Premi Oscar 2018: i possibili protagonisti della 90esima edizione

In attesa delle nomination ufficiali, che verranno annunciate dall'Academy il 23 gennaio, una panoramica sui possibili protagonisti degli Oscar 2018.

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Come ogni anno a cavallo tra dicembre e gennaio, con la fine dei festival più importanti e i primi riconoscimenti degli addetti ai lavori culminati con la consegna dei Golden Globe, la corsa agli Oscar inizia a entrare nel vivo ed è quindi possibile avere una panoramica più ampia e dettagliata sui nomi degli aspiranti candidati, tra favoriti e outsider, a entrare in nomination per raggiungere la tanto agognata statuetta dorata. Dopo la clamorosa gaffe della busta nell'edizione precedente, che vide protagonisti Faye Dunaway e Warren Beatty, e l'assegnazione del premio al miglior film a Moonlight di Barry Jenkins a discapito di La La Land di Damien Chazelle, la novantesima edizione e la conseguente cerimonia di consegna si terrà al Dolby Theatre di Los Angeles il prossimo 4 marzo.
In attesa delle candidature ufficiali che verranno annunciate il 23 gennaio, e tenendo conto dei premi già assegnati nel corso dell'Awards Season, in particolare dei riconoscimenti della Hollywood Foreign Press dell'altra notte e delle previsioni dei media americani, diamo uno sguardo a chi potrebbe essere protagonista nelle categorie principali della Notte degli Oscar 2018, presentata per il secondo anno consecutivo da Jimmy Kimmel, unica persona, insieme a Billy Crystal, a condurre due edizioni dello show consecutivamente nella storia degli Academy Awards.

Miglior film

La categoria regina che decreterà l'erede di Moonlight e dedicata al miglior film, è anche quella che potrà vantare una lista di titoli molto ampia, da cinque a dieci. Fino all'altra sera, i principali frontrunner sembravano essere due: il capolavoro bellico di Christopher Nolan, Dunkirk, war movie sulla cosiddetta Operazione Dynamo inglese durante la Seconda Guerra Mondiale sulle coste francesi di Dunkerque, e soprattutto l'ultimo visionario film del regista messicano Guillermo del Toro, La Forma dell'Acqua, emozionante storia d'amore tra una donna delle pulizie, Elsa (Sally Hawkins), e una misteriosa creatura rinchiusa in un laboratorio di massima sicurezza americano durante la Guerra Fredda. Premiato con il Leone d'Oro all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, La forma dell'acqua nell'ultimo mese ha ottenuto una miriade di nomination ad alcuni dei più importanti riconoscimenti di settore, tra cui i Golden Globe - sette candidature, inclusa quella al miglior film - gli Screen Actors Guild Awards, i Satellite Awards e i Critics' Choice Awards. Tuttavia i Golden Globe dell'altra notte hanno rafforzato pesantemente la candidatura dell'intensa black comedy di Martin McDonagh (In Bruges, 7 psicopatici), Tre manifesti a Ebbing, Missouri, vincitrice a Toronto del premio del pubblico e a Venezia del Premio Osella alla miglior sceneggiatura, capace di aggiudicarsi quattro globi d'oro, tra cui quello al miglior film, sommati a numerose candidature a Screen Actors Guild Awards e Critics' Choice Awards.
Al momento sembra abbastanza sicuro della nomination anche il nuovo film di Steven Spielberg, The Post, accolto molto bene dalla critica oltreoceano, nonostante sia uscito a mani vuote dai Golden Globe così come Dunkirk, e arrivato nelle sale in distribuzione limitata negli USA il 22 dicembre.

Le vicende dei Pentagon Papers sono al centro della pellicola con protagonisti due santoni del cinema a stelle e strisce, Tom Hanks e Meryl Streep. A vedere le attenzioni ricevute nelle ultime settimane hanno ottime chance di conservare un posticino nella lista definitiva dei candidati anche tre pellicole di altrettanti astri nascenti del cinema internazionale: Luca Guadagnino continua ad accumulare maggiori consensi all'estero e il suo Chiamami con il tuo nome ha letteralmente conquistato gli addetti ai lavori di tutto il mondo, sin dalla presentazione a gennaio nel corso del Sundance Film Festival.

