Robin Williams, l'eterno Peter Pan che amava ridere

Il 21 luglio 2017 Robin Williams avrebbe compiuto 66 anni, vogliamo ricordarlo raccontando alcuni dei suoi personaggi più iconici e immortali.

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Il 21 luglio del 1951 nasceva a Chicago un'icona del cinema contemporaneo, Robin Williams, scomparso in circostanze tragiche ormai da quasi tre anni. Tre anni senza una figura chiave della Hollywood che ci ha "allevati" da bambini facendoci diventare adulti, o che già grandi ci ha fatto diventare più sensibili, più altruisti e amorevoli verso noi stessi e gli altri. Questo grazie a film immortali ancora oggi impressi nella nostra memoria, a ruoli iconici, profondi, nonostante fossero spesso semplici in superficie. Personaggi caratteristici con i quali siamo davvero cresciuti, dai quali abbiamo appreso insegnamenti che custodiamo e mettiamo in pratica ancora oggi, o che più semplicemente ci hanno divertito con gusto, con naturalezza, diventando compagni di giochi e di avventura. È proprio dall'avventura che vogliamo partire, dallo sfidare la sorte e dal tirare quei dadi misteriosi e magici di Jumanji.

Uno, nessuno e centomila Robin Williams

Quando il dodicenne Alan Parrish trova come per incanto uno splendido gioco da tavolo che emana suoni intriganti, la curiosità lo incastra in un mondo abitato da branchi di scimmie impazzite, zanzare giganti, leoni e altri animali della Savana, a cui un cacciatore folle dà costantemente la caccia. Il ragazzino ne uscirà solo 25 anni dopo ormai adulto, non senza difficoltà e con le sembianze di Robin Williams, impegnato in un ruolo divertente e pieno di sentimenti. Un percorso di crescita quantomai bizzarro, che trasforma un bambino innocente in un adulto responsabile con uno spiccato istinto paterno. Istinto paterno che continuerà a marcare la carriera dell'attore anche in altre occasioni - molte delle quali sopra le righe. Pensiamo a Mrs. Doubtfire ad esempio, una maschera, una tata/macchietta ideata da Daniel Hillard/Robin Williams unicamente per rimanere accanto ai figli dopo l'improvviso divorzio con la moglie Miranda/Sally Field. Un'idea tanto semplice quanto geniale, in grado di creare situazioni al limite dell'assurdo, di divertire e raccontare in modo genuino l'amore smisurato di un padre verso i proprio bambini.

Bangeraaaang

Perché Robin Williams era non solo un padre amorevole fuori dal set, capace di allevare tre splendidi figli (fra cui Zelda, chiamata così in onore dell'omonima principessa dell'universo Nintendo), lo era anche a lavoro, dove non frenava mai la sua passione, i suoi sentimenti più puri. Pensiamo a Hook - Capitan Uncino, il suo Peter Pan così al passo coi tempi, moderno e allo stesso momento legato alla tradizione, è il migliore che si potesse chiedere alla storia del cinema. La sua rivisitazione del personaggio classico è completa a 360 gradi, c'è ironia, pura nostalgia, innocenza, responsabilità, coraggio, senso del dovere, spensieratezza e capacità di cambiare, di crescere insieme all'ambiente e le persone circostanti. Tutti elementi che portano Peter, nel film, ad essere un padre e un marito migliore. L'istinto paterno di Robin Williams prende il sopravvento anche quando i suoi personaggi non sono propriamente padri, come dimenticarlo ne L'Attimo Fuggente, mentre infrange ogni regola e sale sulla cattedra di un'aula per insegnare ai ragazzi - inesperti, timidi e restii a recepir consigli - la migliore lezione che si possa desiderare: "È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare". Un inno alla curiosità, una spinta verso le gioie della vita, che passa attraverso il corpo di un personaggio senza tempo, un professore innamorato della sua professione che ogni adolescente dovrebbe avere.


Ridere è la migliore medicina

In Will Hunting - Genio Ribelle, il dottor Sean McGuire/Robin Williams riesce addirittura in un'impresa impossibile: portare il problematico protagonista Will sulla retta via (vincendo un Oscar come miglior attore non protagonista), dopo un passato difficile fatto di ignobili violenze. Mentre Fabrizio De Andrè canta che "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior", Gus Van Sant traduce alla lettera questo verso per farne un film delicato, emozionante, con due protagonisti d'eccezione. Non è l'unica volta che Robin Williams veste i seriosi panni di un medico, in Risvegli è addirittura l'alter ego fittizio di Oliver Sacks, il dott. Malcolm Sayer, che aiutato da Leonard Lowe/Robert De Niro scopre il modo di "risvegliare" tutti quei pazienti affetti da catatonia per cui non vi è altro destino se non il sonno della ragione. Senza allontanarci troppo da una corsia di ospedale, il capolavoro popolare dell'eterno Peter Pan Robin Williams è senza ombra di dubbio Hunter "Patch" Adams, un personaggio particolare che compie un percorso di "redenzione" a dir poco unico. Dal volersi uccidere, dal voler rinchiudersi in un istituto psichiatrico, ritrova la voglia di vivere diventando un dottore pagliaccio instancabile, intento a far ridere e a far star meglio gli altri - nonostante le ferree regole della struttura sanitaria. L'ennesima maschera di un uomo senza eguali, un attore che ha riempito i suoi personaggi con le medesime paure, i medesimi sentimenti reali di tutti i giorni, che non ha mai mentito al suo pubblico. Rimasto in ogni occasione sincero e coerente, con se stesso ancor prima che con gli altri, persino nell'atto finale della sua esistenza. Nonostante non sia più con noi a cantare Nano Nano, abbiamo imparato che "ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina" per sopravvivere e non dimenticare.