Il problema di Mission Impossible 7 è che esiste John Wick 4

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno e John Wick 4, due pellicole che guardano al pubblico sfruttando il genere action... ma a modo loro.

Il problema di Mission Impossible 7 è che esiste John Wick 4
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Il 2023 ha visto arrivare sui grandi schermi di tutto il mondo due colossi del genere action: John Wick 4 e Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte Uno. Entrambe le pellicole hanno cercato di sconvolgere il grande pubblico con alcune sequenze mozzafiato e stunt ben congegnati, ma... andando oltre il valore intrinseco e l'apporto di Tom Cruise in relazione al cinema contemporaneo, in questo caso lo scontro non lo ha visto sicuramente vincitore, specialmente quando si parla di Azione in termini di regia, cura, messa in scena e fotografia. Il cinema cambia e si evolve, lo ha sempre fatto, e ci sembra giusto sottolineare l'enorme valore creativo e formale di John Wick 4, in relazione a un genere che ha ancora molto da dire e lo fa utilizzando apparecchi e mezzi nuovi, atti a migliorarne la resa generale e il rapporto diretto con un'audience che negli anni ha visto praticamente qualsiasi cosa.

Così Wick e Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte Uno diventano i baluardi, almeno per adesso, di un ragionamento che si servirà delle loro caratteristiche specifiche per cercare di capire come il genere Action stia cambiando, attualmente parlando, e quale strada prenderà a breve.

Stanchezza e creatività nostalgica

Una delle prime cose che salta all'occhio, durante la visione di Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte Uno, è un certo tipo di stanchezza che sembra trascinare in avanti gli eventi generali, sia dal punto di vista della trama (ne abbiamo parlato approfonditamente nella nostra recensione di Mission Impossible Dead Reckoning Parte Uno) che della regia stessa.

Anche se gli appassionati sembrano apprezzare le nuove gesta di Ethan Hunt, il film oscilla continuamente fra una verbosità piuttosto ingombrante, figlia della spy story alla base della narrazione, e un certo piglio formale che non sorprende troppo in termini di originalità. Fondamentalmente, specie dopo l'uscita di un film come John Wick 4, una pellicola che si pone allo spettatore come lo fa Mission: Impossible desta stupore, ma in termini negativi. La regia di Christopher McQuarrie, il modo stesso in cui si serve della macchina da presa per scrivere le immagini e comporre la storia, appare freddo e piuttosto svogliato, quasi anonimo per certi versi, complici alcune scelte tecniche molto scolastiche (inquadrature fisse e stilemi estetici già visti nei titoli precedenti), lontane dalla ricercatezza e dal dinamismo estetico che possono trovarsi altrove.

La scelta di non strafare in termini formali non è, ovviamente, un demerito assoluto, piuttosto il limite di un cambiamento che sta avvenendo lentamente anche nel gusto generale in termini di film d'azione. La tanto decantata e sponsorizzata scena del salto con la motocicletta, ad esempio, rappresenta uno dei momenti più spettacolari di una pellicola che gioca con lo spettatore nel modo più diretto e infantile possibile, offrendogli un Tom Cruise lanciato in una scena da brividi. In parallelo, però, troviamo la sequenza dei treni sospesi nel vuoto, che pur alimentando una suspense tangibile, non concretizza mai le sue complete potenzialità, incidendo anche sulle tempistiche generali della pellicola.

Questo approccio relativamente classico non emoziona più di tanto, offrendo una manciata di immagini che sono sì estremamente cinematografiche, ma al tempo stesso piuttosto derivative e familiari, figlie di uno stile che fa al meglio il proprio lavoro, senza però mai innovare veramente il materiale in scena, purtroppo. Non a caso, anche la stessa trama di Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte Uno guarda continuamente al passato della saga, sancendo un profondo rispetto nei confronti delle sue origini, riconfermate in un racconto che trasforma i propri anacronismi in elementi moderni e post-moderni, per poi approdare nella dimensione di una fantascienza che funziona.

La stessa identica cosa la troviamo anche nella dimensione formale, con un regista impegnato a tratteggiare un contesto che cita e si autocita, senza risultare mai troppo ispirato, ma curiosamente nostalgico e pur sempre impegnato a sfruttare la macchina cinematografica per approcciarsi facilmente al pubblico di tutto il mondo, in egual maniera.

Così, la stessa stanchezza che pare percepire Tom Cruise quando è in scena diventa una sorta di identità creativa che muove l'insieme spettacolare dei momenti a comporre questa pellicola. Sebbene la credibilità generale resti intatta, nell'insieme degli eventi trattati emerge un modus operandi registico che non convince fino in fondo, complice la semplicità spossata di una poetica ben lontana dalle attuali possibilità che il genere action potrebbe raccontare.

