Prince of Persia: dal videogioco al cinema e viceversa

Visto l'arrivo del remake de Le Sabbie del Tempo, proviamo a scoprire l'evoluzione della saga sia dal lato videoludico che cinematografico.

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Nel corso del tempo la struttura dell'intrattenimento mondiale è cambiata, puntando sempre più spesso nella creazione (o reiterazione) di brand fortemente consolidati nell'immaginario collettivo, facendo quindi evolvere il concetto di opera autoconclusiva in favore di un marcato avvicinamento all'idea di saga - virtualmente - infinita.
Questo passaggio, che ha colpito tutti i rami dell'entertainment (basti pensare alla mutazione genetica dei poster cinematografici) ha inevitabilmente travolto anche l'industria videoludica diventata, soprattutto nell'ultimo decennio, uno dei media più fiorenti.
Il cinema, da questo punto di vista, non ha mai nascosto l'intenzione di voler puntare su numerosi adattamenti di videogiochi famosi, non riuscendo però molto spesso a valorizzarne appieno lo spirito originale.
La saga di Prince of Persia rappresenta una vera e propria via di mezzo, piena di molteplici luci ma anche di qualche ombra (un po' come lo stesso principe protagonista), che proprio con l'annuncio del nuovo remake è salita alla ribalta delle cronache.

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Nel 1989 arriva per Apple II Prince of Persia, un'epica avventura dalla forte componente esotica nata dalla mente illuminata di Jordan Mechner.
Il primo seminale videogame della saga, grazie anche a un comparto tecnico assolutamente all'avanguardia per l'epoca (sono infatti entrate nella leggenda le animazioni dei personaggi effettuate con la tecnica del rotoscoping) ha aperto la strada anche ai capitoli successivi, in grado nel corso dei decenni di guadagnarsi a pieno titolo lo status di cult.
Dopo l'ottimo secondo capitolo, The Shadow and the Flame uscito nel 1993, il franchise ha subito una battuta d'arresto con il purtroppo non così esaltante Prince of Persia 3D del 1999.
La saga, non riuscendo quindi a passare in modo ottimale dal 2D alle tre dimensioni, è sprofondata per qualche anno del dimenticatoio salvo poi tornare alla ribalta per merito dell'ottimo reboot effettuato da Ubisoft nel 2003, capace di traghettare perfettamente il principe nell'era PS2 facendolo diventare a conti fatti uno dei personaggi più iconici della sua generazione.

Le Sabbie del Tempo ha settato dei nuovi standard qualitativi per il genere action adventure, riuscendo a modernizzare l'iconografia classica del gioco non solo a livello estetico ma anche attraverso trovate di gameplay che di lì a poco avrebbero fatto scuola in molti giochi simili, a cominciare dall'intuitivo sistema di arrampicata, tra le quali svettano le ormai celeberrime camminate sulle pareti.
L'opera, oltre a un solido gameplay capace di mescolare senza soluzione di continuità momenti platform con coreografiche sequenze action, ha saputo puntare al massimo anche sulla componente narrativa, grazie a una trama molto semplice e per certi versi lineare ma capace d'intrattenere gli spettatori dall'inizio alla fine per via di numerosi momenti emozionanti.

Il successo travolgente del primo capitolo ha dato così il via a una nuova trilogia, composta anche dagli ottimi Spirito Guerriero (dal mood molto più cupo e dark rispetto al primo capitolo) e I due Troni, terza e conclusiva avventura in grado di unire sapientemente le differenti atmosfere dei titoli precedenti - riprendendo il concetto di metà oscura presente nel gioco originale e riuscendo al contempo a chiudere in maniera soddisfacente la saga del Principe di Persia.

