Ricordando Kirk Douglas: i migliori film dell'attore da vedere e rivedere

Ricordiamo il leggendario attore scomparso all'età di 103 anni con un viaggio alla (ri)scoperta della sua ricca filmografia.

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Chi scrive è cresciuto col cinema americano classico, ossia con quella cosiddetta Golden Age di Hollywood della quale Kirk Douglas era uno dei principali alfieri. Scomparso alla veneranda età di 103 anni, il papà di Michael è stato uno dei simboli per eccellenza della Settima Arte d'Oltreoceano: in compagnia di John Wayne, Burt Lancaster, James Stewart, Richard Widmark, Henry Fonda, Gregory Peck, Gary Cooper, Charlton Heston, Humphrey Bogart, Paul Newman, Cary Grant, Marlon Brando e altri prestigiosi colleghi che non citiamo per evitare una lista chilometrica, Douglas Sr. è una delle incarnazioni maschili di maggior carisma che abbiano mai calcato il grande schermo. Nato ad Amsterdam e figlio di ebrei bielorussi, il Nostro ha iniziato la sua carriera di interprete nel mondo teatrale prima di esordire nel cinema negli anni '40, con il ruolo di un procuratore distrettuale nel film Lo strano amore di Marta Ivers (1946). L'inizio di una carriera indimenticabile costellata da quasi cento titoli, dei quali ora andiamo a riscoprire insieme quelli da vedere almeno una volta nella vita.

Le catene della colpa (1947)

Da un maestro del noir come Jacques Tournier, un titolo a tema ricco di fascino e mistero. Jeff Bailey, proprietario di un distributore di benzina, ha un misterioso passato che torna a galla quando un giorno gli viene ordinato di incontrare il giocatore d'azzardo Sterling. Prima del meeting, l'uomo racconta la sua storia alla fidanzata Ann, a cui rivela di essere stato un investigatore privato ingaggiato proprio da Sterling per ritrovare la sua amante. Le indagini lo condussero fino ad Acapulco ma il caso si complicò per via del fascino della donna...

Tra flashback e presente filmico, un'opera pregna di atmosfere torbide e oscure che gioca sul tema dell'ossessione e del passato che ritorna. Dark-lady, colpi di scena e una fotografia che accentua i toni dark confezionano un'opera magnifica, nella quale Douglas interpreta un personaggio subdolo e affascinante, dividendo il set con un'altra grande star quale Robert Mitchum.

L'asso nella manica (1951)

Un cinico giornalista, decaduto da tempo e vittima dell'alcolismo, si ritrova a scrivere per un piccolo giornale di provincia, ma è sempre in attesa di un nuovo scoop che possa rilanciare la sua carriera. L'occasione ideale gli capita quando, durante un viaggio di lavoro, si imbatte nella tragedia di un uomo rimasto sotterrato in una miniera. Il reporter sfrutterà la situazione drammatica, con l'aiuto della crudele moglie del malcapitato, per creare una bagarre mediatica senza precedenti.

Capolavoro di Billy Wilder, tragico specchio di un fanatismo spesso comune alle società occidentali e che trova energia nell'esasperazione e nel dolore altrui. Pur esagerando, volutamente, l'evoluzione dei fatti, la storia è ricca di emozioni e non nasconde un violento atto d'accusa contro il mondo del giornalismo, qui rappresentato nella sua accezione più becera e negativa. Douglas è perfetto nel ruolo, dando vita a un personaggio ambiguo che, solo verso il drammatico finale, aspira a una parziale redenzione.

Ulisse (1954)

Nell'antica città greca di Itaca, sono in molti ad attendere il ritorno del re Ulisse e del suo esercito dalla guerra di Troia, su tutti la moglie del sovrano, Penelope, e il figlio Telemaco. Ma l'uomo ha anche molti nemici, che mettono in giro la falsa voce della sua morte per sposare Penelope e salire al potere; la donna rifiuta ogni proposta sentendo in cuor suo che l'amato è ancora vivo. Ma Ulisse nel frattempo è impegnato nelle fasi cruciali del conflitto...

Per il pubblico italiano con qualche anno sulle spalle, l'unico Ulisse di finzione è e rimarrà quello interpretato da Douglas in questo gradevole adattamento nostrano dell'opera omerica: forte e magnetica, la sua è un'interpretazione che lascia il segno e rende ampiamente giustizia all'iconico personaggio, pur al netto di alcune parziali libertà narrative.

Brama di vivere (1956)

L'ultima nomination agli Oscar, dopo quelle per Il grande campione (1949) e Il bruto e la bella (1952), arriva per questa tormentata e ispirata interpretazione nei panni del pittore Van Gogh, al quale la fisionomia dell'attore si è adattata con efficace mimetismo. Un film complesso e ricco di emozioni, adattamento dell'omonimo romanzo biografico di Irving Stone.

