Quentin Tarantino, i 10 migliori personaggi scritti dall'autore

Scopriamo insieme quelli che sono (a nostro avviso) i personaggi più assurdi, complessi, divertenti o audaci inventati dal grande regista americano.

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Dieci film all'attivo (se dividiamo Kill Bill in due) e una marea di invenzioni che hanno fatto ormai di Quentin Tarantino uno degli autori più competenti, interessanti e blasonati della storia del cinema. Il suo marchio è la re-interpretazione dei classici di genere in senso cinematografico, marcata da un'originalità di scrittura imitata in lungo e in largo ma mai equiparata, neanche lontanamente. Ama i dialoghi, i flussi di parole, la complessità della retorica e il suo valore narrativo, motivo che lo spinge sempre a mettere al centro dei suoi film i personaggi, che sono forma e contenuto delle sue opere.

Sono tanti, troppi, quelli davvero iconici e sorprendenti da poter elencare, così abbiamo deciso di sfidare noi stessi e metterci in gioco scegliendo i 10 personaggio migliori scritti da Tarantino, così da rispettare anche il numero dei film da lui diretti. Se non troverete il vostro preferito, sappiate che ci dispiace ma che la nostra scelta non è ovviamente assoluta e tiene conto di diversi criteri, su tutto l'equilibrio tra iconicità, valore intrinseco, interpretazione e divertimento. Difficile, a dire il vero, tanto che anche per noi è stato arduo eliminare almeno un'altra decina di personaggi dalla lista, ma tant'è. Lasciandovi dunque con l'invito di commentare e rivelarci i vostri, ecco i nostri vincitori, suddivisi in modo ordinato a seconda del film in cui appaiono.

LE IENE

MR. BLONDE (Michael Madsen)

Tra tutti i "Mr. colorati" scelti da Tarantino come protagonisti del suo film, con sommo dispiacere soprattutto per il Mr. Orange di Tim Roth, Mr. Blonde è quello che più di ogni altro è rimasto nel cuore dei fan per la sua brutalità, la sua paranoia e una stravaganza tipica degli psicopatici. Indimenticabile il suo balletto ripreso in piano sequenza sulle note di Stuck in the Middle With You. Oltre al grande lavoro di caratterizzazione del regista, qui essenziale ma proprio per questo incisivo, a rendere grandioso il personaggio ci ha pensato anche la mitica interpretazione di Michael Madsen.

PULP FICTION

JULES WINNFIELD (Samuel L. Jackson)

Quella di Pulp Fiction è stata la prima e storica collaborazione tra Quentin Tarantino e Samuel L. Jackson, a oggi il suo attore più feticcio e riutilizzato. Un esordio folgorante nel cinema letteralmente pulp del regista di Knoxville, quello dell'attore, che nei panni del retorico ma brillante criminale Jules Winnfield ha saputo imprimere timore, sagacia e rispetto a un personaggio scritto magnificamente dall'autore, stabile nelle sue idee eppure ricco di sfumature caratteriali. Non saremo certo noi a ripetervi il suo passaggio di Ezechiele 25.17, che molti di voi conosceranno a memoria, ma possiamo ricordarvi la scena finale alla tavola calda, entrata di diritto nei manuali di scrittura cinematografica.

VINCENT VEGA (John Travolta)

Prima e unica collaborazione tra Tarantino e John Travolta (valsa all'attore anche una candidatura agli Oscar insieme a quella di Jackson), il personaggio di Vincent Vega è l'apoteosi della superficialità e dell'idiozia coadiuvate però da una retorica e da un savoir faire assolutamente magistrali, che lo portano a essere protagonista di alcune delle sequenze migliori del film. Il ballo con Uma Thurman resta ancora oggi sensazionale e inimitabile, ma anche molte delle scene condivise con lei e Jules sono emblemi di incredibile qualità di scrittura e recitazione.

MR. WOLF (Harvey Keitel)

Un'apparizione breve ma segnante, quella del "risolutore" Mr. Wolf, tanto che molte delle sue frasi sono tra le più ricordate e citate del film. Elegante, composto e capace di dire le cose come stanno con una risolutezza d'intenti encomiabile e molto divertente, specie per come tratta Vincent e Jules, Mr. Wolf è un personaggio dannatamente efficace e apparentemente scritto con una semplicità disarmante, nonostante una caratterizzazione macchiettistica complessa e molto articolata. Keitel ovviamente impressionante nel ruolo.

KILL BILL

BILL (David Carradine)

Sì, da Kill Bill abbiamo purtroppo deciso di eliminare la maggior parte dei personaggi per un motivo molto semplice: è un'opera composta da un molteplice insieme di piccoli comprimari dove uno non è necessariamente più incisivo dell'altro. Tutti fantastici e indimenticabili (ma questo è un "problema" del cinema tarantiniano), eppure minori e squilibrati. A sovrastare tutto, per una questione di iconicità e scrittura, è però il Bill di David Carradine, che in due lunghe apparizioni su schermo ruba la scena a tutti con la sua parlantina elegante e vellutata e il suo essere così profondamente inquietante e allo stesso tempo carismatico, accattivante e sensuale. La riflessione su Superman che Tarantino mette in bocca a Bill è da annali del cinema.

