Richard Donner: l'ultimo saluto al regista simbolo degli anni '80

Se ne va a 91 anni uno dei registi più iconici di sempre, un simbolo di fantasia e rinnovamento per milioni di spettatori.

Richard Donner: l'ultimo saluto al regista simbolo degli anni '80
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La morte di Richard Donner priva la settima arte di un grandissimo protagonista, di un uomo che ha saputo stregare intere generazioni grazie alla sua incredibile capacità di sposare ironia e fantasia, leggerezza e audacia.
Da Arma Letale a Superman, da I Goonies a Ladyhawke, Donner ha dominato in lungo e in largo più di un decennio di cinema, è diventato uno dei simboli di maggior rinnovamento di quella Hollywood che all'epoca era impantanata in cliché indigeribili e narrazioni stantie.
La sua perdita rende il mondo del cinema incredibilmente più povero e misero, più arido visto che questo infaticabile regista era un punto di riferimento per tanti cineasti dei nostri giorni, che ne hanno raccolto a modo loro il testimone cercando di eguagliarne la maestria.

La gavetta e il successo con Superman

Veniva da una gavetta dura e difficile Donner, si era fatto le ossa nella televisione di quegli anni, tra spot pubblicitari e serial televisivi, dovendo sovente assaggiare l'amaro calice della sconfitta, come quando si ritrovò a cogliere un terribile fiasco con Il leggendario X-15 dove - pure avendo il mitico Charles Bronson - non convinse.
Ci riprovò con Twinky nel 1969 sempre con Bronson ma pure questo film non piacque molto. Donner sembrava destinato a rimanere nel piccolo schermo, dove del resto non gli mancavano soddisfazioni, basti pensare a serie come Combat! o The Nurses.
Una piccola svolta però arrivò da un horror soprannaturale destinato a diventare un cult e a fare scuola: Il Presagio, con un grande Gregory Peck, incentrato sulla venuta di un anticristo nel corpo di un inquietante bambino. Il film ebbe un buon successo ma soprattutto piacque per l'energia della regia, per l'abilità con cui Donner sapeva catturare l'attenzione dello spettatore.
Di lì a poco, ebbe l'occasione che aspettava da una vita: fu chiamato a dirigere Superman. Richard era solo l'ennesimo regista interpellato dalla produzione, e si dimostrò la persona giusta per risollevare un progetto che rischiava di deragliare.
Sull'eredità e influenza di quel film non si scriverà mai abbastanza. Di base il primo vero e proprio cinecomic ad alto budget, Superman dimostrò che si poteva trovare nel mondo dei fumetti qualcosa di più che storielle per la televisione.
Perfetto nella sua dimensione visiva, nel rendere il simbolo dell'ottimismo americano un tutt'uno con un'epoca che di lì a poco avrebbe visto Ronald Reagan arrivare alla Casa Bianca e cambiare il Paese, Superman fu un campione di incassi e di critica unanime. Donner purtroppo venne di punto in bianco licenziato dal sequel, quando già il 75% delle scene era stato ultimato, e il merito andò tutto a Richard Lester.
Ormai però la sua carriera aveva subito una svolta e di lì a poco dimostrò che il successo del film sul supereroe più famoso di sempre non era un caso.

I film simbolo di un decennio

Il 1985 fu il suo anno migliore. Dopo I Ragazzi del Max's Bar, infatti, in quell'anno diresse due film diventati leggendari: il fantasy medievale Ladyhawke e soprattutto il film più anni '80 di sempre, I Goonies, che tanto ha significato per un'intera generazione di spettatori e di registi.
Girato per gran parte nell'Italia più suggestiva e legata al periodo medievale, Ladyhawke all'inizio non fu completamente compreso dalla stampa, che ne criticò l'iter narrativo e la storia non sempre coerente, ma a oggi tutti lo indicano come uno dei principali motori di quel genere.
Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick erano i protagonisti di una storia a dir poco fantastica, a metà tra Calvino e miti norreni, tra ciclo arturiano e fola popolare, cupa, dark come solo in quegli anni era possibile farne e dal punto di vista visivo e sonoro semplicemente eccezionale.
Poi, ecco arrivare quella famiglia di ragazzi in cerca di tesori e misteri, quel cast di giovani star iconiche tra cui spiccava Josh Brolin. I Goonies ha cambiato tutto nel cinema d'avventura e d'intrattenimento, regalò dei giovanissimi epigoni di Indiana Jones, connesse il meglio della dimensione adolescenziale di Steven Spielberg (produttore del film) con la capacità da parte di Donner di unire i vecchi film cappa e spada con il teen movie che in quel decennio trionfava un po' dovunque.
Il risultato fu il totem cinematografico per eccellenza di quell'era pop e fantasiosa. Ancora oggi, i 40enni e 50enni non possono nascondere un fremito quando si parla di Donner, di quel film, di quei ragazzi e della voglia di salvare le loro case e i loro sogni.

Arma Letale e l'oblio degli ultimi anni

Sempre in quegli anni '80, tanto per non farsi mancare niente, Donner diresse il primo episodio di una saga action a dir poco mitica: Arma Letale.
Quel film fu più innovativo di quanto oggi magari si pensi, perché oltre a rinverdire il poliziesco e l'action, Donner reinventò i principi base del buddy movie, sdoganò due personaggi come quelli di Riggs e Murtaugh, un bianco e un nero, in cui il più "normale" era il secondo, in assoluta antitesi con i cliché di quel tempo.

Adrenalinico, scatenato, mix perfetto di dramma e ironia, Arma Letale lanciò ancor di più Gibson ma soprattutto dimostrò l'incredibile adattabilità di Donner, che passava da un genere all'altro in modo camaleontico, pur senza mai perdere la capacità di stupire ed essere efficace, o l'amore per un filo oscuro e inquietante che collegava tutti i suoi film.
Gli piaceva comunque spaventare, meravigliare, non essere etichettabile. Di base per lui il grande protagonista narrativo fu sempre l'amicizia virile, la lealtà tra uomini, che declinò in mille modi, mentre elogiava solitari e diversi, refrattari alle regole e rinnegati. Dietro la patina di hollywoodiana efficacia, si nascondeva un grande rinnovatore, uno fuori dagli schemi.
Avrebbe diretto altre tre volte la scatenata coppia, negli anni in cui la sua stella si affievoliva, strangolata dal cambio di gusti del pubblico, da nuove leve, dal dominio di una nuova dimensione visiva ed estetica a cui forse non riuscì del tutto ad abituarsi.
Eppure con Maverick, un action efficace come Assassins, un thriller che è dogma per i complottisti di oggi come Ipotesi di Complotto e un gustoso adventure fantasy medievale come Timeline Donner dimostrò che non aveva perso né fantasia né mano.

Molti suoi colleghi oggi lo ricordano, come Steven Spielberg, Shane Black o Zack Snyder. Produttore oltre che regista, Donner ha scoperto tanti talenti della macchina da presa. Dal 2006, da Solo 2 ore con Bruce Willis, Donner non dirigeva più.
Avrebbe sicuramente meritato maggior rispetto e considerazione, non tanto per ciò che ci aveva donato nel passato, ma per come il cinema oggi sia sovente affollato da prodotti che sono ben lontani dalla creatività e fantasia che lui sapeva donare al pubblico.

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