Il Potere del Cane: il grande deluso degli Oscar 2022 meritava di più?

Il film di Jane Campion ha ottenuto molto meno di quanto ci si potesse attendere, nonostante le previsioni lo dessero come grande favorito.

Il Potere del Cane: il grande deluso degli Oscar 2022 meritava di più?
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La cerimonia degli Oscar 2022 è da sempre un evento atteso con ansia nel mondo del cinema, dato che è senza ombra di dubbio la kermesse più popolare, seguita sia dagli appassionati e cultori della Settima Arte che dagli occasionali sostenitori dei singoli film e celebrità. Questa sua vasta risonanza trasversale si è manifestata con forza nell'ultimo anno, con una categoria di film premiati direttamente dal pubblico grazie ad un sondaggio condotto su Twitter, ma per assurdo non sono mancate le polemiche nemmeno su questo fronte.

I celeberrimi sconfitti alle notti degli Oscar sono innumerevoli, e la mancata premiazione di autentici classici può essere probabilmente ricondotta a quella patina "popolare" che da sempre riveste la manifestazione. All'elenco di illustri perdenti - che comprende titoli del calibro di Taxi Driver, The Elephant Man e Le Ali della Libertà - si aggiunge quest'anno Il Potere del Cane, pellicola che alla vigilia molti vedevano come mattatrice assoluta dell'edizione 2022, ma che chiude la sua marcia trionfale con una sola statuetta e l'amaro sapore della delusione tra i denti.

La preparazione al trionfo

Il western atipico di Campion è una denuncia rabbiosa alla mascolinità tossica di una larga fetta di americani - la nostra entusiastica recensione de Il Potere del Cane è sempre a vostra disposizione - ed utilizza un genere cinematografico abusato da questa cultura piegandolo al proprio volere per mostrare tutto il marcio che si nasconde dietro alle camminate spavalde, ai gesti plateali di machismo e all'arroganza degli uomini "forti" (chissà, forse anche per questo Will Smith non meritava l'Oscar).

La bacheca de Il Potere del Cane comincia a riempirsi a pochi mesi dalla distribuzione globale, con trofei provenienti da un numero sconfinato di Paesi e che toccano praticamente qualsiasi aspetto della pellicola: miglior regia, miglior film e miglior fotografia dominano la scena, ma c'è spazio anche per i riconoscimenti alla miglior colonna sonora, agli attori (protagonisti e non) e alla miglior sceneggiatura, senza dimenticare ovviamente la presenza tra i migliori film del 2021 secondo Everyeye. Quando fu presentata la lista dei candidati agli Oscar 2022 (come al solito le nomination degli Oscar hanno grandi esclusi e conferme) la situazione sembrava chiara e semplice: Il Potere del Cane avrebbe cannibalizzato la kermesse lasciando tutti gli avversari a bocca asciutta.

L'errore durante il discorso

La corsa di Campion e della sua creatura non sembra avere alcun rivale e procede spedita a velocità folle verso le statuette dorate, eppure, all'improvviso, qualcosa si rompe.

Tutto comincia ai Critics Choice Awards, dove Jane Campion viene premiata come miglior regista e pronuncia una frase - rivolta alle sorelle Williams presenti in platea - destinata a sollevare un vespaio: "Ragazze siete meravigliose, ma voi non giocate contro gli uomini, come invece faccio io". L'America si rivolta per proteggere le sue straordinarie atlete, e a nulla servono le scuse di Campion alle sorelle Williams, perché i premi che in precedenza si accumulavano ai piedi de Il Potere del Cane subiscono una brusca frenata, con la forte delusione delle zero vittorie ai SAG Awards e al minimo indispensabile portato a casa dai BAFTA, mentre comincia ad elevarsi un inaspettato avversario all'orizzonte. CODA arriva in sordina alla festa delle premiazioni, calmo e senza alcuna pretesa di vittoria - seriamente non ne aveva, vista la semplicità narrativa di un titolo che vi abbiamo raccontato nella recensione di CODA I Segni del Cuore - eppure la pellicola di Sian Heder comincia a collezionare un numero sorprendente di riconoscimenti, e alla notte degli Oscar le aspettative di poche settimane prima, che tanto somigliavano a granitiche certezze, sono andate completamente in fumo: niente è già scritto, tutto è ancora possibile.

