Rocky, Il Re Leone, Batman Begins: la rivalsa nel cinema hollywoodiano

Il senso di rivalsa è uno dei macrotemi fondamentali su cui fondano molte opere di successo hollywoodiane. Scopriamone i motivi.

Rocky, Il Re Leone, Batman Begins: la rivalsa nel cinema hollywoodiano
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Nel corso del tempo, l'industria hollywoodiana ha saputo costruirsi un'immagine estremamente granitica nell'intero sistema dell'intrattenimento mondiale e, seppur con varie criticità, ha indubbiamente settato uno standard qualitativo a cui molto spesso il resto del mondo ha tentato di adeguarsi.
Tantissimi i macrotemi presenti in numerose produzioni americane ad alto budget, basti solo pensare a quello del self made man, capace di divenire una delle colonne portanti anche del fenomeno dietro al divismo.
Un altro dei nuclei di molte opere di successo a trazione hollywoodiana (non importa se in formato live action o animato) è stato il modo con cui si è deciso di trattare il senso di rivalsa, in grado di attecchire fortemente sul pubblico per tutta una serie di motivi che proprio in questo speciale proveremo ad analizzare nelle sue sfaccettature.

Cadere e rialzarsi

Se parliamo di empatia con il pubblico, molto spesso varie opere che sono arrivate a un enorme successo massmediatico ci sono riuscite anche per aver saputo toccare le corde emozionali giuste, narrando storie piene di protagonisti con enormi difficoltà personali a cui dover far fronte.
Il concetto stesso di rialzarsi dopo una caduta, tanto metaforico quanto letterale, è diventato così una solida base contenutistica da cui molte produzioni (sia recenti che non) hanno cercato di partire per imbastire le trame più disparate, capaci al tempo stesso di toccare temi a tratti universali.
Infatti, non importa come, quando o perché, alle volte la vita è in grado di gettarci a terra in maniera improvvisa, rendendo la stessa storia di Rocky, il celeberrimo film scritto e fortemente voluto da Sylvester Stallone per la regia di John G. Avildsen, un po' la storia di tutti, se ovviamente svuotata da qualsivoglia sovrastruttura narrativa.
L'opera ci mette nei panni di Rocky Balboa, un disilluso trentenne in cerca del proprio posto nel mondo che, senza essere ancora riuscito a sfondare nell'ambiente pugilistico, si è infine ritrovato a lavorare alle dipendenze di un piccolo boss come picchiatore.
Il protagonista, che ci viene mostrato in alcuni momenti come un bullo di periferia, nasconde in realtà una personalità sì grezza ma comunque votata al bene, riuscendo così a empatizzare in breve tempo con il pubblico in maniera tanto semplice quanto efficace.

Ed è proprio il cuore che ha messo lo stesso Sylvester Stallone tanto a livello di scrittura che di recitazione a rendere il suo personaggio memorabile: nella scena cult del confronto di Rocky con il suo allenatore Mickey, vediamo infatti tutta la frustrazione del protagonista per non essere ancora riuscito a raggiungere i propri obiettivi.
Lo scontro con il campione del mondo Apollo Creed diviene così per Rocky l'occasione della vita, il momento per dimostrare a tutti e a sé stesso quanto vale davvero, in cui lo stesso concetto di spirito di rivalsa esplode come non mai per poi diventare la costante imprescindibile di tutto il film.
L'opera è quindi una vera e propria metafora di vita che vede lo stesso pugile sforzarsi al massimo - e anche di più - nel tentativo di non farsi sommergere dalle ferite e dai traumi del passato, ma anzi usando tutto ciò che ha imparato fino a quel momento per ritrovare la strada perduta nel tentativo di puntare al riscatto finale, come vedremo anche in vari altri capitoli della saga.

Arenarsi e ripartire

Ne Il re leone, uno tra i Classici Disney più amati e apprezzati di sempre, vediamo invece il protagonista Simba provare a reagire dopo la drammatica morte di suo padre Mufasa.
Seppur il contesto diverso rispetto a quanto visto in Rocky, i due personaggi risultano comunque accomunati da un enorme spirito di rivalsa.
Le batoste ricevute nella vita da Rocky colpiscono alla stesso modo anche Simba, che si ritrova letteralmente a crescere all'infuori della sua terra d'origine arrivando a un certo punto quasi a dimenticarsi del suo retaggio.