Ottime possibilità anche per Greta Gerwig e la dramedy da lei scritta e diretta con protagonista Saoirse Ronan, Lady Bird, che nelle settimane precedenti ha raggiunto il record di recensioni positive sull'aggregatore statunitense Rotten Tomatoes, è stato inoltre premiato ai New York Film Critics Circle Award e ha vinto il Globe alla miglior commedia. Vera e propria sorpresa dell'anno è Scappa - Get Out, riuscito mix fra thriller, satira e horror, opera prima dell'attore Jordan Peele dichiaratamente ispiratosi a La notte dei morti viventi di Romero. Dopo aver fatto incetta di riconoscimenti nell'anno appena trascorso, il film di Peele potrebbe concludere in bellezza con la candidatura più ambita. Possibili sorprese potrebbero essere il nuovo promettente e mastodontico lavoro di Paul Thomas Anderson, Il filo nascosto, ultimo (?) palcoscenico cinematografico per un mostro sacro come Daniel Day-Lewis e la pellicola indie di Sean Baker, The Florida Project, con Willem Dafoe nel cast.

Abbastanza indietro, ma comunque ancora in corsa al momento, titoli come L'ora più buia di Joe Wright, con uno straordinario Gary Oldman nei panni di Winston Churchill vincitore del Golden Globe per il miglior attore, la sorprendente commedia di Michael Showalter, The Big Sick - completamente ignorata ai Globe - il dramma di Dee Rees con Carey Mulligan, Mudbound, il biopic di Craig Gillespie con Margot Robbie nel ruolo della pattinatrice Tonya Harding, I, Tonya, e l'ambizioso sequel di Blade Runner diretto dal cineasta canadese Denis Villeneuve, Blade Runner 2049.

Miglior regia

Nella categoria che premia la miglior regia un trio di frontrunner sembra avere la candidatura praticamente in tasca. Il cineasta britannico Christopher Nolan otterrà quasi sicuramente la sua prima nomination come miglior regista per il dramma bellico Dunkirk, dopo aver accumulato in passato tre candidature; alla sceneggiatura originale per Inception e Memento e al miglior film per Inception. Insieme a lui dovrebbero essere certi di ottenere il pass anche Steven Spielberg, alla ricerca della sua nona nomination per la miglior regia e con già due statuette all'attivo in questa sezione per Schindler's List e Salvate il soldato Ryan. Questa volta Spielberg dovrebbe spuntarla grazie al racconto della pubblicazione sul New York Times e sul Washington Post, nel 1971, di una serie di documenti governativi segreti denominati Pentagon Papers. Il terzo nome è quello di Guillermo del Toro, in grado di conquistare la critica oltreoceano con il fantasy sentimentale La forma dell'acqua, grazie al quale si è aggiudicato il Golden Globe alla regia. Per occupare gli altri due slot rimanenti il regista più lanciato al momento sembrerebbe Martin McDonagh, acclamato per il suo ultimo lavoro presentato a Venezia, Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

Una lotta serratissima che potrebbe coinvolgere alcuni nomi emergenti nel panorama registico internazionale per il quinto e ultimo posto disponibile: Greta Gerwig (Lady Bird) sembra leggermente in vantaggio sugli altri due esordienti, Luca Guadagnino per Chiamami col tuo nome e Jordan Peele per Scappa - Get Out. Un ingombrante outsider potrebbe essere il canadese Denis Villeneuve per Blade Runner 2049, già candidato lo scorso anno per Arrival. Poche chance sembrano avere al momento altri registi di fama internazionale come Paul Thomas Anderson per Il filo nascosto, Joe Wright per L'ora più buia e Craig Gillespie per I, Tonya.

Miglior attore protagonista

Gary Oldman, grazie alla sua impressionante e mimetica performance in L'ora più buia nel ruolo di Winston Churchill, è praticamente certo di ottenere la sua seconda candidatura all'Oscar come miglior attore protagonista, anche in virtù del Golden Globe appena vinto.

