Quando Hollywood è spietata: il caso Josh Trank

Dall'interessante quanto riuscito Chronicle alla disfatta di Fantastic Four: analizziamo la carriera filmografica di Josh Trank.

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Dopo l'articolo incentrato sulla parabola discendente di Richard Kelly, torniamo a proporvi il caso di un altro regista rimasto vittima dell'impietoso sistema produttivo hollywoodiano, capace tanto di creare nuovi miti quanto di distruggerli nel giro di pochi attimi. Il regista di Chronicle Josh Trank , dopo un'interessante prova iniziale, è improvvisamente scomparso dalle scene per via di quel piccolo grande disastro chiamato Fantastic Four, reboot creato nel tentativo di discostarsi dai capitoli diretti da Tim Story, con risultati tutt'altro che esaltanti.

Supereroi postmoderni

Il percorso autoriale e stilistico di Josh Trank, seppur differente da quello di Richard Kelly, è comunque in grado di farci capire quanto un singolo passo falso all'interno di Hollywood possa risultare fatale. Il regista ha esordito con il godibile Chronicle, film a sfondo supereroistico girato in stile falso documentario capace di rielaborare opere cult come Akira in maniera tutto sommato soddisfacente.
L'opera vede come protagonisti alcuni ragazzi liceali che si ritrovano a dover gestire degli incredibili poteri, ottenuti in maniera fortuita dopo essere entrati in contatto con uno strano minerale. Il film, pur proponendo allo spettatore una storia semplice, tratta la tematica supereroistica declinandola attraverso una parabola di disagio giovanile, soprattutto grazie al personaggio interpretato da Dane DeHaan.
Ricalcando quindi alcuni stilemi tipici del racconto di formazione adolescenziale, Chronicle riesce a fare un ulteriore step contenutistico smarcandosi dalla semplice retorica, trattando numerose tematiche mature in grado di intercettare anche il pubblico più adulto.

Il regista ha infatti voluto usare la cornice del cinecomic più come un semplice sfondo anziché come fulcro dell'opera. Nonostante non manchino tutti i tòpoi del genere supereroistico, l'opera decide di puntare al massimo, paradossalmente, anche sul realismo e sul concetto del diverso/emarginato. Gli adolescenti che vediamo compiere le più svariate azioni nel film non sfruttano fin da subito i propri superpoteri in favore di un bene superiore. Il loro obiettivo principale è semplicemente riuscire a convivere con il nuovo status, testando in primis sulla loro pelle tutti i possibili benefit.

Il film è riuscito a catalizzare in breve tempo tanto le attenzioni degli addetti ai lavori che del grande pubblico, risultando un buon successo a livello commerciale. Josh Trank venne quindi ingaggiato per girare Fantastic Four, reboot con protagonisti i celebri supereroi di casa Marvel.
Al momento delle riprese però il rapporto tra regista, produzione e attori si è sempre più incrinato, tanto per le classiche pressioni degli studios (rimozioni di parti chiave, riscritture) quanto per il carattere - almeno secondo le dichiarazioni - non proprio facile dello stesso Trank.

Il regista aveva infatti istituito una sorta di tenda (all'interno del set) in cui poteva entrare solo lui, a testimonianza di quanto l'intero processo creativo si fosse trasformato in una lotta intestina, capace di affossare l'intero film.
Dopo l'uscita dell'opera, rivelatasi un flop, Trank ha subito così una brusca battuta d'arresto a livello lavorativo. Anche per colpa sua, ma non solo.

Un fantastico quartetto

I Fantastici 4, pur essendo tra i supereroi più famosi e amati di casa Marvel, non sono mai stati fortunati in fatto di trasposizioni cinematografiche.
Dal film del 1994 diretto da Oley Sassone (mai distribuito in sala) fino alle opere di Tim Story degli anni 2000, i personaggi non sono mai riusciti a far davvero breccia nel cuore del grande pubblico. Hanno deluso l'enorme numero di appassionati delle loro controparti cartacee che, ancora oggi, attendono speranzosi una trasposizione su grande schermo quantomeno accettabile.
Il recente film diretto da Josh Trank purtroppo è finito nel triste filone degli adattamenti a sfondo supereroistico poco riusciti.
L'opera, concepita in chiave maggiormente realistica (quasi a voler emulare per certi versi l'epica nolaniana di Batman) si è rivelata eccessivamente sottotono, sia a livello contenutistico che stilistico.
Con Fantastic Four si è andati a tutti i costi - e in modo a tratti paradossale - verso il realismo, senza riuscire a catturare l'essenza dei personaggi protagonisti. La ricerca smodata di Trank riguardo l'attinenza alla realtà si è trasformata in un'arma a doppio taglio: l'inconsistenza della trama ha poi pensato al resto.

Il film infatti può essere considerato come un lungo incipit che, dopo la prima mezz'ora, non riesce a evolversi in nessun modo. Basti pensare alla quantità davvero scarna di location in cui si muovono i vari protagonisti, che trascinano tutto stancamente fino al finale, senza alcun picco emotivo.
Il regista ha così deciso di puntare sull'autorialità, senza però riuscire a gestire al meglio ogni aspetto dell'opera, arrivando così a scontrarsi con la visione degli studios.
La carriera di Josh Trank si è improvvisamente arrestata per un singolo (quanto in realtà distruttivo) passo falso.

Nonostante il regista sia riuscito a creare un'opera come Chronicle (che potrebbe anche raggiungere lo status di cult), il passaggio ai blockbuster lo ha costretto a entrare in una sorta di "zona grigia" in cui ambizione e visione autoriale hanno cozzato inevitabilmente con le imposizioni della major.
È innegabile comunque che la totale disfatta del progetto non sia imputabile solo alla Fox, ma anche allo stesso regista. Nei momenti di maggiore crisi, non è purtroppo riuscito a mantenere la calma arrivando anche a non farsi benvolere dagli stessi attori protagonisti.
Una vicenda non esaltante, capace di mettere ancora una volta in risalto alcune storture nelle dinamiche produttive dei blockbuster hollywoodiani.

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