A Quiet Place 1 e 2 a confronto: quali differenze fra i due capitoli?

Riscopriamo insieme i due film della saga per capire la chiave del loro successo, grazie a una struttura narrativa semplice ma ben congegnata.

A Quiet Place 1 e 2 a confronto: quali differenze fra i due capitoli?
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Alle volte un'idea semplice può portare a un grande risultato, come nel caso del primo A Quiet Place, film diretto da John Krasinski (anche nel ruolo di uno dei protagonisti) che ha da subito suscitato l'interesse dei fan, dando vita qualche anno dopo anche al riuscito sequel.
Entrambi i film, che possono essere considerati come un unico blocco narrativo (emblematico il Part II nel titolo originale), ci mettono a conoscenza di un mondo devastato da una brutale invasione aliena.
I pochi sopravvissuti al disastro hanno così dovuto provare a organizzarsi in fretta e furia per tentare di sfuggire alle grinfie dei loro feroci aguzzini, più simili a orrende bestie feroci che a individui con cui è possibile anche solo pensare di mediare.

Di colpo, il mondo intero è quindi piombato nel silenzio più assoluto, proprio per non attirare le attenzioni degli spietati alieni, sensibili ai rumori e desiderosi di falcidiare gli esseri umani.
In questo speciale proveremo ad analizzare le due opere mettendone in risalto i momenti più iconici e riusciti.

A Quiet Place di John Krasinski ed Emily Blunt

La prima pellicola ci mette nei panni della famiglia Abbott, colpita da una terribile tragedia nel corso dell'invasione aliena, visto che uno dei loro figli è stato brutalmente ucciso da una delle creature mostruose che ora imperversano nel mondo.
John Krasinski crea un film dal piglio potenzialmente da blockbuster senza però dimenticare una dimensione più umana e autoriale, in cui vi è anche spazio per una buona caratterizzazione dei personaggi.

Il tema della famiglia diviene così preponderante all'interno dell'opera, con i genitori protagonisti atti a difendere in ogni modo possibile i loro figli, cercando al tempo stesso di sopravvivere in una realtà ormai totalmente collassata dove vige solo la legge del più forte e l'infanzia non può più essere considerata tale.
La lotta per la sopravvivenza, costante della prima pellicola, diverrà il centro nevralgico anche della seconda, grazie a un ritmo generale ben gestito.
L'idea di puntare sul silenzio prolungato per creare tensione (gli invasori alieni sono infatti sensibilissimi a qualunque tipo di rumore), risulta un espediente tanto semplice quanto funzionale per tenerci sempre sulle spine, così da regalare al film un senso di tensione costante dove i jump-scare sono ben dosati all'interno dell'opera.

Il più grande merito di A Quiet Place è forse quello di essere riuscito a rielaborare un tema ormai estremamente abusato (cioè quello dell'invasione aliena) attraverso una lettura originale, trovando il suo punto di forza anche nella natura a basso budget della pellicola, in cui gli alieni compaiono nei momenti chiave risultando sempre altamente minacciosi ma mai fuori contesto o superflui.
L'opera, infatti, non ricerca la dimensione spettacolare a tutti i costi, ma sfrutta al meglio la cornice dell'invasione aliena per parlare anche (o forse soprattutto) di altro, mettendo in primis in scena le pene di una famiglia impegnata non solo a sopravvivere, ma anche a farsi forza reciprocamente per via dei numerosi traumi subiti.

Tutti i personaggi in campo risultano così profondamente empatici, capaci tanto grazie ai loro punti di forza, ma soprattutto alle loro debolezze e fragilità, di risultare imperfetti, tridimensionali e per questo umani, con il linguaggio dei segni diventato ora l'unico strumento davvero efficace per farsi capire in breve tempo.
La soverchiante forza e resistenza degli alieni invasori pone così i pochi umani sopravvissuti in una situazione di netto svantaggio, non solo dal punto di vista psicologico ma anche da quello fisico.
Gli alieni del film sono simili a bestie feroci implacabili che si possono fermare solo uccidendole, impresa tutt'altro che facile come vedremo proprio nel corso dell'avventura.

Il trovare un punto debole capace di portare un'umanità ormai al limite a ribaltare le sorti dello scontro diviene un altro snodo interessante di trama, che cattura l'attenzione dello spettatore riguardo alla storia, a tratti tragica, della famiglia Abbott.
Un'opera quindi fortemente visiva, segnata per ovvie ragioni da pochi dialoghi, capace grazie agli scenari silenziosi onnipresenti di creare tensione senza sforzo apparente, dotata comunque di un impianto narrativo ben sfruttato e soddisfacente.

A Quiet Place II di John Krasinski, Emily Blunt e Cillian Murphy

Con il secondo capitolo del franchise, il rischio di andare completamente fuori dal seminato era alto, vuoi per l'assenza dell'effetto novità, vuoi per una trama strutturalmente semplice a cui innesti narrativi particolarmente elaborati o intricati avrebbero potuto portare a un nulla di fatto.
Krasinski, nuovamente al timone del progetto, ha saputo far leva su tutti i punti di forza del primo film riuscendo a costruire una storia simile a quanto visto in passato ma non per questo meno avvincente.

Già solo il prologo, capace in pochi minuti di rigettare gli spettatori nelle atmosfere opprimenti tipiche del prodotto, ha saputo catturare in breve l'essenza stessa dell'opera, puntando molto bene su una sensazione di apocalisse alle porte che da tempo non si vedeva in un film di fantascienza legato alla tematica dell'invasione aliena.

Tra vecchie conoscenze e nuovi arrivi nel ruolo di protagonisti, il secondo capitolo non risulta un semplice more of the same quanto una continuazione coerente del percorso di sopravvivenza intrapreso dalla famiglia Abbott nella precedente avventura.

Lo stesso Emmet interpretato da Cillian Murphy cattura la scena, dando sfogo alla sua immensa amarezza per un mondo in cui gli uomini si sono ormai trasformati in esseri pericolosi almeno quanto gli alieni.
Ritorna così in maniera ancora più marcata che in passato la tematica della lotta per la sopravvivenza, con sequenze realmente al cardiopalma capaci di generare tensione dall'inizio alla fine, senza un attimo di tregua, tra alieni invasori spietati, feroci e brutali e situazioni sul filo del rasoio (come visto nel primo film) in cui anche gli spettatori più impassibili non potranno fare a meno di sentirsi catturati dall'azione - alle volte assolutamente claustrofobica - su schermo.
Gli amanti dei videogiochi forse potranno scorgere anche più di qualche somiglianza con alcune delle atmosfere viste nei due The Last of Us targati Naughty Dog, specialmente in un dato momento, in cui uno dei personaggi dovrà vedersela con avversari umani dalle intenzioni tutt'altro che pacifiche.

Bisogna ora capire come l'intero franchise verrà gestito, visto che il pericolo di riproporre una formula sì rodata ma senza novità rivelanti potrebbe diventare concreto.
Allo stesso modo, l'universo di riferimento si presterebbe a più racconti di natura corale, magari presentando anche nuovi personaggi o focalizzandosi sui primi giorni dell'invasione, elemento che potrebbe risultare davvero funzionale anche in termini di varietà, come già dimostrato dall'incredibile prologo di questo sequel.

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