Lanciatissimi, in questa categoria, anche il giovane Timothée Chalamet, per la sua interpretazione di un musicista adolescente che s'innamora perdutamente di un ragazzo americano in Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino, e Daniel Day-Lewis per il ruolo dello stilista Reynolds Woodcock in Il filo nascosto di P.T. Anderson. Per Day-Lewis si tratterebbe della sesta candidatura in carriera, durante la quale ha conquistato il record di tre statuette per le interpretazioni in Il mio piede sinistro, Il petroliere e Lincoln. Quasi sicuro di ricevere la sua seconda candidatura all'Oscar in carriera anche James Franco, che in The Disaster Artist interpreta il regista di uno degli (s)cult cinematografici più noti degli ultimi quindici anni, The Room, e che domenica notte si è portato a casa il Globe al miglior attore in un film commedia o musical.

La staffetta finale per il quinto e ultimo candidato è una vera battaglia tra generazioni: da un lato l'esperienza di Tom Hanks, due volte premio Oscar e co-protagonista insieme a Meryl Streep dell'ultimo film di Steven Spielberg, The Post. Dall'altra la star britannica di Scappa - Get Out, Daniel Kaluuya, malcapitato protagonista della sorprendente opera prima di Jordan Peele. Al momento Hanks sembra leggermente in vantaggio ma i giochi sono apertissimi. Anche per un'eventuale sorpresa, che potrebbe essere rappresentata da Denzel Washington per Roman J. Israel, Esq., Christian Bale per Hostiles e Hugh Jackman per The Greatest Showman. Praticamente fuori dai giochi Jake Gyllenhaal (Stronger), completamente snobbato in questa Awards Season, e Jeremy Renner per Wind River.

Miglior attrice protagonista

I giochi sembrano ormai già fatti nella categoria dedicata alla miglior attrice protagonista, che non dovrebbe riservare nessuna sorpresa al momento dell'annuncio delle candidature ufficiali. A battagliare per contendersi la statuetta il prossimo 4 marzo saranno, con ogni probabilità, Sally Hawkins, magnifica interprete protagonista de La forma dell'acqua di Guillermo del Toro, che all'attivo ha già una nomination nel 2014 come attrice supporter per Blue Jasmine di Woody Allen. Frances McDormand, già premiata con l'Oscar nel 1997 per Fargo dei Coen, e fresca vincitrice del Golden Globe alla miglior attrice, magistrale nelle vesti di un'agguerrita madre alla ricerca della verità sull'assassinio della figlia Angela in Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh.

La veterana Meryl Streep punta alla diciassettesima nomination come miglior attrice (la ventunesima in totale), nella parte dell'editrice del Washington Post Kay Graham in The Post di Steven Spielberg. La bravissima Margot Robbie potrebbe ottenere la definitiva consacrazione tra le attrici più apprezzate del momento a Hollywood, con la sua prima nomination grazie all'ottima performance nel difficile ruolo della pattinatrice Tonya Harding in I, Tonya di Craig Gillespie. A concludere la cinquina sarà con ogni probabilità l'irlandese Saoirse Ronan, trionfante ai Globe nella categoria dedicata alla miglior attrice in una commedia, protagonista di Lady Bird di Greta Gerwig, e già nominata in passato come attrice supporter per Espiazione nel 2008 e come attrice protagonista per Brooklyn nel 2016. Estremamente ridotte, anche se non completamente svanite, le possibilità per Jessica Chastain (Molly's Game).

Miglior attore non protagonista

Più incerta è la composizione della cinquina che riguarda i migliori interpreti non protagonisti. Il frontrunner fino a qualche ora fa sembrava potesse essere Willem Dafoe (The Florida Project), soprattutto per i consensi ottenuti nelle ultime settimane. Ma nelle ultime ore si è rafforzata la candidatura dello strepitoso Sam Rockwell di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, nel quale interpreta l'iracondo e razzista vice sceriffo Dixon e vincitore del Golden Globe al miglior attore protagonista. Saranno quindi gli Screen Actors Guild Awards e i Critics' Choice Awards a dare qualche indicazione ulteriore. Chance anche per un grande caratterista come Richard Jenkins, tra gli ottimi co-protagonisti de La forma dell'acqua di Guillermo del Toro.
Molta più incertezza per gli altri due posti rimanenti: ampiamente in lizza per ricevere la candidatura l'ottimo Woody Harrelson di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, l'affascinante Armie Hammer di Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino e il compagno di set, Michael Stuhlbarg. Rimangono indietro le possibili opzioni di Ben Mendelsohn per L'ora più buia di Joe Wright e Mark Rylance per Dunkirk. La sorpresa più concreta potrebbe essere rappresentata da Steve Carell, che in La battaglia dei sessi di Jonathan Dayton e Valerie Faris interpreta l'arrogante e maschilista ex-campione di tennis Bobby Riggs.