La sceneggiatura si concentra sul rapporto tra l'artista olandese e il collega Paul Gauguin (che ha il volto di Anthony Quinn, premiato invece con la statuetta) e offre interessanti sfumature drammatiche nelle due ore di visione, dirette con mano sicura da un maestro come Vincente Minnelli. L'unico Academy Award vinto da Douglas sarebbe stato quello alla carriera, nel 1996.

Sfida all'O.K. Corral (1957)

Uno dei classici per eccellenza del western americano, iconico fin dal motivetto che accompagna i titoli di testa. In un cast delle grandi occasioni, con Burt Lancaster nel ruolo principale, Douglas interpreta con assoluta dedizione il personaggio di John "Doc" Holliday, un dottore alcolizzato e gravemente malato che accetta di aiutare, con spirito sacrificale, lo sceriffo Wyatt Earp nella sua faida contro la banda dei Clanton.

Ispirato alla celebre sparatoria all'O.K. Corral, realmente avvenuta, il film dello specialista John Sturges offre caratterizzazioni memorabili e sane dosi d'azione a tema, per due ore di grande cinema di genere.

Orizzonti di gloria (1957) - Spartacus (1960)

Kirk Douglas ha avuto la fortuna di essere diretto per ben due volte nella sua carriera da un maestro come Stanley Kubrick e in entrambi i casi sono usciti due capolavori del cinema. Il primo, tratto dal romanzo di Humphrey Cobb, è un intenso dramma antibellico che apre a spunti di riflessione attraverso il processo alla corte marziale di tre soldati ingiustamente accusati di codardia.

Il secondo è la rivisitazione della leggendaria impresa dello schiavo Spartaco che diede vita a una rivolta contro l'impero romano, un magnifico esempio di kolossal allo stato puro. In entrambi i ruoli, molto diversi fra loro, Douglas trova la giusta chiave di lettura offrendo due performance indimenticabili che aggiungono ulteriore valore ai relativi cult.

I vichinghi (1958)

Uno dei migliori film sul tema della mitologia norrena mai realizzati, nel quale il Nostro interpreta Einar, un capo vichingo reso sguercio dall'artiglio di un falco e perfetta nemesi del protagonista buono interpretato da Tony Curtis.

Tra riferimenti al Valhalla ed altri iconici rimandi al relativo folklore, questo sottostimato film di Richard Fleischer è una godibile avventura a sfondo epico che regala spettacolo ed emozioni con istintiva semplicità.

Sette giorni a maggio (1964)

Douglas interpreta qui un colonnello che scopre un tentativo di colpo di stato da parte del generale Scott (Burt Lancaster), idolatrato da buona parte dell'opinione pubblica, per spodestare il presidente degli Stati Uniti Lyman, prossimo a siglare un accordo di pace con la Russia.

Sulla scia del precedente Va' e uccidi (1962), John Frankenheimer continua col suo percorso di cinema fantapolitico con questo teso film di spionaggio fatto di grandi nomi e di grandi contenuti, che sfrutta magnificamente l'implacabile sceneggiatura e la sottigliezza dei dialoghi. Un film pacifista con stile, che evita la retorica e scandaglia con perizia nelle psicologie dei protagonisti, mettendo a confronto due modi di pensare antitetici ma entrambi mirati, seppur da un verso in maniera ben più che controversa, al benessere della patria. Il confronto tra i due protagonisti offre scene madri dalla grande intensità drammatica.

Jack del cactus (1978)

Pur senza competere a livello qualitativo con le opere citate sopra, questo curioso film anni '70 vede Douglas Sr. dividere il set nientemeno che con un giovanissimo Arnold Schwarzenegger.

Un western a deriva parodistica nel quale si incontrano le leggende di due diverse generazioni, con irresistibili reminiscenze dalle gag comiche di Wyle E. Coyote e Beep Beep, per un'operazione completamente fuori di testa capace di divertire ancora oggi con una freschezza contagiosa.

Caro zio Joe (1994)

Uno degli ultimi ruoli interpretati per il grande schermo da Kirk Douglas che, quasi ottantenne, si presta con ironia al peso dell'età e veste i panni di un anziano milionario osservante le baruffe tra i suoi eredi che cercano di conquistarsi il diritto al futuro patrimonio prima della sua dipartita.

Michael J. Fox veste i panni di protagonista puro di cuore e il personaggio di Douglas, dato per tutti da morente ma in realtà sano come un pesce, rispecchia la stessa realtà, con l'attore che sarebbe vissuto ancora molti anni a venire prima dell'inevitabile, recentissima, scomparsa.

Altri titoli

Finisce così il nostro percorso in una filmografia vastissima, della quale abbiamo cercato di offrire un compendio variegato a cavallo tra i vari decenni. Molte pellicole e ruoli amatissimi sono rimasti fuori, titoli come Pietà per i giusti (1951), 20.000 leghe sotto i mari (1954), L'occhio caldo del cielo (1961), Prima vittoria (1965), Uomini e cobra (1970), Fury (1978) e Countdown - Dimensione zero (1980), che vi consigliamo comunque di recuperare per uno sguardo a 360° sulla diversità di ruoli e generi che Kirk Douglas ha affrontato nel corso dello scorso secolo.

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