Pocahontas e il sogno di una principessa diversa

Pocahontas per la Walt Disney rappresenta una svolta epocale: una principessa che cambia i canoni femminili dei Classici.

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Per come la storia produttiva li racconta, i Classici Disney sembrano essere preceduti sempre da una gestazione talmente difficile da trasmettere un'immagine molto schizofrenica degli Studios di Burbank, ma è capitato - anche se raramente - di ritrovarsi dinanzi a delle decisioni prese di colpo, affrontate con ben poche preoccupazioni di sorta e soprattutto con la consapevolezza di realizzare qualcosa di unico.
È il caso di Pocahontas, il film che spaccò in due il Rinascimento della grande D, trovandosi ad arrivare al cinema proprio a metà dell'epoca che più ricordiamo della Disney, nel 1995, con una produzione retta sulle spalle di Jeffrey Katzenberg e con il ritorno di un grande maestro del cinema d'animazione, quel Joe Grant che aveva firmato insieme a Dick Heumer la regia del Fantasia di Walt Disney nel 1940.

Il sogno di Gabriel di lavorare con una leggenda

Mike Gabriel aveva debuttato alla regia nel 1990 con il sequel di Bianca e Bernie, ambientato in Australia, e aveva un ardente desiderio, ossia quello di poter lavorare al fianco di Joe Grant: un sogno plausibile, soprattutto per l'importanza che Grant ha avuto all'interno della Disney, avendo lavorato a strettissimo contatto con Walt.
Lo scrittore di New York aveva affiancato Disney su Biancaneve, aveva guidato lo sviluppo di Pinocchio e poi si era occupato di scrivere sia Fantasia che Dumbo, oltre ad aver diretto il cortometraggio Der Fuehrer's Face, vincitore dell'Oscar nel 1944.

Nonostante avesse deciso di dedicarsi a tutt'altro dopo la morte di Walt, Katzenberg lo richiamò nuovamente a rapporto, costringendolo a mettere da parte la sua pensione e nel 1989, all'età di 80 anni, Joe Grant si mise a lavorare di buona lena su La Bella e La Bestia, Aladdin, Il Re Leone, Mulan, Fantasia 2000, Monster & Co e ovviamente Pocahontas.
Lo scrittore lavorò in Disney quattro giorni alla settimana fino alla sua morte, nove giorni prima del suo compleanno numero 97, e poco prima lasciò uno script per un terzo capitolo di Fantasia, che però venne inevitabilmente cancellato.
Quando, insomma, Joe Grant accettò di guidare Mike Gabriel nell'avventura di Pocahontas, i due si presentarono da Katzenberg con l'idea di adattare una delle leggende dei western in un film animato.
Si pensò a Buffalo Bill e ad Annie Oakley, salvo poi arrivare a un pitch completo riguardante Pocahontas, ispirata originariamente a Giglio Tigrato di Peter Pan.

Gabriel si presentò con questo esatto pitch: "Una principessa indiana che è combattuta tra i desideri del padre di distruggere i colonizzatori inglesi e il suo desiderio di aiutarli, una lotta tra il padre e la sua gente, e il suo amore per il nemico".
Per una pura coincidenza, Peter Schneider, presidente della divisione animazione, stava ragionando sulla possibilità di adattare il Romeo e Giulietta di Shakespeare a cartone animato e l'idea di Gabriel lo convinse a mettere da parte il suo progetto originale e abbracciare la nuova proposta, che venne accettata immediatamente.

Era il 1991, La Bella e la Bestia uscì al cinema e venne anche nominato agli Oscar, così Katzenberg pensò che la strada giusta fosse quella imboccata dal Rinascimento, con le storie d'amore a fare da fulcro all'intera vicenda.
Venne quindi deciso di posporre l'inizio dei lavori su Pocahontas dopo Aladdin e Il Re Leone, previsti rispettivamente per il 1992 e il 1994.
Prendendo spunto dalla storia originale della principessa indiana, Katzenberg decise di compiere alcune modifiche, inserendo due animali di supporto, come era l'archetipo del Rinascimento, rigorosamente muti, e alzare l'età anagrafica della protagonista, che in origine avrebbe dovuto avere 12 anni, con John Smith invece quasi trentenne.

