Red vs Ribelle, come si è evoluto il rapporto madre-figlia nei film Pixar?

Sia Red che Brave vivono di un rapporto molto intenso tra la madre e la figlia, tra difficoltà e necessità di adattarsi a una generazione diversa.

Red vs Ribelle, come si è evoluto il rapporto madre-figlia nei film Pixar?
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Red ha avuto il grande pregio di aver saputo raccontare, in un modo molto delicato, il passaggio da un'età giovanile a una adolescenziale (gustatevi la nostra recensione di Red): lo scoppio della pubertà, l'arrivo del ciclo mestruale, le prime difficoltà di una ragazzina che a 13 anni deve cambiare la propria visione del mondo, per scelta e non necessariamente perché impostole. Ciò che sembra esserle stata imposta, invece, è la vita precedente, quella dalla quale inizia a evadere, a fuggire, creando una commistione tra il serio e il faceto. Il primo legato all'impegno scolastico, a una vita retta e corretta, figlia di ciò che i genitori stanno provando a insegnarle (o meglio, la madre), mentre il secondo si sposa con le necessità di una ragazza della sua età, che vuole partecipare alle feste, andare al concerto della sua boyband preferita, essere viva. Un po' come accaduto in Merida in Brave.

Dal V al XXI secolo: la storia non cambia

Un rapido viaggio nel passato, per ricordarci i punti fondamentali della vicenda di Brave (è l'occasione giusta per recuperare la nostra recensione di Brave). Siamo nel V secolo, in Scozia, al seguito del clan Dunbroch, in particolar modo di Merida, giovane principessa, primogenita di re Fergus e della regina Elinor.

Se il primo appare come un bifolco dedito al mangiare e al cacciare, incattivo dall'assalto di un orso nero di nome Mor'du, la seconda è una raffinata dama, in grado di gestire la corte nel miglior modo possibile, con un carattere austero e dedito anche all'attenzione di un futuro roseo non solo per la figlia, ma per l'intero clan. Per questo Merida, sin da subito, si ritrova schiava di un rapporto morboso, che la spinge a dover scegliere un pretendente. Il topos affrontato in Brave è quello che spesso si ritrova nelle storie di derivazione melodrammatica, in particolar modo del periodo romantico. La Disney aveva già cavalcato i matrimoni non desiderati con Aladdin, nel quale Jasmine era spinta dal padre, il Sultano, a scegliere un pretendente che potesse farle da marito: in Brave la scelta ricade non solo sulla necessità di trovare quanto prima un marito per la sedicenne, ma anche per provare a riunire i Dunbroch a una delle altre famiglie, tra i MacFuggin, i Macintosh e Dingwall.

Il vincitore di un duello in pieno stile medievale avrà la mano di Merida come premio. Ovviamente la ragazza, nemmeno a dirlo, non è d'accordo. Nel suo rifiuto totale nei confronti di questa vicenda si ritrova, quindi, ad acquistare un sortilegio che rifila alla madre, trasformata in un orso inizialmente senziente, successivamente irascibile e difficile da controllare.

La figura materna che si tramuta in bestia

La similitudine si ritrova, così, non solo nel rapporto madre-figlia, ma anche nella trasmutazione in animale: se Mei deve fronteggiare quella del Panda Rosso, sia suo che della madre, molto più aggressivo e temibile, come preannunciato dallo stesso padre, Merida deve avere a che fare con la gestione di un orso (vi ricordate il tie-in videoludico su Merida? Qui trovate la recensione del videogioco di Brave).

Entrambe spinte da quel fervore che spesso infiamma gli animi, perseguono obiettivi inizialmente simili, per poi distaccarsi anche a seconda del tempo che vivono. La discendente al trono del clan Dunbroch desidera solo l'indipendenza, essere emancipata, come accadrà a Jasmine nella Agrabah di cinque secoli più tardi. Mei, invece, vuole sì l'emancipazione, ma mirata principalmente all'ottenimento di una libertà sociale che la madre non le sta dando la possibilità di avere. Rotture che avvengono nel momento in cui vanno a scontrarsi due mondi che portano due generazioni agli antipodi in contrasto. Elinor vuole seguire le tradizioni di famiglia e salvaguardare la storia passata per poter costruire un grande passo verso il futuro, per riunire tutte le famiglie sotto un'unica egida, quella di suo marito, che nel frattempo non sembra particolarmente interessato a tutto ciò, se non all'uccisione di Mor'du.

Profilo molto simile al padre di Mei, che agisce in maniera quasi del tutto passiva fino al terzo atto dell'ultimo film Pixar, nel quale spinge sua figlia a mostrare la parte più naturale di sé, convincendola che deve trovare un punto comune con sua madre, anche se questo dovesse significare fronteggiare una bestia mai vista prima d'ora a Toronto. L'aggravante, in questo caso, è il fatto di dover avere tra gli antagonisti anche la nonna e le zie. Se in Brave il conflitto si risolve nella comprensione di Merida di aver commesso un grave errore e di aver affrontato male il problema relazionale con la madre, in Red è necessario arrivare a uno scontro molto più coriaceo, bestiale, tra appunto due belve quasi feroci.

Il tutto si riduce, poi, a una discussione molto più pacifica, in quello che sembra essere un iperuranio platonico, dove tutte le idee si intrecciano e si incrociano per dare vita a qualcosa di nuovo. Mei trova, infatti, quella commistione che ha sempre desiderato, convincendo la madre della possibilità di far coesistere il Panda Rosso dentro di sé, domandolo e addomesticandolo a proprio piacere, evocandolo quando necessario. Merida trova un nuovo rapporto con sua madre Elinor, convincendola che una vita diversa da quella raffinata e regale esiste e che lei può essere una principessa che scocca frecce con una precisione unica.

L'adattamento alle generazioni che cambiano

La risoluzione di entrambi i conflitti, che sono in ambo i casi i moventi e gli elementi scatenanti delle storie, portano al compimento di un rapporto rinnovato, che ritrova serenità. Nel caso di Mei c'è un ritorno alle origini, ma con delle modifiche formali: d'altronde lei e sua madre non partono da posizioni contrastanti, ma lo diventano nel momento in cui la pubertà emerge ed esplode.

Merida, invece, deve sin da subito fronteggiare le problematiche di una genitrice molto protettiva e morbosamente ossessiva (la regista di Red aveva già affrontato il tema nel suo corto da Oscar Bao): già dal momento in cui riceve in regalo l'arco da Fergus, la ragazza non trova il pieno consenso della regina, segno che sin da subito qualcosa va corretto in quel rapporto che deflagra in un problema molto più ampio. Entrambe hanno da imparare, non solo le protagoniste, ma le madri: questo perché Elinor deve adattarsi alle esigenze della figlia, che desidera evadere dalle quegli stereotipi da clan del V secolo, e Ming deve comprendere che anche lei, a suo tempo, è stata giovane e costretta a sua volta a sottostare alle angherie protettive della nonna di Meilin.

Per non commettere gli stessi errori c'è la necessità di cambiare, mutare, adattarsi alle novità che la nuova generazione porta con sé, dalle boyband alla coesistenza del Panda Rosso, per la prima volta non incastonato in un ciondolo appeso al collo. Il cambiamento, l'evoluzione, l'adattamento portano sia Brave che Red all'obiettivo finale: la comprensione del prossimo, delle sue esigenze, delle sue battaglie, della necessità da parte di un genitore di dare supporto al proprio figlio in quelle che sono le sfide da portare a termine in delle società che mutano e, inevitabilmente, richiedono altri comportamenti.

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