Cambiamento

John Wick 4, invece, dal canto suo, è una pellicola che si è mossa decisamente nella direzione opposta rispetto a Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte Uno, in termini di regia, fotografia e messa in scena. Partendo proprio dallo sperimentalismo alla base della sua identità formale, viene naturale riflettere sullo stesso genere action e su tutte le implicazioni future che un lavoro del genere potrebbe o meno avere in termini tecnici e creativi.

Diversamente da quanto visto in Mission: Impossible, qui il tocco di Chad Stahelski, il regista, è più palese che mai in termini autoriali. Anche se John Wick 4 non brilla dal punto di vista della trama, offrendo una serie di situazioni e un viaggio dell'eroe visto anche altrove, è proprio nelle modalità in cui viene messo in scena che risplende dall'inizio alla fine. In questa pellicola troviamo il consolidarsi, ancora una volta, della grande chimica tra Stahelski e Dan Laustsen (il suo direttore della fotografia), già confermata in John Wick - Capitolo 2 e in John Wick 3 - Parabellum. È proprio nel connubio artistico di questi due che risiede il valore creativo di una pellicola che fa del suo meglio soprattutto in termini estetici e creativi, cercando continuamente di innovare le proprie possibilità nel genere action, fino a generare uno sguardo estremamente dinamico e standard sicuramente interessanti in termini cinematografici.

Con questo film, la scrittura assume una valenza tutta figurativa, sfruttando principalmente la dimensione visiva per raccontare, emozionare e attrarre il pubblico verso gli eventi sul grande schermo. Servendosi, quindi, di una sceneggiatura essenziale e concentrata a rendere tutto quello che vediamo e soprattutto sentiamo pronunciare ai personaggi in gioco, attraverso una chiave più epica, John Wick 4 tratteggia il proprio percorso all'insegna di una spettacolarizzazione studiata che si manifesta anche nei momenti più tranquilli e fermi, con inquadrature pittoriche e ben equilibrate, valorizzate da una composizione che gioca con i neon e le scenografie in cui tutto si muove (recuperate la nostra recensione di John Wick 4).

La luce è un altro elemento centrale nella costruzione dell'identità estetico-concettuale della pellicola, sfruttata sia per valorizzare le sfumature noir di alcuni sviluppi (non è difficile assistere a un cambio cromatico improvviso dell'illuminazione atto a sottolineare lo stato d'animo dei personaggi in scena o a diventarne un riflesso diretto) che per disegnare alcuni elementi totalmente assenti, dal punto di vista tangibile, ma sottocutanei dal punto di vista concettuale (un esempio di ciò lo troviamo nella scena ambientata nella discoteca a Berlino, in cui dietro alla schiena dell'antagonista principale, non appena inquadrato da lontano, si può notare un fascio di luci a forma di trono).

È proprio questa indole fatta di oggetti aerei ma chiari e colori a distanziare John Wick 4 da qualsiasi altro prodotto action attuale, contribuendo a valorizzarne le dinamiche più violente attraverso una particolarissima raffinatezza formale che ritorna continuamente, di scena in scena, risultando perfettamente coerente con i cliché in gioco, fin quasi a impreziosirli. In tutto questo, troviamo anche alcune citazioni molto importanti al cinema di genere, pronte a diventare parte dello stesso tessuto narrativo della pellicola.

Il cinema Western, innanzi tutto, è una costante sia in termini visivi che narrativi e strutturali, contribuendo ad alimentare una certa epica epica omerica (fatta di grandi eroi irraggiungibili e scontri assurdamente spettacolari) presente dall'inizio alla fine. Con questa troviamo anche citazioni a grandi classici come I guerrieri della notte, per fare un esempio, e allo stesso mondo dei videogiochi (basti pensare allo spettacolare piano sequenza girato in Francia, in cui la telecamera si solleva sopra la testa del protagonista e lo segue passo passo durante uno scontro a fuoco, accompagnato dal ritmo pulsante e ignorantissimo di una melodia da discoteca). Anche in Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte Uno troviamo citazioni e auto-citazioni interessanti, ma non tanto incisive quanto quelle di John Wick per quanto riguarda originalità e scrittura.

Come anticipato poc'anzi, un aspetto da non sottovalutare affatto dell'ultimo film di Keanu Reeves è proprio il suo lato più ludico e divertente; quella manciata di scelte strutturali che avvicinano tantissimo l'azione ai concept dei videogames, delineando un prezioso dinamismo scenico che Mission: Impossible non è riuscito a confermare con questo capitolo, restando ancorato a scelte più statiche e scolastiche. Lo stesso divertimento del regista, qui, è più palese che mai, alternando momenti estremamente concitati a lunghe sequenze e stunt che risultano esagerate e dai tratti buffi, ma comunque interessanti da vedere, avvalorando anche un certo piglio fumettistico alla base delle varie riflessioni narrative (evidenziato pure dal modo in cui sono caratterizzati i personaggi on stage).

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