Ridley Scott tra top e flop: che succede al regista di House of Gucci?

Per Ridley Scott il momento appare complicato, con film accolti in modo contraddittorio e la "guerra" contro la Marvel.

Ridley Scott tra top e flop: che succede al regista di House of Gucci?
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Ridley Scott contro i cinecomic, i pareri contrastanti su House of Gucci, il risultato a dir poco deludente di The Last Duel al botteghino e, per finire, ora la necessità di un recasting per la protagonista femminile del suo prossimo film su Napoleone. Non è un periodo semplicissimo per uno dei registi più iconici di sempre, uno di quelli che tutti conosciamo e che ci ha regalato titoli a dir poco fondamentali nella cinematografia autoriale e d'intrattenimento: Ridley Scott. Superati gli 80, il regista britannico non pare volersi fermare (scoprite qui tutti i prossimi film di Ridley Scott), a dispetto del fatto che molti dei suoi film dell'ultimo periodo, non abbiano incontrato un favore universale, anzi. Che cosa sta succedendo a Ridley Scott? Davvero il suo cinema non può più trovare spazio sui grandi schermi dei nostri giorni? Oppure si tratta semplicemente di deficienze distributive o di aggiustare la narrazione?

Le due facce di un 2021 contraddittorio

Ridley Scott, si è aggiunto a quelli che hanno ben poca stima dell'universo cinecomic Marvel e DC. Senza mezzi termini ha puntato il dito contro contro il loro dominio ai botteghini, ne ha criticato l'universo estetico e semantico, il modo in cui hanno modificato la fruizione e l'atteggiamento del pubblico verso la narrazione cinematografica.

E diciamocelo, da molti punti di vista, al netto dei toni, tutti i torti non li ha, perché sicuramente oggi in sala, vi è molta più voglia di immediatezza e disimpegno, di distrazione ed evasione superficiale. E, a dispetto di quello che si può pensare della sua cinematografia, in molti non paiono ricordare che Scott ha quasi sempre offerto cinema di intrattenimento, per quanto permeato da un anima autoriale palpabile e da tematiche profonde e stratificate.
Nonostante la nostra recensione di The Last Duel lo abbia elevato tra i migliori film sul Medioevo, il penultimo titolo di Scott ha purtroppo prodotto un tonfo doloroso al botteghino e, ai suoi occhi, la conferma di una involuzione del pubblico che non ha premiato il genere a lui più caro: il kolossal storico. La sua risposta piccata durante la conferenza stampa (riassumiamo qui gli insulti di Ridley Scott), è stata la prova di una rabbia e un nervosismo crescente dettati da un risultato che non si aspettava. House of Gucci invece è piaciuto sicuramente di più, gli incassi sono stati assolutamente soddisfacenti, ma la critica si è divisa tra chi vi ha visto una decostruzione dello storytelling anni Ottanta e chi invece un'opera squilibrata, non particolarmente riuscita sul piano della sceneggiatura e del ritmo (noi non abbiamo descritto uno Scott in forma nella nostra recensione di House of Gucci).

Tuttavia il regista britannico potrebbe vedere entrambe le sue opere aggiudicarsi qualche statuetta alla notte degli Oscar. Per molti è l'ennesima prova che in fin dei conti, forse, non è lui il problema, quanto la declinazione del suo immaginario e delle sue tematiche rispetto al pubblico odierno. Altri invece senza mezzi termini lo trovano invecchiato, slegato dal ciò che è il cinema oggi, ripetitivo e poco creativo. Ma chi ha ragione?

Un decennio cinematografico molto complicato

Se guardiamo alla sua carriera negli ultimi dieci anni, vi troviamo sicuramente alcuni dei titoli più divisivi, meno compresi o perlomeno in cui Ridley Scott non ha convinto appieno neppure i suoi fan (abbiamo già affrontato in parte la questione analizzando i peggiori film di Ridley Scott).

