Re dell'action a 50 anni: la seconda giovinezza di Keanu Reeves

Filantropo nella vita, mai al centro di scandali o problematiche legali, l'interprete di John Wick è ormai una delle stelle indiscusse del genere.

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Tra le stelle più luminose del firmamento hollywoodiano, Keanu Reeves è una delle più splendenti e apprezzate, con un posto speciale nel cuore di tanti appassionati. Filantropo nella vita, amante degli animali, fratello premuroso e mai al centro di scandali mediatici: l'interprete del mitico Neo di Matrix ha un armadio privo di scheletri e una visibilità talmente positiva da fare invidia al Dalai Lama. A formarlo nello spirito non sono mancati purtroppo drammi e sacrifici, ma Reeves si è anche tenuto a debita distanza dalla parte sporca del jet set con rimarchevole tenacia, senza per questo mai rinunciare alla luci delle ribalta e ai tanti benefici che ne derivavano. Appassionato di moto e anche poeta, nella sua carriera ha sempre tentato di spaziare tra i generi, dal dramma al cinema action, trovando proprio in quest'ultimo la sua vera e più sincera vocazione.

Sono tanti i titoli in cui possiamo ricordarlo, partendo dal già citato Matrix delle sorelle Wachowski, passando dall'immortale Point Break di Kathryn Bigelow, fino ad arrivare a Speed, cult ancora oggi fortemente radicati nella cultura popolare.
A trent'anni, o giù di lì, Reeves ha iniziato a spingere forte verso l'azione, scortato da abili registi e mestieranti, ma è con il suo esordio alla regia, nel 2013, alla soglia dei 50 anni, che l'interprete è entrato di diritto tra le indiscusse maestà del cinema adrenalinico, anche quello più "piccolo" e personale, che tanto piace e fa impazzire gli appassionati più incalliti, noi compresi.

La disciplina del guerriero

Non che prima non lo fosse, e non che adesso non accetti ruoli che esulino l'elemento action, ma anche un po' per questa sovraesposizione mediatica derivante dai social, oggi Keanu Reeves sta vivendo in termini di affetto del pubblico e di carriera una vera e propria seconda giovinezza attoriale. Buon per lui, meglio per noi, perché la sua riaffermazione, il superamento di gravi problematiche personali e la scoperta - approfondita - delle arti marziali, non hanno che giovato al cinema contemporaneo di genere, soprattutto di stampo occidentale.
Senza esagerare, la sottile unione tra sperimentazione orientale dell'action e del modello produttivo americano si deve in parte proprio a Reeves, almeno teoricamente, visto che il suo Men of Tai Chi ha preso il meglio dei due mondi e lo ha poi fuso insieme, in un titolo discreto ma esaltante, ancora adesso poco noto.
Una male solo parziale, a dire il vero, ma l'occhio allenato di Keanu vedeva già molto lontano sei anni fa, scegliendo ad esempio di circondarsi di alcuni dei più abili e portentosi marzialisti orientali esistenti, come Iko Uwais (The Raid) o Yuen Wo Ping, quest'ultimo una delle figure più importanti della coreografia cinese. Raggiunta la mezza età, Reeves disciplina la sua carriera e cede definitivamente al gusto della complessità guerriera delle arti marziali, di cui diventa ancora più appassionato e praticante, rivolgendo anche al cinema questo suo amore, adesso più grande e sincero.

Riesce anche a vestire direttamente i panni di un samurai "scomunicato" in 47 Ronin, film di mediocre impatto in cui però si percepisce ancora una volta tutta la reale ed entusiasmata simpatia che Reeves ha per il cinema d'azione orientale, nonostante qui sia preponderante l'elemento fantasy e una regia spudoratamente americana.
Avrete comunque capito che la vera, seconda e più importante consacrazione nell'action arriva per l'attore con John Wick, titolo da pochi milioni di dollari diretto da Chad Stahelski e David Leitch che ha fatto di Reeves una letale macchina assassina in pensione.

Gli inizi del franchise sono piccoli e accomodanti ma comunque eccezionali, mentre da John Wick: Capitolo 2 fino al sorprendente John Wick 3 - Parabellum la guida di Stahelski e il continuo coinvolgimento creativo dell'interprete uniscono sempre di più quei due modi di intendere l'azione da una parte all'altra del globo.
È una questione di ideologia guerriera, di conoscenza del genere e di caparbietà, quella di unificare due pensieri cinematografici tanto diversi come quelli marziali e americani, ma proprio in Reeves, nella sua faccia e nei suoi assurdi allenamenti, l'azione è grande protagonista nella sua totalità.

Sparatorie, inseguimenti e corpo a corpo che miscelano diversi stili di combattimento: in John Wick c'è tutto, ripreso e costruito nel mondo giusto e interpretato magnificamente nel fisico da Reeves, che insieme a Stahelski e ai coreografi (ci sono dentro anche Yayan Ruhian e Tiger Hu Chen) crea un'impalcatura di movenze e scontri da tirare il fiato, rendendo il protagonista figura quasi mitologica di morte.
E a 55 anni, Kenu Reeves vive con gusto, passione e dignità questa sua paradossale dicotomia, che lo rende filantropo, pacifista e uomo dal grande cuore nella realtà, mentre al cinema il body count derivativo dai suoi eccezionali attacchi continua a salire senza sosta, rendendolo uno degli assassini più letali della storia del medium, una vera divinità incontrastata.

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