Rambo: Last Blood, l'inossidabile spirito di Sylvester Stallone

Torna Rambo per un'ultima carneficina, sempre con il volto del mitico Stallone, nel personaggio per un ultimo e attesissimo capitolo.

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Il primo, mitico film della saga di John Rambo interpretata da Sylvester Stallone si chiama in originale First Blood, "primo sangue". È il nome del romanzo da cui è tratto e che dà anche il sottotitolo alla prima uscita italiana, ed è particolarmente significativo. Nel duello, con "primo sangue" si intende una lotta fino alle ferite, cioè finché una delle due parti non rompe le difese dell'altra. Nella storia di David Morrell, il primo sangue versato è quello di Rambo, tornato da una guerra inutile combattuta per scopi politici insulsi e trattato nel suo Paese persino peggio della missione in Vietnam.
Scambiato infatti per un vagabondo, viene perseguitato, incarcerato e malmenato da chi, in America, rappresenta la legge, come se fosse giusto, in una cittadina chiamata per altro "speranza". Stallone ha sempre detto che il suo Rambo non voleva avere schieramenti politici (nonostante Reagan lo abbia definito "chiaramente repubblicano") ma critici sì: sul trattamento dei reduci, sul disturbo post traumatico da stress (PTSD), sui pregiudizi. In un film d'azione, tutto questo: articolato nella guerriglia, cristallino negli intenti, immortale nella storia del cinema.

Proseguita in altri tre lungometraggi, la storia del Veterano del Vietnam lo ha scortato nuovamente in oriente, in Afghanistan e Thailandia, usato come vera e propria arma dall'esercito americano e ogni volta la promessa: "Vivrò giorno per giorno".
Nel quarto capitolo, alla fine, il nostro Rambo riesce a tornare a casa, meta di un lungo e violento pellegrinaggio spesso obbligato, ma la vita non sembra concedere riposo ai dannati. In Rambo V vedremo allora il protagonista in una quotidianità serena a inaspettata, finché non arriveranno ovviamente i nuovi problemi. Ed è giusto e sensato che, come conclusione, il titolo sia una chiara dichiarazione d'intenti: Last Blood, "l'ultimo sangue", questa volta fino alla morte.

Vecchiaia, questa sconosciuta

"I'm gonna ride 'till I can't no more", canta Billy Ray Cyrus nel trailer, intonando la splendida Old Town Road. Cavalcare finché possibile, finché le forze lo permettono: resilienza contro vecchiaia, contro tutto, che è poi la base caratteriale non solo di Rambo ma anche di Rocky. Stallone "è i suoi personaggi", li vive e li veste di ideologia guerriera, fino a spogliarli nell'intimo, andando al cuore delle emozioni. Con i due Creed abbiamo già avuto modo di assistere alla lettura che l'attore, sceneggiatore e regista dà alla vecchiaia del suo pugile, adesso però è il turno del Veterano, e qui si parla di uno sport tutto differente.
Ci sono sabbia e sangue a sostituire il ring. Non ci sono regole, in guerra, ma soltanto il rispetto dell'avversario, anche se in Last Blood è proprio quest'ultimo a non rispettare Rambo, creduto forse stanco, ritiratosi "dall'attività", proprietario di un Ranch.
Un anziano solo che guarda al passato, che come Rocky parla con i morti per dialogare forse con se stesso, davanti a una tomba, con dei fiori in una mano. Un parallelismo che unisce nuovamente i due grandi protagonisti della vita di Stallone, anche se alla fine Rambo ha il conflitto nel sangue, la morte negli occhi.

Dice nel trailer: "Ho vissuto in un mondo di morte. Ho visto le persone che amavo morire. In tutti questi anni, ho protetto i miei segreti. Ma ora è il momento di fare i conti con il passato". Di cosa possa trattarsi non è chiaro, sappiamo però che il protagonista dovrà vedersela con un cartello messicano e una sanguinosa vendetta. Non conosce pensione, Rambo, così come non sa cosa sia una pacifica vecchiaia. O forse sì, solo che non fa per lui, motivo per cui sceglie di scendere nuovamente in campo dopo anni di quiete per un'ultima missione.
Stallone stesso, via Instagram, ha ammesso che le riprese di Rambo: Last Blood hanno messo a dura prova il suo fisico, sempre temprato ma dolorante. La giovinezza non è eterna, però, e sfiorire nel corpo è naturale, umano. Normale avere più acciacchi, sacrosanto affrontarli con dignità e consapevolezza dei propri limiti.

No. Invecchiare non è solo questione estetica e fisica, ma di testa, e lì si può essere forti e decisi fino alla fine, anche quando le ossa collasseranno e Rambo smetterà di tirare con l'arco e uccidere cattivoni. Sly ha sempre cercato di rimandare l'inevitabile, ormai da anni, ma nella sua eterna giovinezza (nella mente e nel cuore) forse ha capito che è ora di lasciar riposare il guerriero, concedendogli un ultimo spettacolo da protagonista.
Riprende allora la guerriglia, questa volta tra tunnel segreti di spaccio e nello stesso ranch di una vita, tanto che in molti hanno ironizzato su una sorta di rilettura action di Mamma, ho perso l'aereo, un "Home Alone with Stallone". Simpatico, anche se non esiste verità più lontana, visto che trappole e tecniche simili, Rambo, le ha sempre utilizzate, sin dal Primo Sangue. Figuratevi, dunque, se poteva non utilizzarle nell'Ultimo...

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