato nella sintassi western, contaminata al contempo da sferzate di violenza che arridono all'exploitation.
In realtà, in Bone Tomahawk si parla anche di redenzione, amore e giustizia attraverso un gruppo di protagonisti eccezionali, mai tratteggiati in modo caricaturale e benedetti da una scrittura arguta che sa riempire di significato anche un lungo silenzio.
Zahler cadenza i tempi a seconda delle sue esigenze e non ha paura di soffermarsi su di un'inquadratura o su un dialogo, che magari ritiene valido solo se portato su schermo con il giusto ritmo.

È demiurgo del suo cinema, padrone della scena. Dirige con mano sicura e sa perfettamente quando esasperare i toni e macchiare di brutalità il film per divertire e scioccare, anche se non lo fa mai gratuitamente. È un titolo lungo che necessita di pazienza, ma che ripaga di tutto e in ogni sua aspetto, dalla regia alla recitazione degli attori, fino alle sequenze iper-violente centellinate a dovere e sfruttare solo ed esclusivamente quando necessarie, certo con un'esagerazione gratuita ma allineata - come spiegavamo - con l'exploitation. È un esordio incredibile, degno di Quentin Tarantino o Park Chan-wook, e il film successivo di Zahler non è da meno.

Prigioni

Parlavamo dell'amore per i generi del regista, che contamina e anzi guida la sua scrittura e il suo stile. Se con Bone Thomahawk ha voluto rendere omaggio al western - già sfruttato nei suoi romanzi -, con il secondo progetto registico Zahler si addentra più in profondità nel revenge movie, tra crime e prison thriller, con Brawl in Cell Block 99, presentato fuori concorso alla 74° Edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Protagonista della storia è un-ex pugile, carrozziere e corriere della droga interpretato da un emotivamente alienato Vince Vaughn, in una delle migliori interpretazioni della sua carriera. A differenza di Bone Tomahawk, qui c'è un unico mattatore, brutale e in crisi, disposto a tutto pur di salvare la moglie - tematica che ricorre tra l'altro anche nell'esordio di Zahler. Niente cannibali e niente asce, questa volta, perché il protagonista, Bradley Thomas, per ottenere ciò che desidera ha solo bisogno della sua rabbia e delle sue mani, le stesse con cui sfascia in un raptus d'ira la sua macchina.
In Brawl in Cell Block 99 il regista affronta il thriller carcerario con una certa freddezza emotiva, mettendo al centro della storia un "ultimo" e veicolando anche una critica sociale molto attuale legata al mondo del lavoro e - ovviamente - allo status delle prigioni private americane.
Ne viene fuori un film che radicalizza lo stile di Zahler senza esasperarlo, dove la dilatazione dei tempi e delle scene è la grande chiave di lettura del suo cinema. Il regista americano non vuole solo che si assista, ma tenta di rendere il pubblico partecipe della storia lasciandolo entrare lentamente nelle sequenze.
Omicidi e combattimenti corpo a corpo si svolgono con movimenti appesantiti e gestiti con una certa ferocia, che paradossalmente si scontrano con la "smania di conclusione" del protagonista, eticamente sedato ma pronto a scatenare la sua aggressività solo quando strettamente essenziale.
Anche qui tornano la violenza e l'exploitation (con velleità politiche, questa volta), ma a perdersi è l'elemento orrorifico, assente da ogni cifra stilistica utilizzata da Zahler, che si dimostra grande esecutore ed esteta popolare di indubbia capacità.

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