Ancora una volta, una scena chiave torna a rendere preponderante il tema della rivalsa (spesso capace di andare di pari passo con quello del ritorno a casa), in cui vediamo il solenne spirito di Mufasa ricordare a suo figlio da dove proviene.
Simba, ora maturato, decide così di assumersi le sue responsabilità, arrivando a comprendere quanto sia importante ricordarsi del proprio passato soprattutto in funzione del presente.
È infatti solo avendo coscienza di aver toccato il fondo che si può davvero provare a ripartire, seppur in ogni caso risulti preponderante la volontà dello stesso protagonista nel farlo.

L'iconica domanda pronunciata da Thomas Wayne all'inizio di Batman Begins, "Sai perché cadiamo, Bruce?" diviene il filo conduttore del film (ma anche dell'intera trilogia nolaniana), con lo stesso maggiordomo Alfred che riprenderà la frase più avanti nella pellicola - in un momento di grande difficoltà per il protagonista - la cui salvifica quanto saggia risposta per imparare a rimetterci in piedi lo spronerà ad andare avanti.
La parabola di vita di Bruce Wayne, che lo porta a evolvere da normale cittadino a supereroe, proprio in Batman Begins viene affrontata su più livelli attraverso il macrotema della rivalsa, a cominciare dal suo allenamento presso la Setta delle Ombre, in cui lo vediamo trovare un proprio scopo e rialzarsi, pur finendo in breve tempo nuovamente nella situazione iniziale, quando si rifiuta di uccidere a sangue freddo un criminale.
La letterale caduta di Bruce nel pozzo da bambino diviene ancora una volta metafora di vita, attraverso una situazione simile ripetuta anche nel terzo e conclusivo capitolo della trilogia, con un Bruce forse alle prese con il momento più difficile della sua vita dopo la devastante sconfitta per mano di Bane, in cui un nuovo pozzo (più grande e inquietante) assume a tratti una valenza epifanica proprio per il nostro eroe, a contatto con i suoi traumi più profondi.

Il senso di rivalsa passa quindi dal cercare di superare i traumi che la vita ci ha messo davanti per tentare di raggiungere il salvifico obiettivo finale di riscatto (sociale, morale, spirituale), anche se il grande senso di empatia suscitato negli spettatori non arriva al suo culmine al raggiungimento della meta, quanto nel percorso necessario a trovarla.
Il macrotema della rivalsa riesce quindi a fare presa su di noi anche in funzione di cosa ha dovuto subire il protagonista per ritrovarsi nella sua difficile situazione di partenza (spessissimo poco sicuro di sé, sfiduciato verso il mondo e anche trasandato da un punto di vista fisico) in modo da farci divenire maggiormente partecipi dei suoi successi, quando ottenuti, perché raggiunti solo dopo enormi fatiche e sacrifici, e non per il frutto del semplice caso.
In questo modo gli stessi personaggi principali delle tre opere prese in esame trovano ancora una volta un elemento in grado di accomunarli tutti, cioè la capacità di ambire/possedere una visione, un sogno, una meta a tratti utopica da raggiungere ma da cui nessuno può distoglierli.
L'impossibile che diventa possibile si concretizza con Rocky che, pur non riuscendo a vincere il titolo, da bullo di periferia passa a campione amato dalla collettività (attraverso una rivalsa non solo sportiva ma anche dal forte carattere sociologico).

Simba, in un primo momento portato ad allontanarsi dal luogo natale, ritorna più forte e vivo che mai una volta compreso il suo vero potenziale, riguadagnandosi il ruolo di leader e guida presso tutti gli animali della savana, attraverso un percorso di morte metaforica e rinascita accomunabile sia a Rocky che a Bruce Wayne, capace di trasformarsi nell'eroe di cui la cupa e corrotta Gotham ha bisogno (ma che forse non si merita) grazie alla potenza intrinseca dietro le sue azioni votate al bene.

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