Speciale Round table con Bradley Cooper

Incontro con il protagonista di Limitless

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Nato a Philadelphia il 5 gennaio del 1975, Bradley Cooper è uno di quei giovani volti del cinema statunitense che sembra aver raggiunto non poca popolarità nel corso dei primi dieci anni del XXI secolo.
Con una carriera iniziata nell'ambito del piccolo schermo, dove ha preso parte, tra l'altro, a serie del calibro di Sex & the city e Law & order: Special victims unit, abbiamo avuto modo di apprezzarlo sia in commedie come 2 single a nozze (2005) di David Dobkin e Appuntamento con l'amore (2010) di Garry Marshall, che in ambito horror, da My little eye (2002) di Marc Evans a Case 39 (2009) di Christian Alvart, passando per Prossima fermata-L'inferno (2008) di Ryûhei Kitamura.
Però, è sicuramente con Una notte da leoni (2009) di Todd Phillips - del quale ha appena finito di girare il sequel - che ha avuto modo di essere posto definitivamente all'attenzione del grande pubblico, il quale lo ha poi rivisto sia nell'action-movie A-Team (2010) di Joe Carnahan che, accanto a Robert De Niro, nel thriller Limitless (2011) di Neil Burger, tratto da un romanzo di Alan Glynn.
Ed è proprio in occasione dell'uscita italiana di quest'ultimo che lo abbiamo incontrato, a Roma, per scambiare qualche parola.

Un attore senza limiti

Hai effettuato ricerche riguardanti i medicinali simili a quello che prendi nel film?

Bradley Cooper: Io ho letto il romanzo da cui il film è tratto ed è stato una fonte d'ispirazione importantissima, ma non ho fatto ricerche al riguardo, perché, altrimenti, il mio lavoro non sarebbe stato più organico.

Molte persone, nella realtà, pare facciano uso di medicinali come quello...

Bradley Cooper: Sicuramente, il fatto che nel mondo odierno vi sia questa spinta a primeggiare, è un argomento molto importante, perché siamo ad un livello assurdo di competizione. Non parlo soltanto degli Stati Uniti, ma basterebbe pensare al discorso del presidente Obama riguardante la direzione che sta prendendo la competitività a scuola in America.

La tua filmografia si alterna tra produzioni destinate al grande pubblico, come Una notte da leoni, ed altre meno conosciute, come l'horror Prossima fermata-L'inferno...

Bradley Cooper: Diciamo che, per quanto riguarda Una notte da leoni, tramite quel film è avvenuta la mia transizione da attore in cerca di un ingaggio per lavorare ad attore che, oggi, viene chiamato per essere ingaggiato in un film. Girando Prossima fermata-L'inferno ho imparato tantissimo, perché ritengo che Ryûhei Kitamura sia un bravo regista e che Vinnie Jones sia un ottimo attore. Lo rifarei, non ora, ma lo rifarei (ride).

Limitless sembra avere una morale un po' eccessiva...


Bradley Cooper: Se ne parlate, significa che qualcosa, dal film, avete tratto. Io spero che possa far nascere dibattiti e suscitare opinioni diverse negli spettatori.

Quanto è stato pesante essere presente in ogni singola scena del film?

Bradley Cooper: E' stato fantastico (ride)!

Non ti sembra che il film possa essere una metafora relativa all'attuale situazione economica americana, nel senso che si tende ad accumulare troppo senza possedere le basi indispensabili per affrontare un tale successo?

Bradley Cooper: Non credo, in quanto nel film il mio personaggio ottiene ciò che vuole perché si muove. Secondo me, il senso della pellicola è da ricercare nel dove sta andando a finire questa evoluzione. Probabilmente, ci stiamo dirigendo verso un'intelligenza artificiale e, se oggi navighiamo su internet, prima o poi lo faremo tramite il nostro stesso cervello, nel quale verrà inserito un microchip.

E' vero che interpreterai Il grande Gatsby?

Bradley Cooper: No, non lo farò.

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