BASTARDI SENZA GLORIA

ALDO RAINE (Brad Pitt)

Con Aldo Raine, Tarantino sfoga la sua sete cinematografica di violenza, riversando un odio viscerale e assolutamente dissacrante su schermo, tutto puntato contro i nazisti. Brad Pitt interpreta il Tenente a capo dei Bastardi in modo talmente divertito da penetrare lo schermo e sorridere in faccia allo spettatore. Lo muove il suo disprezzo nei confronti dei seguaci di Hitler, che decide di trucidare nei modi più atroci come rivalsa del popolo ebraico, tanto che Tarantino firma proprio con Bastardi senza gloria il suo primo atto di revisionismo storico. Un personaggio carismatico e assolutamente eccezionale, capace come nessun altro di "imprimersi" in testa ai suoi nemici.

HANS LANDA (Christoph Waltz)

Il Colonnello Hans Landa è una delle creazioni più sofisticate, respingenti e perfette di Tarantino. Un ruolo per cui è persino riuscito a trovare un interprete magnifico come Christoph Waltz, lanciato a livello internazionale proprio da Bastardi senza gloria. Talmente importante da aprire il film con quello che lo stesso autore ha definito "il suo miglior dialogo", interpretato magistralmente, tra tensione e rilassamento, inquietudine, morbosità e angoscia. Ma poi la scena dello Strudel o anche il compromesso storico raggiunto con Aldo Raine, prima che questo lo marchi a vita.

DJANGO UNCHAINED

DR. SCHULTZ (Christoph Waltz)

Con una mossa concettualmente perfetta, dopo Bastardi senza gloria Tarantino fa un profondo mea culpa e regala a Christoph Waltz un secondo e fantastico personaggio da interpretare, questa volta talmente buono da arrivare persino a sacrificarsi con cognizione di causa pur di non stringere la mano a un avido, spietato e viscido schiavista. Il Dr. Schultz è un cacciatore di taglie finto dentista che al contrario del perfido Landa è una persona di buon cuore e di animo nobile, innamorato delle belle storie e guidato da un moto capitalista davvero brillante. Il suo obiettivo è fare soldi uccidendo criminali ricercati: pulito e semplice. Detesta lo schiavismo, è un liberale modello e ha un'intelligenza acuta e affilata come pochi altri personaggi dell'autore.

CALVIN CANDIE (Leonardo DiCaprio)

Avido, spietato, senza rimorso, senza morale: Calvin Candie è l'emblema dello schiavista americano pre-rivoluzione, peraltro attirato in modo seducente e morboso dai combattimenti all'ultimo sangue tra mandingo. Dall'accento marcatamente sudista e con idee davvero assurde sulla popolazione afroamericana, tanto da trattare i suoi schiavi come oggetti, Candie è interpretato da un Leonardo DiCaprio davvero impressionante nel ruolo, a cui ha dato anima, corpo e anche sangue, se pensiamo all'ormai iconica ferita durante la scena del teschio. Un villain tarantiniano puro e di inconfondibile cattiveria, quella subdola e ingegnosa che alla fine si rivela essere del tutto sopravvalutata.

C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD

RICK DALTON (Leonardo DiCaprio)

Non potevamo esimerci dall'inserire il protagonista dell'ultimo e stupefacente film del regista, l'ottimo C'era una volta in america, che abbiamo anche inserito nella nostra Top 10 dei migliori film dell'ultimo decennio. Questione di coerenza ma anche di rispetto nei confronti di un personaggio che da solo incarna l'essenza stessa dell'attore hollywoodiano, fuori e dentro il set, prima in ascesa e poi in caduta libera tra vizi e scelte non proprio entusiasmanti, con il solo desiderio di essere ricordato prima della fine della sua carriera, di raggiungere il paradiso delle star, che nel suo piccolo mondo viene sintetizzato nella villa di Roman Polanski e Sharon Tate. Rick Dalton è uno dei migliori ruoli di Leonardo DiCaprio.

CLIFF BOOTH (Brad Pitt)

Forse uno dei personaggi più divertenti mai scritti da Tarantino, e non è un caso che lo abbia nuovamente affidato a Brad Pitt, capace di grandi variazioni interpretative e di sintetizzare alla perfezione poche gocce di dramma in un mare di ironia, tacita o esplicita. Sfumato quanto deve, conturbante, rozzo e solitario, Cliff Booth è un personaggio forte e deciso ma anche misterioso, che trova forza tanto nei suoi dialoghi composti da poche ma incisive battute quanto in un silenzio spesso di dissenso che parla per sé. L'Oscar vinto da Pitt - il primo - è stato sacrosanto e meritato, perché è stato capace di rendere concreto e reale un personaggio sulla carta curioso e un po' assurdo che non molti avrebbero saputo decrittare tanto bene su schermo. Scritto in modo impeccabile dall'autore, Cliff Booth è la grande rivincita di Brad Pitt, come se poi avesse mai avuto realmente bisogno di una rivalsa.

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