Spesso è parso privo della sua iconica audacia, fantasia, della creatività ed incisività tematica che lo avevano reso il simbolo stesso del concetto di rottura, un cineasta capace di non essere mai banale, mai ripetitivo, soprattutto di donare epica a piene mani. Gli esempi più calzanti riguardano sicuramente quattro dei suoi film che più hanno polarizzato le opinioni: Prometheus, Exodus, Alien Covenant e The Counselor. Senza ombra di dubbio, il suo xenomorfo gli ha fatto guadagnare di diritto un posto nella storia del cinema, eppure i due prequel, per quanto apprezzati per alcune trovate e tematiche, non hanno convinto la critica e il pubblico; sono sembrati la prova definitiva che quell'universo è ormai morto e sepolto. In Exodus ed anche Robin Hood ci ha restituito solo a sprazzi la sua grandiosità di narratore, il respiro universale del dramma storico così come era riuscito a fare con il Gladiatore o le Crociate. The Counselor andò persino peggio ma, ad essere onesti, negli anni una parte della critica lo ha completamente rivalutato come un labirintico ed inquietante viaggio nel concetto di potere e malvagità, di avidità nella società moderna (come avevamo anche noi scritto a suo tempo nella recensione di The Counselor).

Soprattutto tenendo conto delle complicazioni che gli mise tra le ruote la produzione, un giudizio troppo severo verso Tutti i Soldi del Mondo sarebbe alquanto ingeneroso; un titolo dimenticabile ma non sbagliato o disastroso. Il quadro può apparire in questo momento alquanto negativo. Tuttavia, a riequilibrare le sorti di un giudizio complessivo su questi suoi ultimi 10 anni di narratore e regista, vi sono The Martian e i due film già citati di questo 2021, che ci dicono moltissimo su come potrebbe invertire la rotta.

La necessità di connettersi alla contemporaneità

Ciò che probabilmente Ridley Scott e anche diversi registi della Vecchia Guardia non hanno capito, è il fatto che indietro non si torna, che il pubblico è cambiato, come sempre è cambiato nella storia del cinema. Forse si dimenticano che proprio loro negli anni hanno contribuito a modificarne gusti ed orientamenti, con modalità neppure tanto diverse per tempistica e velocità di quanto abbiano fatto i cinecomics da loro tanto vituperati.

Tuttavia hanno sicuramente ragione quando dicono che al momento vi è un grosso appiattimento da parte del pubblico, ad oggi formato per gran parte dagli under 25, che sono cresciuti con le avventure di Capitan America, l'Uomo Ragno & co. Per costoro andare in sala significa andare a vedere solo i supereroi; il resto del cinema di intrattenimento è stato semplicemente spazzato via, con la sola eccezione della saga di Fast & Furious (ma la delusione dell'ultimo capitolo la potete respirare solo nella nostra recensione di Fast & Furious 9).

The Martian ebbe un grande successo (e qui potete trovare cinque curiosità sul film di Scott). Perché? Semplice: la fantascienza è tornata a ruggire, ma soprattutto lo ha fatto Marte. Il Pianeta Rosso è ciò che per esempio domina lo storytelling di un idolo della nuova generazione come Elon Musk. Scott si era così connesso al presente, agli anni 2000 in tutto e per tutto.

House of Gucci ha avuto un buon successo di pubblico. Vi sono molte ragioni da analizzare: aveva al suo interno due star amate dai più giovani, come Adam Driver ma soprattutto lei, Lady Gaga. Si tratta poi di un biopic (genere che sta dominando gli ultimi anni) sulla moda, un argomento che non invecchia mai da che mondo è mondo. The Last Duel invece ha pagato un marketing a dir poco terribile, posizionato e distribuito malissimo, ed è un vero peccato perché sicuramente è uno dei film storici migliori degli ultimi anni. Ma forse è proprio il fatto di essere un film storico il problema. Questo genere pare non appassionare più il pubblico nella sua forma classica. Oggi di profondità, tempi narrativi dilatati e drammi in costume, non è che se ne abbia una grande voglia, soprattutto in tempi di pandemia. Al cinema forse si cerca fantasia, evasione, ironia e i cinecomic sono la risposta perfetta.

Ridley Scott rimane un nome di grande richiamo, ma per un pubblico che oggi è minoritario. Di certo può tornare ad essere grande protagonista della narrazione, ma per farlo forse deve puntare su interpreti di maggior impatto e ambientazioni più attuali. La scelta di Phoenix per Kitbag (sapevate che Kitbag avrà 6 enormi scene di battaglia?) potrebbe essere perfetta per il primo aspetto, meno per il secondo. La speranza è che ritorni magari a guidarci tra le stelle, dove è stato il primo a spiegarci che nessuno ti può sentire urlare.

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