Riccardo Scamarcio si racconta: dark ma non troppo in Welcome Home

Abbiamo incontrato la star a Roma per la presentazione dell'interessante thriller girato in Umbria al fianco di Aaron Paul ed Emily Ratajkowski.

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Ormai a un passo dal traguardo dei quarant'anni, Riccardo Scamarcio appare più instancabile che mai. Solo nell'ultimo anno, la stima numerica dei film che lo vedono protagonista è di 8, numero molto interessante guardando al record di Alberto Sordi che arrivò a girarne 12. Lo dice serenamente, tra il serio e l'ironico, Scamarcio, durante l'incontro a Roma per la presentazione del thriller Welcome Home, nelle sale italiane dal prossimo 11 luglio: "Io voglio battere Sordi". Obiettivo importante per uno spirito infaticabile come il suo, artista che ama profondamente il suo lavoro, dedito anima e corpo al set, luogo preferito tra tutti.
Grazie a Minerva Pictures e Altre Storie, abbiamo avuto modo di scambiare qualche parola con l'attore, nella Capitale per la promozione del film diretto da George Ratliff e girato circa due anni fa nelle campagne umbre. Co-protagonisti della storia due volti internazionali molto amati: Aaron Paul (Breaking Bad) ed Emily Ratajkowski (L'amore bugiardo), che vestono i panni di Bryan e Cassie, giovane coppia in crisi che decide di fuggire per una vacanza romantica in Italia. Qui conoscono il curioso e invadente vicino di casa Federico (Scamarcio), il cui fascino irrita nel profondo Bryan e che potrebbe nascondere molto più di quanto lui e Cassie possano pensare.

Benvenuti in casa mia

Cast internazionale, tensione sessuale elevata e un incipit intrigante: queste le basi di Welcome Home, che Scamarcio si è molto divertito a girare: "Ho adorato l'energia e la simpatia del regista, grande appassionato di cinema. Leggendo il copione ho avvertito i presupposti per un thriller di stampo classico ma con una sua precisa identità, il che mi ha affascinato". La presenza di Paul e della Ratajkowski hanno ovviamente aiutato l'interprete a scegliere di essere nel film, nonostante l'elemento più importante fosse la voglia di sperimentare: "Il titolo rappresenta nella sua narrazione il desiderio e l'erotismo. Amo confrontarmi con ogni genere e con ogni tematica, con lingue e sfide differenti. Mi piace la ricerca e la sperimentazione".
Dopo tante produzioni internazionali, comunque, la lingua per Scamarcio non è più un problema e la vive anzi come "una maschera che aiuta a tirare fuori cose inedite da se stessi", come anche diverse emozioni del suo Federico: "Lui è un personaggio ambiguo e pericoloso: passa dall'amore alla violenza in poco tempo. Mi diverte interpretare un cattivo e farlo non così cattivo, rendendolo più tridimensionale. Voglio che il pubblico si identifichi: l'empatia è essenziale in questo lavoro".
Certo in scena ma non nel privato, visto che l'attore è un personaggio molto riservato che si tiene a debita distanza dai social e detesta essere messo al centro dei riflettori nell'intimo. La condivisione della sfera privata non fa per lui ed è molto chiaro su questo: "Chi ha bisogno di mostrare e di riprendere tutto del prossimo, anche cose più personali, è patologico, specie quando lede la libertà e l'intimo dell'altro. Da noi li chiamiamo infami".

Tornando al cinema, l'attore rivela il suo criterio di scelta di un progetto: "Solitamente mi faccio trasportare dall'istinto, anche da uno scambio critico sul materiale. Per me il come è più importante del cosa. In Welcome Home desideravo ad esempio lavorare con Aaron Paul, attore che stimo molto e con cui abbiamo parlato di cinema e di generi. Lui è una persona particolarmente riservata e un interprete formidabile. Mi ha colpito molto anche se siamo diversi".
Welcome Home tenta anche di allontanare dalla visione internazionale quell'aura idilliaca che circonda il nostro Paese nella cultura di massa. Mostra in sostanza il dark side italiano giocando con atmosfere bucoliche e da fiaba: "Sì, una cosa molto interessante", dice l'interprete: "È un giochino consapevole con cui Ratliff ha voluto smarcarsi dal discorso Bell'Italia, da quell'immagine inverosimile e fuori dal tempo con cui viene dipinto il nostro Paese. Nel film vediamo invece molte zone d'ombra che noi, in quanto italiani, conosciamo molto bene".

Bulimia

Andando oltre il thriller in promozione, Scamarcio ha anche raccontato il suo rapporto con Netflix iniziato con Lo Spietato e il suo metodo lavorativo, che definisce "bulimico". Partendo dal colosso dello streaming: "Il rapporto è stato eccezionale. Non posso rivelare i numeri precisi ma so che Lo Spietato è stato un grande successo all'estero, molto alto anche nel rating mondiale rispetto alla maggior parte delle produzioni italiane. Ne abbiamo anche confezionato una versione doppiata in inglese".
In ordine d'uscita, Lo Spietato è stato il settimo film dell'anno con protagonista l'interprete pugliese, che come spiega in prima persona "ama ogni aspetto della sua professione", anticipando anche qualche prossimo progetto attualmente in pre-produzione o vicino alla riprese: "Amo lavorare, mi nutro di energie e adoro stare sul set. Al momento sto girando Gli Infedeli al fianco di Valerio Mastandrea, progetto di cui siamo molto contenti. In cantiere anche due opere prime. Una è un intrigante horror ambientato in Puglia e intitolato Fascinazione, diretto da Domenico De Feudis. Il secondo è invece Ciccio Paradiso, titolo ambientato negli anni '50 diretto invece da Rocco Ricciardulli. Il progetto più grande è però il Caravaggio di Michele Placido, dove vestirò proprio i panni del protagonista. Grande produzione, grandi ambizioni".

Scamarcio è conosciuto e apprezzato soprattutto come interprete, eppure sono ormai anni che lavora anche come produttore, che è una faccia differente del mestiere e richiede una maturità differente: "Da produttore, risolvo soprattutto problemi. Mi piace accostarmi al Mr. Wolf di Pulp Fiction. Amo comunque gestire il tutto con meno pragmatismo e guardando al valore della collaborazione insegnatomi dalla campagna, che reputo centrale e sostanziale".
Riflettendo infine su di un personaggio che amerebbe interpretare in futuro, Riccardo Scamarcio ha pochi dubbi: "Quello che reputo il più importante della storia moderna: Federico II. Sarebbe meraviglioso".

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