Return to Silent Hill: cosa aspettarsi dal nuovo film

La serie Konami ritorna in grande stile con un obbiettivo multimediale, provando a bissare il successo cinematografico del film datato 2006.

Return to Silent Hill: cosa aspettarsi dal nuovo film
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Un decennio di triste silenzio ha tenuto la saga di Silent Hill nella polverosa soffitta di Konami, nonostante le continue invocazioni dei fan chiedessero a gran voce un ritorno tra le strade ammantate dalla nebbia di quella città da incubo. Correva l'anno 2012 quando Downpour, l'ultimo capitolo della serie, veniva accolto dall'insoddisfazione della critica e del pubblico: da quel momento la casa di produzione giapponese cambiò radicalmente modello economico, dall'addio ai grandi game designer che l'avevano lanciata nell'Olimpo videoludico all'abbandono totale dello sviluppo tripla A, per concentrarsi sul sempre più redditizio e molto meno pericoloso mondo del gaming mobile.

Finché qualcosa, nella corposa foschia di un futuro che tutti davano per spacciato, ha cominciato a muoversi. I leak quasi quotidiani degli ultimi mesi hanno assunto concretezza durante l'evento "a sorpresa" di poche notti fa: Konami riporta sulle scene una delle saghe horror più apprezzate di sempre non solo con il tanto desiderato remake di Silent Hill 2, ma addirittura scommettendo su numerosi altri progetti originali (trovate qui il riassunto dell'evento Konami). Una di queste nuove avventure si consumerà al cinema perché, dopo le sempre più insistenti voci di corridoio, anche Return to Silent Hill è stato finalmente ufficializzato.

L'amore di Orfeo

Ci ha pensato Christophe Gans, l'istrionico regista di quella prima espansione sul grande schermo del franchise - uno di quelli più attivi nel ribadire, in tempi non sospetti, che Konami era pronta ad un revival di Silent Hill - a presentare questo intrigante ritorno. Le parole pronunciate durante l'evento mondiale della casa giapponese mettono in chiaro diversi aspetti, nonostante non lascino trapelare informazioni sconvolgenti sul progetto: la notizia più interessante, anche se prevedibile in qualche modo, è che il pessimo sequel Revelation subirà una sorta di damnatio memoriae (già messa in atto dal pubblico e dagli appassionati videogiocatori) e verrà bellamente ignorata dal canone narrativo.

Lo scialbo tentativo di ripetere il successo del primo film dedicato al franchise horror, capace di incassare quasi cento milioni di dollari in tutto il mondo, portava sullo schermo una rivisitazione del terzo capitolo della serie videoludica, riarrangiandola però in maniera grossolana e senza troppa convinzione, mentre il titolo diretto da Gans del 2006 aveva dato una propria rilettura del primo, storico, Silent Hill. La trama sceneggiata da Roger Avary, infatti, si rifaceva ad un disperato amore genitoriale che spingeva i suoi protagonisti ad affrontare gli orrori della terrificante cittadina americana.

Il salto da un'ottima rilettura del primo episodio alla ben poco riuscita reinterpretazione del terzo lasciava proprio nel centro un vuoto da colmare a tutti i costi, e non a caso la presentazione di Return to Silent Hill è avvenuta appena dopo l'ufficialità del remake targato Bloober Team. Questo sequel spirituale della pellicola datata 2006 porterà nuovamente in scena un amore, ma questa volta sarà romantico e non familiare, proprio come aveva fatto il secondo capitolo della saga Konami: James Sunderland si gettò infatti tra le strade di Silent Hill per cercare sua moglie, deceduta tre anni prima, dopo il ritrovamento di una lettera che lo invitava a visitarla nel loro "posto speciale", sulle sponde del Toluca Lake.

Coraggio e rispetto

Cosa spinge un uomo a navigare in un vero e proprio incubo? Qual è il confine tra un affetto incommensurabile e la follia suicida? Sono queste le domande che Christophe Gans cercherà di esplorare con la sua nuova pellicola, prendendo in prestito l'immaginario creato da Team Silent per imbastire un racconto più intimo e personale rispetto a quello del 2006. Il culto religioso che ha gettato la fittizia cittadina americana all'inferno rimarrà come base narrativa fondamentale, ma si farà semplice cornice di una trama votata all'interiorità, alle questioni scomode da porre a noi stessi.

La sceneggiatura andrà dunque a ricalcare i temi di colpevolezza ed accettazione che hanno reso Silent Hill 2 un'opera monumentale, cesellando un horror psicologico nel quale ogni apparizione, ed anche ogni mostruosità, nasconde un significato profondo che rimanda al protagonista, ai suoi demoni personali. Le parole del regista hanno di fatto confermato la decisa sensazione lasciata trapelare dal primo film, e cioè che Gans sia un vero appassionato della saga.

Gran parte del successo commerciale della pellicola provenne dall'affetto dei videogiocatori, i quali ritrovarono nel film le atmosfere create dal team interno di Konami anche grazie all'uso sapiente della fantastica colonna sonora di Akira Yamaoka: per questo sequel possiamo dunque aspettarci lo stesso profondo rispetto del materiale originale, unito al coraggio di un artista che cercherà di dare la propria interpretazione di un viaggio terrificante. Gans ha infatti lodato gli incredibili livelli artistici raggiunti da Team Silent e punterà a ricollegarsi a quel vivido immaginario, ma ha già annunciato che ci sarà qualche piccola sorpresa visiva.

Oltre a riprendere gran parte del bestiario dalla prima pellicola, Return to Silent Hill proporrà un redesign delle creature, tra le quali continuerà a figurare l'iconico Pyramid Head, con l'intento di renderle ancora più spaventose e realistiche. Tra una trama che guarda alla mitologia greca ed una cornice artistica potenzialmente in grado di scioccare, le mire cinematografiche del franchise orrorifico di Konami promettono molto bene, e puntano così a bissare il grande successo commerciale ottenuto dalla pellicola nel 2006 con un sequel degno della tradizione legata a Silent Hill.

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