Rogue One: A Star Wars Story, Peter Cushing e gli altri 'cloni' del cinema

Peter Cushing 'riportato in vita' nello spin-off di Guerre Stellari è solo l'ultimo esempio di attore sottoposto ad una sofisticata duplicazione digitale

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Per sempre Peter Cushing. L'attore inglese, a 22 anni dalla morte, rivive digitalmente in Rogue One: A Star Wars Story grazie ad una avveniristica duplicazione digitale. È grazie ad un complesso processo di CGI che lo spregevole e temuto Gran Moff Tarkin siede nuovamente alla destra di Darth Vader, suscitando per tutta la durata del film le invidie dell'ambizioso direttore Orson Krennic (Ben Mendelsohn, che abbiamo intervistato a Londra). Il caso Tarkin è solo l'ultimo esempio che porta alla luce i progressi della computer grafica in campo cinematografico, dal momento che l'effetto digitale è ormai elemento indispensabile nelle grandi produzioni hollywoodiane. Le pesanti sessioni di trucco del passato sono state (quasi del tutto) bypassate in favore della sempre più perfezionata performance capture, in grado di preservare in un personaggio creato al computer i movimenti e le espressioni di un attore. Nel caso di Peter Cushing in Rogue One: A Star Wars Story, però, si va oltre, resuscitando digitalmente il Governatore Tarkin della saga di Guerre Stellari.


Maschere digitali

L'era digitale ha consentito al cinema di ovviare sempre più spesso ad estenuanti sedute di make-up. Superata la tecnica in stop-motion - uno degli esempi più riusciti si ha nella battaglia degli scheletri de Gli Argonauti - è il 1981 l'anno che consegna al pubblico il primo personaggio interamente digitale: avviene in Troppo belle per vivere (Looker) di Michael Chrichton, colui che in seguito firmerà il best-seller Jurassic Park e la serie tv E.R. - Medici in prima linea. La computer grafica, nel corso degli anni '80, compie passi da gigante: gli esempi di Terminator 2 - Il giorno del giudizio e The Abyss, che si devono al 'pioniere' James Cameron, sono ben saldi nella memoria di tutti. Nel ventennio successivo il progresso tecnologico consente agli specialisti del settore lopportunità di offrire al cinema sia di creare ex novo personaggi immaginari, dietro cui si cela il lavoro di un attore il cui volto in fase di post produzione 'scompare', sia il ringiovanimento digitale delle star di Hollywood. Appartiene al primo caso l'immenso lavoro svolto negli anni dallo specialista della performance capture Andy Serkis, che con il Gollum de Il Signore degli Anelli prima e con il Cesare della saga de Il Pianeta delle Scimmie poi donat a personaggi di finzione un'umanizzazione mai vista prima. Gli esempi del genere sono comunque numerosi: dal Bill Nighy/Davy Jones di Pirati dei Caraibi all'Hulk di Mark Ruffalo passando per due pellicole a firma Robert Zemeckis: The Polar Express e A Christams Carol (entrambe, curiosamente, a tema natalizio), in cui Tom Hanks e Jim Carrey indossano delle vere e proprie maschere digitali. Il culmine si è poi raggiunto con il fantasy Avatar. Indovinate chi è il regista?

La Guerra dei Cloni

L'aspetto più affascinante (e inquietante allo stesso tempo) dell'utilizzo della computer grafica nel cinema è quello rappresentato dall'effetto Dorian Gray di una tecnica in particolare: quella consente a tecnici e sviluppatori di "giocare a fare Dio", aggiungendo oppure eliminando rughe e anni ai protagonisti dei film, riportando addirittura in vita attori defunti (è il caso, appunto, di Peter Cushing in Rogue One: A Star Wars Story). È questo, dunque, il futuro della settima arte? La possibilità di rivedere Sean Connery aitante agente 007? Ricreare al computer Marlon Brando per farlo apparire in un possibile spin-off de Il Padrino? Ringiovanire Harrison Ford per raccontare le vicende di un giovane Han Solo o, semplicemente, per fargli reindossare il cappello e maneggiare la frusta in nuovi capitoli di Indiana Jones? Per ora non è dato sapere fin dove si spingerà la tecnologia. In futuro è probabile che vedremo interagire sul grande schermo il compianto Steve McQueen e Cate Blanchett; oppure un sex-symbol come Michael Fassbender potrebbe essere mantenuto giovane per sempre grazie alle scansioni 3d che consentono agli attori di "salvare" un calco dei loro volti, espressioni comprese. Espressioni vocali potrebbero (se non è già stato fatto) essere campionate e inserite in un database da cui attingere per i dialoghi di future pellicole. Attualmente gli esempi che spingono in questa direzione hanno suscitato pareri contrastanti. Il ringiovanimento digitale di Patrick Stewart e Ian McKellen in X-Men - Conflitto Finale avviene nello stesso anno - il 2006 - in cui Marlon Brando viene riportato in vita tra le polemiche in Superman Returns. La resa più sbalorditiva si ha però in Tron Legacy, in cui Jeff Bridges si sdoppia. Il clone 'giovane' dell'attore di Iron Man, a distanza di anni, offre ancora una notevole resa visiva. Abbiamo citato Iron Man non per puro caso, dal momento che a Robert Downey Jr. sono state eliminati i segni del tempo in Captain America: Civil War, pellicola in cui l'attore appare in un ricordo artificiale come un giovanissimo Tony Stark. Ora, con Rogue One: A Star Wars Story, si va oltre, consentendo a Cushing di recitare per un minutaggio elevato. Alcune inquadrature non riescono a camuffare, però, il fatto che ci si trovi dinanzi ad un clone dell'attore inglese. Sarebbe bastatata una messa in scena di Tarkin più furba, magari in penombra o non necessariamente con dei primi piani. Poco male, perché la strada è comunque tracciata. La computer grafica - così come l'Impero - colpisce ancora!

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