Quando un regista perde la rotta e la gloria: i casi Argento e Scott

Siamo davvero sicuri di riuscire sempre ad avere una visione aggiornata della carriera di un determinato regista?

speciale Quando un regista perde la rotta e la gloria: i casi Argento e Scott
Articolo a cura di

Valutare un film in modo oggettivo è un'impresa tutt'altro che semplice, dato che i fattori da tenere in considerazione sono sempre moltissimi, sia che si tratti di un prodotto indie, sia di un film di Federico Fellini o di Orson Welles.
In alcuni casi, però, è possibile imbattersi in alcune opere che fanno pendere pericolosamente l'asticella della qualità verso il basso per tutta una serie di fattori che necessitano, per forza di cose, di un'analisi attenta e approfondita.
Nel corso degli ultimi vent'anni, purtroppo, alcuni registi dal passato glorioso hanno (a tratti inspiegabilmente) iniziato a realizzare opere di bassa qualità, per una serie di ragioni che non sempre è difficile comprendere fino in fondo.
Ad esempio Gabriele Salvatores, con Il ragazzo invisibile, pur provando a puntare sull'innovazione e la crossmedialità, non è riuscito a ottenere dei risultati soddisfacenti a livello di critica quanto di pubblico. Salvatores però non è l'unico che, nell'ultimo decennio, non è riuscito a confermare i successi del passato. Pensiamo ad esempio a Dario Argento e a Ridley Scott.
È bene quindi soffermarsi non tanto sulle loro opere passate (che sono riuscite meritatamente a segnare la storia del cinema mondiale) quanto invece sui loro film più recenti, alcuni dei quali sono il segno di un declino che non avremmo mai voluto vedere.

La ricerca delle nostre origini potrebbe portare alla nostra fine

Analizzando le produzioni più recenti dei due registi, è possibile constatare come entrambi non siano più in grado, ormai da parecchi anni, di emozionare il pubblico come in passato.
Dario Argento, che già con Il cartaio aveva dato evidenti segni di annacquamento contenutistico, con La terza madre ha inevitabilmente iniziato una lunga discesa verso il basso che lo ha portato a creare in seguito uno dei suoi film peggiori in assoluto (se non il peggiore): Dracula 3D.
La pellicola, uscita nel 2012, ha provato a rielaborare una delle icone horror più famose di sempre, cercando di prendere ispirazione dal famosissimo romanzo di Bram Stoker. L'operazione, purtroppo, si è rivelata un fallimento su tutti i fronti, non riuscendo a risultare interessante né dal punto di vista narrativo né da quello tecnico.
Gli attori, oltretutto, non sono stati capaci di sorreggere il peso del film sulle loro spalle, recitando in modo pessimo e a tratti addirittura macchiettistico, rendendo ogni scena piatta e anonima.

Il fatto che Argento non sia riuscito a dirigere degnamente un film horror (genere di cui è stato un grande innovatore in passato), non può che farci riflettere realmente sulla sua importantissima carriera, oggi però arrivata probabilmente al suo punto più basso.
Ancora oggi, infatti, si continua a mitizzare l'intero operato del regista, che viene ricordato per capolavori quali Profondo Rosso o Suspiria, entrambi usciti quarant'anni fa, continuando però a ignorare sistematicamente tutti i suoi insuccessi più recenti.
Per quanto infatti sia doveroso ricordare l'apporto che Argento ha dato ai generi horror e thriller, è altrettanto necessario iniziare anche a guardare alla sua carriera in modo più generale, andando a sommare all'equazione anche tutti i film che sono venuti dopo Opera e che, nella quasi totalità dei casi, non sono più riusciti a conquistare il pubblico come in passato.
Un discorso simile, seppur con alcune differenze, può essere fatto anche per Ridley Scott che, ostinandosi a voler raccontare a tutti i costi la storia delle origini di Alien, si è fondamentalmente autosabotato andando a riscrivere e depotenziare in modo a tratti illogico la Xeno-mitologia originale datata 1979.

Allo stesso modo di Argento per l'horror, Scott è tornato alla fantascienza (in teoria un genere a lui familiare) senza però riuscire a trovare la chiave di volta per far quadrare tutto; il prequel di Alien risulta un film anonimo e confusionario, a cavallo tra reboot e remake, in cui tutto sembra già visto anche se in realtà viene raccontata una storia nuova, particolare in grado di mandare in confusione anche i fan più accaniti del brand. Anche Robin Hood non è riuscito a colpire nel segno: gli scontri visti in film come Il gladiatore o Le crociate ormai non sono nient'altro che un ricordo; in Robin Hood, che contiene al suo interno pochissime scene d'azione, tutto quanto sembra girato in modo meccanico, quasi come se si dovesse svolgere un compito in modo svogliato seguendo delle istruzioni basilari per paura di sbagliare.

Ieri, oggi, domani?