Goldberg e l'ironia censurata

Ad affiancare Gabriel venne messo Eric Goldberg, reduce dalla supervisione del Genio in Aladdin e dell'intera unità di animazione de Il Re Leone.
Goldberg era sicuro di ritrovarsi dinanzi a una storia molto più comica, che potesse sfruttare anche qualche battuta sugli indiani, aspetto che Katzenberg pretese di non inserire, per evitare problemi politici e rispettare il politically correct.
Le aspettative vennero subito, quindi, abbassate, specificando che l'intenzione fosse quella di replicare La Bella e La Bestia, con Goldberg che venne poi convinto ancor di più a trattare il tema con delicatezza dalla famosa rivolta di Los Angeles, avvenuta nel 1992, e che vide nella città californiana una settimana di sommosse a sfondo razziale, che causarono 63 vittime e più di 2000 feriti.
Quando Joe Grant si presentò con l'idea di Percy, il carlino di Ratcliffe, con indosso delle piume indiane, la produzione capì che bisognava tagliare ogni possibile riferimento razzista e Pocahontas divenne un inno al rispetto delle altre razze.
Per poter rendere reale la lavorazione, il team all'opera su Pocahontas si recò a Jamestown, la città in Virginia nella quale aveva vissuto la vera Pocahontas.
Qui, dopo un incontro con gli indigeni "Piccola Colomba" e "Colombia bianca", discendenti degli indiani Powhatan, si arrivò ad avere un'idea ben precisa di come raccontare la storia.
L'avvenimento causò non poche polemiche all'uscita del film, dato che tutti i consulenti utilizzati per realizzare qualcosa di storicamente pregnante si lamentarono per aver prestato delle informazioni inutilmente, date poi le distanze che il Classico prese dalla vicenda reale.

Un'ultima curiosità, prima di entrare nella fase di lavorazione: Katzenberg fece notare all'intero staff degli Studios che Pocahontas sarebbe stato un enorme successo, mentre Il Re Leone solo un esperimento.
Questa sua visione spinse gran parte degli animatori a decidere di cambiare progetto, per potersi esprimere al meglio su quello dei due che avrebbe avuto più pubblico. La storia e il senno di poi ci insegnano che sbagliarono tutti, Katzenberg per primo.

A dirigere i lavori di scrittura fu Tom Sito, che pretese un'eccessiva accuratezza storica, che però Gabriel in più riprese bocciò.
Innanzitutto Pocahontas non avrebbe potuto sposare il John Rolfe della storia, altrimenti la vicenda sarebbe diventata troppo complessa e violenta per un pubblico giovane, quindi si concentrarono sull'incontro tra l'indiana e John Smith.

La storia, quella vera, racconta che il matrimonio con Rolfe, nel 1614, portò Pocahontas a cambiare il proprio nome in Rebecca, dopo essersi convertita al cristianesimo, dando vita a un clima di grande pace tra i coloni di Jamestown e la tribù dei Powhatan.
Ben diversa, invece, la vicenda di Smith, che arrivò a Jamestown molti anni prima di Rolfe, nel 1607, venendo catturato dagli indiani e liberato solo grazie all'intervento proprio di Pocahontas, che non voleva l'uccisione dell'inglese.
La giovanissima principessa aveva, come già detto, 12 anni e Smith, dal suo canto, non era un personaggio di grandissimo spessore per quello che serviva a Gabriel.
Per questo si decise di edulcorare molto la vicenda, andando a dare a Pocahontas l'età giusta per poter iniziare una relazione con John: "Dovevamo pensare se essere storicamente accurati o socialmente responsabili, quindi abbiamo preferito la seconda" dichiarò Glen Keane, che stava supervisionando la sceneggiatura finale.

Le somiglianze con Mufasa e la ricerca di un antagonista

Gabriel avrebbe voluto inserire un rapporto intenso tra Pocahontas e la madre legando le due figure attraverso le stelle in cielo, ma siccome Il Re Leone stava usando una medesima soluzione, portando Simba a seguire una costellazione che raffigurava Mufasa, si decise di cambiare totalmente idea, eliminando la guida materna della principessa indiana.
La pressione da parte di Michael Eisner, però, era tanta, anche a fronte del fatto che tutti i film del Rinascimento erano praticamente orfani di una figura simile, così Gabriel propose di affidare allo spirito del vento l'entità materna che tanto cercava il direttore della Disney.

