La rivincita di Rian Johnson: dal flop di Star Wars VIII a Knives Out

Tra successi come Knives Out e delusioni come Star Wars VIII, la carriera di Rian Johnson ha avuto numerosi alti e bassi: ripercorriamola insieme.

La rivincita di Rian Johnson: dal flop di Star Wars VIII a Knives Out
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Il teaser trailer di Knives Out 2 è stato pubblicato da Netflix l'8 settembre scorso, ed ha subito catapultato il ritorno di Benoit Blanc tra i film più attesi del 2022, o quantomeno dei mesi che ne restano. In effetti, Knives Out 2 arriverà su Netflix a fine dicembre, dopo aver ricevuto una limitata release cinematografica, il che conferma ancora una volta quanto Netflix tenga alla pellicola e, in parallelo, quanto il pubblico si sia affezionato al franchise di Knives Out. Merito di una formula accattivante, che sa unire action, thriller e commedia, di attori sopra la media (Daniel Craig, Chris Evans e Ana de Armas per citarne alcuni), ma anche e soprattutto dell'ottima regia di Rian Johnson, che con il capostipite della serie è riuscito a riabilitarsi di fronte ad un pubblico che ha faticato a perdonargli il flop (almeno parziale) di Star Wars: gli Ultimi Jedi.

Una giovane promessa di Hollywood

Prima di approdare alla direzione di Knives Out, infatti, Johnson aveva molto da farsi da scusare: eppure, dal suo sfavillante debutto cinematografico sembrava che la carriera del regista fosse avviata verso un successo quasi assicurato.

Diplomato in cinema alla University of California nel 1996, Rian Johnson fa il suo esordio come regista (nonché scrittore e montatore) solo nel 2005, con il thriller Brick - Dose Mortale, con protagonista un giovanissimo Joseph Gordon-Levitt. Il titolo è un successo di critica, che vale anche a Johnson un premio al Sundance Film Festival del 2006: un risultato incredibile se consideriamo che il budget totale della pellicola era di soli 450.000 Dollari, molti dei quali spesi per scritturare lo stesso Levitt, che all'epoca era già un volto noto sul piccolo schermo ed aveva collaborato con colossi del cinema come Robert Redford. Il film rispecchia la giovane età del cineasta e immerge lo spettatore in un modo adolescenziale fatto di tossicodipendenza e di relazioni complesse, ma lo fa adottando una storia e dei cliché tipici del thriller, elevandosi rispetto alla media delle produzioni dello stesso genere.

Un esordio che non lascia dubbi: Rian Johnson è una promessa di Hollywood, e va tenuto d'occhio. Non è un caso che la seconda produzione del regista, il semisconosciuto The Brothers Bloom, abbia un cast ancora più solido del predecessore: i protagonisti sono Adrien Brody (che cinque anni prima aveva vinto l'Oscar per Il Pianista di Roman Polanski) e Mark Ruffalo, mentre Rachel Weisz (a sua volta premio Oscar nel 2006) ha una parte di primo piano. Il trio viene impiegato per un classico caper movie con frequenti contaminazioni dal cinema surrealista, che testimonia nuovamente la tendenza di Johnson a mescolare tra loro i generi cinematografici.

Nonostante un buon successo presso la critica, il titolo non sfonda al box-office: 20 milioni di budget vanno praticamente in fumo, mentre i guadagni totali non superano i 5,5 milioni. Un flop vero e proprio, che non viene nemmeno trasmesso all'estero: la carriera del cineasta subisce una brusca battuta d'arresto, mentre Johnson ripiega sul piccolo schermo, ottenendo un paio di regie.

E che regie: dopo aver diretto un episodio della sfortunata Terriers - Cani Sciolti, cancellata nel 2010 dopo una sola stagione a causa dello scarsissimo successo di pubblico, viene scritturato per Breaking Bad, la serie-cult di Vince Gilligan.

Dirige tre episodi della serie, ovvero la puntata 10 della terza stagione e le puntate 4 e 14 della quinta. Queste ultime, da sole, fanno tornare la carriera dell'autore in carreggiata, grazie a scene di enorme impatto come il tentato suicidio di Skyler e la morte di Gomez, l'agente della DEA che affianca Hank. A rimettere definitivamente la parabola di Johnson in carreggiata ci pensa Looper, del 2012, un buon action sci-fi che vanta di nuovo un cast d'eccezione: nei panni di Joe, il protagonista, troviamo la coppia formata da Joseph Gordon-Levitt e Bruce Willis, con il primo fresco del suo ruolo in Inception (film da cui Johnson ha preso ben più di una semplice ispirazione), mentre nel cast di supporto ci sono anche nomi come Emily Blunt e Paul Dano. Se volete approfondire, potete dare un'occhiata alla nostra recensione di Looper.