Per quanto il regista, inteso come ruolo cinematografico, sia la figura chiave dell'intero film, spesso ci si dimentica di tutte quelle persone che con enorme dedizione e fatica si impegnano costantemente per creare l'opera migliore possibile stando dietro le quinte: gli addetti ai lavori.
I film, infatti, sono prima di tutto un lavoro di squadra, e solo capendo questo si può forse iniziare a ragionare sulla moltitudine di cause che hanno portato registi come Argento e Scott ad arrivare nell'infelice situazione attuale, anche se prima di parlare di questo aspetto è bene non dimenticarsi di inserire nell'equazione anche il pubblico generalista.
Il primo concetto cardine da fissare è che noi, gli spettatori, siamo nella maggior parte dei casi abitudinari, per non dire pigri, ed è proprio per questo motivo che esistono i brand.
Nel cinema attuale, infatti, nulla è più potente di un nome riconoscibile e codificato, particolare che ha portato sia Scott che Argento a decidere di tornare alla ribalta puntando su un qualcosa di conosciuto molto bene sia da loro che dal pubblico.
È molto più facile, infatti, supportare un'opera che già si conosce piuttosto che affezionarsi a una nuova idea e/o a dei nuovi personaggi, dato che ormai sempre più spesso l'effetto nostalgia è diventato una variabile da tenere fortemente in considerazione durante la produzione di un film, perché in grado di coinvolgere una fetta di pubblico molto ampia.
Nel caso di Dario Argento, è successo con La terza madre, che purtroppo non è riuscito a chiudere degnamente la trilogia horror da lui creata, complice un lasso di tempo davvero fuori scala impiegato per concluderla, anche perché l'ultimo capitolo è uscito a distanza di quasi trent'anni dal precedente.
Ridley Scott ha invece provato a tornare alla ribalta con Prometheus, non riuscendo a sua volta a bissare il successo e la qualità del capostipite, Alien. Per questo scegliere di puntare su un brand del passato è sempre un'operazione ad alto rischio, dato che possono uscire fuori capolavori come Mad Max: Fury Road, ma anche prodotti disastrosi e imbarazzanti come Terminator Genisys.

Con Dracula 3D, si è deciso di andare ancora oltre, arrivando a concepire e realizzare varie scene che, in alcuni casi, hanno per forza di cose spinto molti spettatori a domandarsi come sia stato possibile giungere a livelli qualitativi così bassi e/o approssimativi.
Ed è proprio qui che entra nuovamente in scena il concetto di "squadra" legato a un film; un regista infatti, per quanto talentuoso e dalla carriera impeccabile, a volte può sbagliare e/o avere un'intuizione oggettivamente pessima (dato che si tratta pur sempre di esseri umani).
Il problema di fondo è però quello di farglielo notare in tempi utili, per evitare possibili conseguenze che spaziano dal profondamente tragico al profondamente comico. Il nostro cinema, infatti, pur trovandosi in una situazione sicuramente non idilliaca, può vantare realmente una moltitudine di persone competenti e preparate in grado di far fronte a ogni tipo di problema. Da un punto di vista pratico, nel momento in cui una determinata persona si ritrova a condividere il set con un regista estremamente famoso, magari potrebbe non riuscire a fargli notare immediatamente alcuni errori oggettivi, perché spinto dalla stima che prova per il suo operato o per una mole non quantificabile di altri fattori.

Quando George Lucas ha creato Jar Jar Binks, ad esempio, nessuno si è minimamente sognato di fargli notare che il personaggio non funzionava, sia dal punto di vista visivo che da quello contenutistico, seppur fosse un qualcosa di palese. Allo stesso modo, durante Dracula 3D, nessuno ha fatto minimamente notare ad Argento tutte le enormi lacune dell'opera, pur magari notandole; ed è per questo forse che la scena in cui il protagonista si trasforma in una mantide gigante non è stata eliminata e/o stroncata sul nascere, ma anzi è arrivata senza problemi nelle sale di tutta Italia.
D'altronde ognuno sul set ha il proprio ruolo ben preciso, e travalicare le varie gerarchie porterebbe semplicemente al caos più totale; per questo, anche se in alcuni casi sarebbe forse necessario provare a instillare comunque il ragionevole dubbio, moltissimi addetti ai lavori, seppur estremamente competenti, scelgono di rimanere in silenzio per arrivare nel modo più tranquillo e sereno possibile a fine giornata.
Il concetto di brand in questo modo va a legarsi indissolubilmente al nome di un determinato regista che, per quanto possa inanellare una moltitudine di errori e/o scelte sbagliate, viene sempre recepito dalla collettività in maniera positiva, anche perché "raccontato" in un solo e specifico modo da tutti i media.
In alcuni casi bisognerebbe invece sforzarsi di uscire dalla propria comfort zone per provare a valutare oggettivamente tutte le opere che visioniamo, provando anche a non farci influenzare da quello che un determinato artista ha creato magari quarant'anni fa ignorando poi tutto il resto.

Che voto dai a: Dracula 3D

Media Voto Utenti
Voti: 24
3.2
nd