Nel tentativo, infine, di creare un antagonista che potesse dar vita al dibattito ancestrale tra bene e male, si decise di puntare tutto su John Ratcliffe, capitano della Discovery, una delle tre navi che nel 1606 salpò per la Virginia per fondare una colonia, arrivando lì nel 1607 e morendovi due anni più tardi tentando di trattare con i Pamunkey nativi del luogo.
Vicenda ovviamente rivisitata nel Classico. Joe Grant, dal canto suo, si preoccupò della creazione degli animali che accompagnano l'intera storia, compreso quel Redfeather, un tacchino parlante, che alla fine venne cancellato perché ritenuto inappropriato per lo script.
Secondo Grant, Redfeather aveva grande potenziale comico, ma nel momento in cui si decise che sarebbe dovuto essere muto ci si rese conto che non aveva più alcun senso.

L'apporto più importante, però, Grant lo ebbe per Nonna Salice, nato da uno schizzo di un albero e pensato per poter essere il narratore della vicenda.
Katzenberg bocciò l'idea, anche a fronte del fatto che Joe volesse dare maggior spazio al Salice, ma la caparbietà lo portò a convincere Burny Mattinson, un artista che lavorava alle animazioni del film, a inserire alcuni concept anche narrativi, con delle battute che spingessero l'albero a ironizzare sulla propria natura.
Alla riunione del giorno successivo l'intero team si divertì molto a sentire quanto proposto da Grant, così da convincere Katzenberg che quell'albero doveva essere inserito nel film con una parte più importante, quella che oggi tutti conosciamo.

La bellezza di una modella universale

Katzenberg volle alla guida della creazione di Pocahontas come personaggio Glen Keane, che aveva già lavorato ad Ariel, e pretese di avere dinanzi ai propri occhi la donna più genuina e bella che si potesse ottenere.
Keane lavorò tantissimo con i nativi discendenti di Pocahontas per arrivare a realizzare un'immagine che fosse la più fedele possibile alla storia, ma rispettando gli ordini ricevuti da Katzenberg, con qualche riferimento a Naomi Campbell, Kate Moss e la modella filippina Dyna Taylor, aggiungendo un po' di lineamenti asiatici al lavoro finale.
Per la colonna sonora, invece, nemmeno a dirlo, ci si affidò ad Alan Menken, che avrebbe dovuto condividere con Howard Ashman la lavorazione subito dopo aver finito Aladdin.
Purtroppo Ashman morì nel 1991 e Menken venne affiancato da Stephen Schwartz, che sostituì Tim Rice, paroliere per Aladdin.
Schwartz si calò immediatamente nel lavoro, andando anche a supportare le attività di sceneggiatura, creando qualche dissidio con Menken, che non era abituato a una sovrapposizione così intensa dei suoi ruoli, tenendoli sempre ben separati con i suoi precedenti collaboratori, ma alla fine arrivarono alla loro prima proposta, I colori del vento, immediatamente apprezzata da Gabriel e Goldberg.
In linea con lo schema delle canzoni "I Want", Schwartz e Menken realizzarono poi Dopo il fiume cosa c'è.

Pocahontas arrivò al cinema per il 400esimo compleanno della principessa indiana, nel 1995, con una distribuzione non vasta e con appena sei sale in America.
Nel suo primo weekend arrivò comunque a totalizzare 2 milioni di incasso, fino a un totale di quasi 30 milioni, battagliando con Batman Forever, uscito nello stesso periodo.
A gennaio 1996 era a 141 milioni e mezzo, posizionandosi come quarto incasso in America dietro Apollo 13, Toy Story e Batman Forever.
In tutto il mondo Pocahontas riuscì ad accumulare 346 milioni di dollari: fu l'ultimo film del Rinascimento a incassare così tanto, fino a Tarzan, pur tenendosi ben lontano dall'imbattibile Re Leone, ma avvicinandosi di molto ad Aladdin e La Bella e La Bestia, due successi di altissimo valore al botteghino per quegli anni.

Pocahontas divenne la prima principessa nativa americana della Disney nonché la prima donna di colore a essere protagonista di un film Disney, influenzando per anni anche le successive Mulan, Rapunzel, Merida ed Elsa, nonché ovviamente Moana.
Non venne candidato all'Oscar per il miglior film, come sperava Katzenberg, quindi La Bella e la Bestia rimase una grandissima rarità nel panorama dell'animazione nonché una prima volta storica, fino a quando, nel 2000, l'Academy non istituì l'Oscar al miglior film d'animazione. Lì, forse, Pocahontas avrebbe sicuramente trionfato.