Queen e Bohemian Rhapsody: nascita, ascesa e addio di una band leggendaria

Prima dell'arrivo in sala di Bohemian Rhapsody, scopriamo insieme chi era Freddie Mercury e come sono nati i Queen.

speciale Queen e Bohemian Rhapsody: nascita, ascesa e addio di una band leggendaria
Articolo a cura di

Freddie Mercury era un uomo estremamente sensibile, la cui esistenza è stata una lotta continua per l'accettazione. Sì, perché nonostante sembrasse un leone, un vero "animale da palcoscenico", Farrokh Bulsara (questo il vero nome del frontman dei Queen) era una persona timida e insicura nella vita di tutti i giorni.
Nato a Zanzibar il 5 settembre del 1946, il giovane Farrokh si trasferisce a Londra con la famiglia quando è solo un adolescente. Dal momento che aveva frequentato scuole britanniche in patria, per lui l'integrazione - almeno quella linguistica - non è stata un problema. Immigrato a Londra, il ragazzo inizia subito a manifestare inclinazioni artistiche che spaziano dall'arte (disegna benissimo) alla musica.
Una delle cose che fa spesso in quei primi anni a Londra è vendere delle sue creazioni al mercatino di Kensington e, mentre si trova in giro a cercare di capire come far girare la sua vita in senso positivo, incontra due ragazzi giovani come lui, membri di una band, che hanno appena perso il cantante: sono il batterista Roger Taylor e il chitarrista Brian May.
Il ragazzo che arriva da Zanzibar si propone come frontman ai due musicisti e, quando al gruppo appena formato si unisce anche il bassista John Deacon, le cose iniziano a decollare: sono gli anni '70 del secolo scorso ed è appena nato quello che diventerà un gruppo storico, i Queen.
Già il nome è tutto un programma e fa comprendere quanto questa formazione musicale sia aperta a qualsiasi contaminazione. Quattro ragazzi che si fanno chiamare Regina, che giocano sull'ambiguità sessuale trasudando testosterone sul palco. Freddie Mercury (questo il nome che il giovane Bulsara sceglie di usare), si rivela un talento naturale mai visto prima, con una voce potente da 5 ottave che, nel tempo, viene anche utilizzata in esercizi canori da far invidia a un soprano.

Bohemian Rhapsody

Nel 1975 esce il primo album di vero successo dei Queen, che sfonda subito le classifiche britanniche: A Night At The Opera. Questo disco è la quarta produzione in studio della band e diventa un tale trionfo da catapultare i giovani (ragazzi intorno ai 30 anni all'epoca) nello stardom della musica internazionale.


Il rock come non lo si era mai ascoltato, questo propongono i quattro artisti: A Night at The Opera è disco dell'anno 1976 e il primo singolo che viene proposto in radio è la lunghissima Bohemian Rhapsody, una ballata di sei minuti dalla potenza evocativa strabiliante che racchiude in sé l'ispirazione della Musa (il brano è una sperimentazione così inusuale da essere diventata, nel tempo, una pietra miliare nella storia della musica).
Questo è, tra l'altro, il pezzo che dà il titolo al film che vedremo in sala il 29 novembre ed è una canzone dalla complessità incredibile, composta da cinque parti principali diverse tra loro: c'è l'intro cantata a cappella, poi arriva una parte in stile ballata che si conclude con un assolo di chitarra, segue un passaggio d'opera, poi un segmento hard rock e un'altra sezione in ballata che termina con pianoforte e chitarra. Per creare questa canzone ci sono volute sei settimane.

La performance inarrivabile: i Queen al Live Aid

Londra, 13 luglio 1985, stadio di Wembley e Philadelphia, USA - Bob Geldof e Midge Ure organizzano un evento dalle proporzioni stratosferiche: due concerti in contemporanea che riuniscono le band e i cantanti più forti del momento per una causa umanitaria, raccogliere fondi per l'Etiopia, devastata da guerra e carestia.
I Queen non vorrebbero partecipare, perché non credono di essere un gruppo adatto al tipo di show che si svolgerà sul palco dello storico stadio londinese ma, alla fine, accettano. Con loro a Londra gente del calibro di David Bowie, Dire Straits, U2; in USA, in contemporanea, artisti come Madonna, Mick Jagger e Carlos Santana.
Quando i Queen e Freddie Mercury salgono sul palco accade qualcosa di incredibile: la performance della band capitanata dall'istrionico Mercury cattura l'attenzione di tutti (compresi i 2 miliardi di spettatori collegati via etere), il pubblico è in delirio per una band che in molti neppure conoscevano. Freddie Mercury è un catalizzatore, il pubblico è ipnotizzato da lui e dalla forza della sua personalità, oltre che dalla potenza della sua voce la quale, quel giorno, è perfezione divina.
Tutti si rendono conto di quanto stia accadendo sul palco, compresi gli artisti che sono nel dietro le quinte e che stanno rilasciando interviste: anche loro escono fuori ad ascoltare i Queen in quella che è stata definita la performance live perfetta, possibilmente la migliore di tutti i tempi.

La colonna sonora delle Olimpiadi di Barcellona

Forse non tutti sanno che Freddie Mercury è stato sempre un grandissimo estimatore dell'opera lirica e una delle cantanti che adorava è Monserrat Caballé, una straordinaria soprano spagnola.
I due artisti collaborano insieme al secondo album solista di Freddie Mercury, intitolato Barcelona e uscito nel 1987, il cui singolo omonimo deve essere la colonna sonora delle Olimpiadi di Barcellona del 1992. Purtroppo, a causa della morte del cantante, la canzone viene usata solo come tema principale degli "stacchetti" della competizione.

The Show Must Go On

Freddie Mercury contrae il virus dell'HIV intorno al 1982 ma non gli dà troppo peso. La malattia nel tempo si sviluppa in AIDS ma il cantante non dichiara mai pubblicamente di essere malato fino al giorno prima della morte, quando rilascia un comunicato ufficiale. La "Marcia della Regina Nera" (come il titolo di una delle sue canzoni ndr.) si interrompe alle 18:48 del 24 novembre 1991.

Freddie ha 45 anni e lavora fino alla fine all'album Made in Heaven, pubblicato postumo. La sua vita è stata uno sfavillante turbinio di gioie, dolori e inebrianti emozioni sul palcoscenico. Il suo spirito indomito gli ha fatto assaporare ogni più piccolo dettaglio della vita, che ha vissuto pienamente, amando liberamente quando la libertà sessuale era ancora un tabù.
L'eredità che ci ha lasciato sono delle musiche e delle parole senza eguali, che ci accompagneranno sempre, allietandoci, confortandoci o esaltandoci, a seconda dell'occasione. Freddie Mercury e i Queen sono stati un binomio unico (tra alti e bassi creativi e comunicativi), in grado di creare brani epici che trascinano le folle anche oggi, a ventisette anni dalla fine del lavoro della band.
Al ritmo di "We are The Champions" e "We Will Rock You", il mondo non dimenticherà mai un gruppo storico il cui biopic uscirà nelle sale cinematografiche di tutto il mondo a fine anno, in Italia il 29 novembre, e si intitolerà - come abbiamo detto - Bohemian Rhapsody, come la canzone forse più rappresentativa dell'animo di Mercury che è stato luminoso, a volte criptico, straordinariamente eclettico.

Quanto attendi: Bohemian Rhapsody

Hype
Hype totali: 31
84%
nd