Il tempo è un mare in tempesta

Vista la sempre crescente popolarità del media videoludico, l'industria cinematografica ha così deciso di puntare proprio sulla creatura di Jordan Mechner, nel tentativo di dare alla luce un adattamento ad alto budget (anche per via della collaborazione con la Walt Disney Company) in grado di settare nuovi standard qualitativi.
L'opera diretta da Mike Newell con protagonista Jake Gyllenhaall, arrivata nelle sale nel 2010, non è però riuscita del tutto nel proprio intento, soprattutto per quanto riguarda la componente narrativa.
Il film, infatti, ha deciso di non basarsi su nessuno dei giochi della serie ma, anzi, di narrare una storia inedita cercando comunque di integrarla alle suggestioni viste in campo videoludico, dando alla luce un'opera sicuramente godibile ma in realtà molto impersonale.
La scelta infatti di puntare su un adattamento libero ha portato i fan dei titoli classici a non riconoscersi pienamente in quanto narrato, dato che la stessa abilità di tornare indietro nel tempo del principe - per quanto visivamente spettacolare - non è stata impiegata in chissà quali modi creativi.

L'opera, nonostante il roboante Sands of Time presente nel titolo, non ha di fatto preso ispirazione dal gioco omonimo, non riuscendo in realtà a raggiungere l'enorme fetta di pubblico sperata.

I risultati non così esaltanti al botteghino hanno infatti decretato sul nascere la fine (almeno per il momento) della saga al cinema, che però, magari proprio in vista del prossimo remake, potrebbe trovare l'ispirazione per ripresentarsi in sala.
L'interconnessione della saga tra mondo videoludico e cinematografico non finisce comunque qui, dato che lo stesso godibile spin-off Le Sabbie Dimenticate è nato proprio con l'intento di cavalcare l'onda di popolarità data dal film, simbolo del rapporto sempre più marcato tra i due media.
Nonostante il gradevole tentativo di reboot con il Prince of Persia del 2008, capace di regalarci una nuova trama e un nuovo protagonista, la saga è in seguito via via scomparsa dai radar, complice anche l'avvento del brand di Assassin's Creed che, partito proprio come uno spin-off di Prince of Persia (inizialmente infatti gli assassini erano stati concepiti come guardie del corpo del principe) è diventato uno dei centri nevralgici dell'intera produzione Ubisoft.
L'intero brand di Prince of Persia è rimasto sempre legato al proprio creatore originario, Jordan Mechner, a cui Ubisoft ha ovviamente dovuto fornire una percentuale in termini economici per poter sfruttare senza vincoli la sua creazione.

Con il tempo, però, l'azienda ha preferito puntare sui propri brand nativi (così da non spendere troppo denaro a livello di diritti di sfruttamento), particolare che ha quindi portato Prince of Persia a venir di fatto accantonato dalla casa di sviluppo lasciando al tempo stesso un vuoto incolmabile tra i fan.

No, non è andata così...

Quando ormai tutte le speranze sembravano perse per sempre, nell'ultimo periodo si è fatta sempre più insistente la voce di un possibile remake videoludico del primo capitolo per PS2, così da arrivare infine all'annuncio ufficiale del titolo, che però (almeno per il momento) non si è dimostrato all'altezza delle aspettative.

Nonostante non manchi molto all'uscita, il team di sviluppo ha comunque ancora del tempo a disposizione per provare a rimettere le cose in ordine (nei limiti del possibile).
Allo stesso modo, dato che la Sony nell'ultimo periodo ha spinto sull'acceleratore riguardo agli adattamenti cinematografici tratti da videogiochi di successo, non è in realtà da escludere un nuovo adattamento della saga di Prince of Persia a opera di Ubisoft dato che, molto probabilmente, le versioni cinematografiche dei giochi più famosi di sempre diverranno in breve uno dei possibili nuovi trend contenutistici su cui puntare.
In sostanza, non sarebbe assolutamente da escludere un nuovo adattamento cinematografico delle avventure del principe, magari basato sulla trilogia videoludica de Le Sabbie del Tempo, in assoluto la saga più conosciuta e apprezzata dal grande pubblico.

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