Il sorpasso al fotofinish

L'epilogo della storia non è affatto felice per Il Potere del Cane. Dall'interno di una lista di candidati che non sembrava valere nemmeno il paragone col film di Jane Campion - fatta eccezione per il meraviglioso ritratto losangelino di Paul Thomas Anderson e al dramma storico di Kenneth Branagh (non perdete la nostra recensione di Licorice Pizza e la recensione di Belfast) - improvvisamente cominciano ad apparire seri pretendenti su tutti i fronti.

Che Dune avrebbe fatto man bassa di gran parte dei premi tecnici (dichiarati al di fuori della serata principale, con un gesto allucinante ed offensivo da parte dell'Academy) era ampiamente preventivato, ma che Il Potere del Cane non vincesse assolutamente nulla - tra fotografia, musiche, costumi, scenografia, montaggio e sonoro - non se l'aspettavano in molti. Il premio alla miglior regia sembra quasi un contentino, nonostante la portata storica di una Campion prima donna ad essere nominata più di una volta e a portarsi a casa la statuetta, perché lo schiaffo arriva alla categoria Miglior Film. Il silenzioso e delicato CODA si prende le luci della ribalta, mettendo definitivamente a riposo le pretese di vittoria assoluta de Il Potere del Cane, che vede sfumare davanti a sé il numero assurdo di ben 11 nominations.

Le ragioni di una sconfitta

Analizzare i motivi che hanno portato a questa catastrofica debacle è complicato, e vorremmo evitare (ma l'accenniamo brevemente) di incolpare l'America di una sadica vendetta nei confronti di una donna che non solo ha distrutto i loro miti western con il suo film, ma ha anche osato fare una battuta sulle sorelle Williams.

La ragione più probabile va forse ricercata in quell'abito di universalità e generalismo che gli Oscar vestono con orgoglio, il quale da sempre ha portato a sconfitte brucianti e vittorie immeritate: Il Potere del Cane non è un film per tutti. La pellicola è lenta, manieristica, ti entra sottopelle e provoca dolore; è il ritratto di un grande mondo che ha costruito le sue certezze sulle bugie e sulla violenza, ed è per questo destinato alla sofferenza ed al fallimento. Se guardiamo alla questione sotto questa nuova luce appare plausibile il rientro in corsa di CODA (e anche la presenza di altri titoli "deboli" tra i candidati alla cerimonia), che invece fa della semplicità e del sentimentalismo più dolce il suo mantra.

Le visioni dell'arte

CODA è un film che consiglieremmo a tutti, perché siamo sicuri che piacerà tanto agli spettatori più esigenti quanto a quelli meno impegnati, Il Potere del Cane invece no. Per apprezzare il capolavoro di Campion - tratto dal fenomenale romanzo di Thomas Savage - c'è bisogno di buona volontà e anche di qualche conoscenza pregressa, per questo non sorprendono affatto le numerose critiche al lungometraggio (l'ultima in ordine di tempo ha visto Paul Schrader contro il Potere del Cane).

Se guardiamo la questione dal punto di vista dell'universalità del messaggio, e della "fruibilità" del prodotto, possiamo dirlo senza vergogna: CODA è migliore de Il Potere del Cane, complimenti per la vittoria dell'Oscar. Ma se vogliamo analizzare l'importanza artistica dell'opera, la potenza evocativa delle sue immagini e il lavoro di riscrittura culturale che si nasconde tra le righe di un film così controverso, allora il gioiello di Jane Campion ha ben pochi rivali nell'ultimo decennio di storia del cinema, e assolutamente nessuno tra quelli candidati agli Oscar 2022.

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