Ready Player One, differenze tra versione originale e doppiata in italiano

Il giocattolone cinematografico di Steven Spielberg è finalmente uscito in Blu-ray e 4K Ultra HD, occasione per ammirarlo in Versione Originale.

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Lo scorso marzo, dopo anni di attesa e una lunga e complessa post-produzione, il Ready Player One di Steven Spielberg arrivava nelle sale di tutto il mondo per raccontarci l'incredibile storia di Wade Watts/Parzival, tratta dall'omonimo romanzo nerd del geniale Ernest Cline.
Un'avventura ipercinetica e intensa, immersiva esattamente come una sessione di gioco su OASIS, che è poi dove Wade e i suoi compagni si muovono, una realtà virtuale in cui tutto è possibile, preferibile a un mondo quasi al collasso tra inquinamento e povertà, dove a farla da padrone sono le grandi multinazionali del settore tecnologico.
Un film che adatta senza stravolgere l'anima del romanzo e che si presenta tematicamente - almeno in parte - come specchio dei nostri tempi, che tramite la sicurezza e il talento di Spielberg si fa contenitore anche di una vasta gamma di esponenti della cultura pop degli anni '80 e '90, creando nostalgia e squarciando di gioia il cuore duro e puro degli appassionati, avvincendoli e sorprendendoli.
Una simile perla nel panorama blockbuster, che nel mondo ha incassato 582 milioni di dollari, è adesso finalmente sbarcata in tutto il suo splendore in Blu-ray e 4K Ultra HD sugli scaffali dei negozi italiani, valido motivo per provare ad analizzarla nella sua versione originale, esattamente come abbiamo fatto per Avengers: Infinity War.

Welcome to (the real) OASIS

Come per il film dei fratelli Russo, anche in Ready Player One le più grandi differenze tra la versione italiana e quella inglese sono legate a un paio di personaggi ricreati in CGI/Performance Capture e a diversi protagonisti, la cui cifra interpretativa si perde profondamente nella "traduzione".
Questo, a dir la verità, non vale per quello che è il protagonista principale, Tye Sheridan, che dà buona prova di sé ma non caratterizza in eccesso la sua parte in termini vocali, non utilizza uno specifico timbro né qualsivoglia cadenza per dare personalità al suo Wade. È un ragazzo come tanti, anzi, uno fra gli ultimi. Come tale, deve apparire il più neutro possibile, a differenza di altri compagni d'avventura che invece ci vengono presentati nelle loro vesti umane solo nel corso della storia, non inizialmente.
Tra questi ultimi, personaggi quali Art3mis (Olivia Cook) o Sho non subiscono ripercussioni martellanti in fase di doppiaggio. In riferimento ad Art3mis, la voce della Cook in lingua originale è molto suadente e controllata, aperta a fasi di rabbia in alcuni passaggi della sua vita su OASIS in compagnia di Wade, ma c'è da dire che Letizia Ciampa ha fatto un lavoro di puro "adattamento" davvero ottimo, una traslazione vocale estremamente bilanciata che mantiene intatta la veridicità del personaggio, sia in versione digitalizzata che in carne e ossa. Di Sho, invece, non si perde nulla: parla regolarmente in giapponese, idioma mantenuto anche in Italiano.
Passando invece a chi ha subito modifiche interpretative, iniziamo con il divertente ed eccentrico i-R0k, dietro al quale si nasconde in originale il simpatico T.J. Miller (Deadpool 2), che nel film recita doppiando l'inarrestabile mercenario di OASIS. Questo significa, come sempre, la totale perdita della sua performance nella traslazione in italiano, il che è davvero un peccato, soprattutto nel caso specifico, dato che Miller caratterizza ottimamente i-R0k con la sola voce.
Dà vitalità e vibrazioni positive al personaggio, oltre a divertirsi molto in alcuni giochi di parole impossibili da rendere bene nella nostra lingua, tra i quali ricordiamo il "Because i... R0k!" in risposta al "Can you do it?" di Nolan Sorrento, che ironizza sia sul suo nickname che sul suo essere uno "che spacca", così tradotto nella lingua di Dante (ma capite che si perde tutto il senso).
Arriviamo così a Nolan Sorrento, CEO della IOI interpretato dal sempre bravo Ben Mendelsohn, che ne veste i panni anche su OASIS, nascosto dietro al corpo digitalizzato di un omone dalla fisicità importante. Anche nel caso di Mendelsohn il doppiaggio inficia buona parte della sua interpretazione, specie in riferimento alle scene su OASIS, dove l'Avatar è stato attentamente costruito in Performance Capture per imitare le movenze del volto dell'attore australiano.
Se conoscete la star, sapete perfettamente del suo piccolo difetto di pronuncia, tende quasi a biascicare in alcune occasioni, cosa che è anche una delle sue più grandi virtù, perché lo caratterizza e lo rende unico.

In post-produzione, nella creazione dell'avatar di Sorrento, si è cercato di mantenere anche in CGI i movimenti della mascella di Mendelsohn, soprattutto in quei sensibili passaggi in cui il difetto si rende evidente, quindi le immagini e la voce dell'interprete restituiscono una precisa identificazione. In italiano, tutto questo si perde, le differenze però non minano la visione della versione doppiata finché non si vede l'originale, per una questione di adattamento interpretativo e fonico.
A perdere poi molto nella traduzione è purtroppo, in conclusione, il James Halliday di Mark Rylance. Questo perché l'attore Premio Oscar per Il Ponte delle Spie ha un modo di recitare volutamente pacato, lento, calibrato in ogni movimento, in ogni parola; oseremmo definirlo positivamente sonnolento, "bradipesco", elemento che nella sua immensa bravura è capace di passare anche nella performance vocale, dal timbro assolutamente particolare.
Difficile da adattare al meglio, ma la scelta di Andrea Lavagnino come sua voce nostrana si rivela funzionale quantomeno nelle sonorità e anche in una ricercata stanchezza, che però solo Rylance è in grado di tipicizzare e rendere personale, debole ma entusiasmante, unica e originale.

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