Miglior attrice non protagonista

Nelle ultime settimane si sono delineate alcune possibili gerarchie nella categoria che premierà la miglior attrice supporter. Hanno rafforzato la loro posizione e la loro possibile candidatura la cantante e produttrice Mary J. Blige, nel cast di Mudbound diretto da Dee Rees, e la veterana Holly Hunter, già premiata con l'Oscar come attrice protagonista per Lezioni di piano nel 1994, bravissima interprete della madre di una ragazza (Zoe Kazan) che inizia una relazione con un ragazzo pakistano (Kumail Nanjiani), nella commedia The Big Sick. Tre nomi si contenderanno un posto: si tratta di Hong Chau, star di Downsizing di Alexander Payne, Octavia Spencer per La forma dell'acqua e già vincitrice di un Oscar per The Help, e Lesley Manville, nel cast de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson.

Poche chance per Kristin Scott Thomas (L'ora più buia) mentre sono praticamente certe della nomination e favorite anche alla vittoria finale Laurie Metcalf per la sua performance in Lady Bird di Greta Gerwig, acclamata dai critici, e l'impressionante Allison Janney di I, Tonya, nelle vesti della severa e inflessibile madre della protagonista e vittoriosa ai Golden Globes come miglior attrice non protagonista.

Miglior film d'animazione

Il nuovo lavoro della Disney/Pixar sta accumulando numerosi consensi di critica e pubblico e si dirige nettamente favorito verso le nomination all'Oscar per il miglior film d'animazione, anche in virtù del Golden Globe recentemente conquistato: si tratta di Coco, l'emozionante racconto delle vicende del piccolo Miguel, un ragazzino messicano con il desiderio di diventare un grande musicista come il suo idolo, Ernesto de la Cruz. Ottime possibilità anche per The Breadwinner, pellicola diretta da Nora Twomey, già co-regista dello splendido The Secret of Kells e terzo lavoro della Cartoon Saloon dopo La canzone del mare di Tomm Moore. Il film, ambientato in Afghanistan, racconta la storia della giovanissima Parvana, costretta a fingersi maschio per aiutare la sua famiglia dopo l'arresto del padre.
Dovrebbe avere un posto assicurato anche LEGO Batman - Il film, nuova divertente e dissacrante versione animata dell'Uomo Pipistrello diretta da Chris McKay. Molta incertezza per gli altri posti disponibili: potrebbe esserci una concreta occasione per Il Toro Ferdinando di Carlos Saldanha, nonostante un esordio non felice al botteghino, o per Baby Boss di Tom McGrath. Affascinante l'opzione Loving Vincent, una delle opere più belle e rivoluzionarie di quest'anno di cinema appena trascorso.

Miglior film straniero

In seguito all'annuncio dell'ultima short list prima delle candidature ufficiali, si è delineata più chiaramente la panoramica che riguarda i titoli in corsa per l'Oscar al miglior film in lingua straniera. Tra le pellicole più acclamate dell'anno, The Square di Ruben Östlund per la Svezia, premiato con la Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes, che racconta le surreali vicende del curatore di un museo, e il dramma familiare Loveless di Andrey Zvyagintsev, premio della giuria alla kermesse francese, sono praticamente certi di far parte della cinquina finale. Ad affiancarli, secondo quanto riportano i media americani, sarà con ogni probabilità il franco-tedesco Oltre la notte di Fatih Akin, che nonostante abbia spiazzato tutti con la vittoria ai Globe dell'altra notte potrebbe non confermarsi agli Oscar, visto che in passato HFPA e Academy hanno dimostrato di avere orientamenti differenti. Ottime chance anche per il cileno Una donna fantastica di Sebastián Lelio. Molti più dubbi sull'ultimo slot libero, che potrebbe essere occupato dal libanese L'insulto o dall'israeliano Foxtrot, premiato con il Leone d'Argento alla Mostra di Venezia. In corsa anche titoli africani come il senegalese Felicite e il sudafricano The Wound. Ridotte le possibilità per l'ungherese On Body and Soul.