All'Inferno e ritorno

Nel 2013 la carriera di Rian Johnson non è ancora all'apice: nessun Oscar, nessun Golden Globe, nessun film di culto all'attivo. Eppure il regista si sta avviando verso la fama, a cinque anni dal flop di The Brothers Bloom.

In un contesto simile, arriva la chiamata di Disney e Lucasfilm: viene scritturato per dirigere Star Wars Episodio VIII: gli Ultimi Jedi. Il mix aveva tutte le potenzialità per produrre un film incredibile, che avrebbe finalmente fatto la felicità dei fan della saga, dopo un inizio claudicante per la terza trilogia di Star Wars con Il Risveglio della Forza: oltre a Johnson, tra i nomi al timone del progetto figuravano anche J.J. Abrams e Ram Bergman, produttore israeliano che proprio con Johnson aveva già collaborato per Looper e con cui più tardi avrebbe rinnovato il sodalizio per Knives Out (per approfondire, abbiamo messo a confronto le tre trilogie di Star Wars nel nostro speciale). Come potete leggere nella nostra recensione di Star Wars gli Ultimi Jedi, la pellicola non è assolutamente scadente, anzi. Tuttavia, al netto del parere della critica, Star Wars VIII non è piaciuto al pubblico, soprattutto nel periodo immediatamente successivo all'uscita: il film, infatti, ha ricevuto migliaia di recensioni negative da parte dei fan, molti dei quali l'hanno paragonato ai picchi negativi raggiunti dalla seconda trilogia cinematografica del franchise.

Oggi le cose sono cambiate, tanto che su Rotten Tomatoes l'Episodio VIII è il quarto per gradimento della critica e del pubblico, subito dopo gli Episodi V, VII e IV.

Un destino analogo a quello dell'apertura della terza trilogia: odiato dai fan subito dopo l'uscita al cinema e solo più tardi rivalutato "a sangue freddo". Non è dunque un caso che, proprio Rian Johnson si sia detto fiero di Star Wars VIII, pur ammettendo che le critiche dei fan di Star Wars sono state dure da digerire. Flop o meno, Star Wars VIII ha lanciato Johnson come "regista-artigiano" di film per il pubblico di massa, facendogli mettere da parte le influenze surrealiste che avevano segnato la prima parte della sua produzione: forse non si tratterà di un bene per la portata artistica delle sue opere, ma sicuramente gli ha permesso di farsi conoscere nello showbiz. Proprio grazie alla regia di Gli Ultimi Jedi, infatti, Rian Johnson ha ottenuto la regia di Knives Out - Cena con Delitto. Knives Out è stato un successo enorme al cinema e in streaming, tanto da convincere Netflix a comprare i diritti dell'intero franchise e da godere di un consenso quasi unanime presso la critica, che ha condotto alla candidatura all'Oscar per Rian Johnson, benché non in qualità di regista ma di sceneggiatore.

Insomma, Knives Out ha portato il suo regista all'apice della fama, perciò le aspettative sul sequel del thriller con protagonista Benoit Blanc sono alle stelle. Alcuni fan di Knives Out 2 sono già sicuri: dai primi trailer, il film sembra persino migliore del predecessore. Per dare un giudizio, ovviamente, i tempi non sono ancora maturi. Ciò che è certo è che il regista e il cast sono entusiasti della pellicola, come hanno lasciato intendere le dichiarazioni di Rian Johnson e Daniel Craig durante la campagna promozionale.

Bissare il successo di Knives Out, specie ora che la release cinematografica sarà limitata a causa degli accordi con Netflix, sembra un'impresa ardua. Tuttavia, sono in molti a attendere Knives Out 2 con ansia: il ritorno di Blanc e compagnia sul grande schermo, fortunatamente, non si farà attendere a lungo, poiché Knives Out uscirà il 23 dicembre su Netflix e, presumibilmente, tra novembre e dicembre al cinema.

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