Pirati dei Caraibi: il reboot al femminile è davvero una buona idea?

Breve disamina sulla possibilità sempre più concreta di un rilancio del franchise Disney senza Johnny Depp e con Karen Gillan alla guida.

Pirati dei Caraibi: il reboot al femminile è davvero una buona idea?
Articolo a cura di

Il titolo non vuole essere né provocatorio, né contrario all'idea di un franchise al femminile in sé. Non siamo contro questo genere di progetti ma vogliamo capire se un rilancio di questo tipo si adatti o meno ai tempi che stiamo vivendo. Ne avevamo già parlato tempo fa, di un Pirati dei Caraibi senza Johnny Depp, e un po' come un Iron Man senza Robert Downey Jr. eravamo arrivati alla conclusione che il DNA della saga era profondamente codificato da quello del suo protagonista. Rimuoverne una sua base principale - forse la più essenziale - significherebbe spezzarne la spirale costitutiva, modificandone la struttura e cambiando più o meno radicalmente l'aspetto del franchise. Il che va bene, se si è disposti ad accollarsi il rischio di sperimentare strade nuove, più inclusive e coraggiose, ma è davvero quello di cui Pirati dei Caraibi ha bisogno? Stiamo parlando di un'idea per salvare una serie cinematografica in crisi, con del potenziale ragionato, o dell'ennesimo stimolo produttivo in ascolto di minoranze e cambiamento e meno delle esigenze reali della saga? Proviamo a capirlo insieme.

Cambio di rotta

I fatti prima di tutto. Pirati dei Caraibi: La Vedetta di Salazar non è stato il successo sperato. Costanto la bellezza di 230 milioni di dollari, ne ha incassati appena 794 milioni, il che si traduce nel risultato più basso dell'intera saga in termini di costi-benefici. L'idea che si era fatta Disney al riguardo era invece ben diversa, cioè che un'attesa di sei anni e un più significativo ritorno alle origini avrebbe aiutato il box office del quinto capitolo. C'è da dire che all'epoca dell'uscita, nel 2017, gli incassi del film sono stati puniti dallo scandalo legato a Depp e all'ex-moglie Amber Heard (che prosegue ancora oggi), visti alcuni boicottaggi contro i presunti abusi dell'attore ai danni della donna. La politica family friendly della società e l'etichetta di politically correct che da sempre contraddistingue la Disney, comunque, difficilmente potrebbero contemplare il ritorno di una star ormai tanto controversa come Depp, il che ha spinto l'azienda e i produttori a ragionare a un diverso approccio per un eventuale nuovo capitolo del franchise. Da qui è nata l'idea di distanziarsi in qualche modo dal modello iniziale e optare per qualcosa di più "moderno" e tematicamente attuale, ovviamente inclusivo (anche in antitesi con le polemiche legate al quinto capitolo) e senza il Capitan Jack Sparrow.

Parlando di reboot, è interessante notare come se ne sia cominciato a discutere neanche a due anni di distanza dall'uscita de La Vendetta di Salazar, cioè molto presto. I tempi produttivi di Hollywood si sono però radicalmente ristretti in un solo decennio cinematografico, il che non rende l'iniziativa così rara come sembra - basti pensare a The Batman di Matt Reeves. È la decodifica al femminile la vera rivoluzione, quella che potrebbe dividere i fan di una serie sempre vissuta sulle spalle di un protagonista maschile.

Se guardiamo a Ghostbusters di Paul Feig o ad Ocean's 8 di Gary Ross, agli introiti registrati al botteghino, notiamo come un cambio di rotta radicale dell'economia caratteriale di una saga non abbia in alcun modo aiutato la stessa a riprendersi, al netto di risultati qualitativi neanche accostabili ai titoli originali pur nella loro modica bontà.
Si può dare la colpa a chi si vuole: a un certo maschilismo che domina ancora oggi la società, a boicottaggi, al marketing, a fan scontenti dell'inversione di tendenza, ma il fatto resta chiaro, e cioè che rebootare una saga molto amata mettendo al centro della narrazione e dell'azione dei personaggi femminili è una pessima idea per quanto riguarda gli introiti. Ancora peggiore se si ragiona poi solo ed esclusivamente guardando ai nomi da coinvolgere o ai dictat da dissacrare e non alle concrete virtù e potenzialità del film.

Piratesse dei Caraibi

Ora, tornando e concludendo il ragionamento su "Piratesse dei Caraibi", la macchina produttiva messa in moto dalla Disney sembra aver riflettuto attentamente su questo. Prima di tutto, a guidare il progetto c'è sempre Jerry Bruckheimer dietro le quinte, che dopo l'enorme riscontro ricevuto da Bad Boys For Life sta vivendo un po' una seconda vita, sia con questo chiacchierato reboot sia con l'annunciato ritorno di National Treasure. Nessuno conosce il franchise meglio di lui così come nessuno più di lui potrebbe avere voce in capitolo sbagliata, pensando a schemi produttivi da superare. E allora a Ted Elliot, uno degli storici sceneggiatori della saga, Disney e Bruckheimer hanno voluto affiancare uno degli scrittori più apprezzati del momento, Craig Mazin, blasonato e premiato per il suo straordinario lavoro nella miniserie HBO Chernobyl. Diciamo che l'elemento qualitativo è molto presente all'interno della produzione.

Al netto dell'incertezza di una simile operazione, che potrebbe costare cara alla saga, una delle cose che ci rende meno perplessi è anche il nome scelto (o presunto tale) per la nuova protagonista, che non è in alcun modo tra le più conosciute o con una vita da celebrity che la possa identificare in una star a tutto tondo. Stiamo parlando di Karen Gillan, famosa soprattutto per Doctor Who e il suo ruolo come Nebula nel Marvel Cinematic Universe, il che la rende un'ottima protagonista-caratterista, altro elemento essenziale per la saga.

Qualcuno dice che potrebbe vestire i panni di Redd, uno dei personaggi dell'attrazione a tema piratesco dei parchi Disney, ma è tutto molto fumoso e incerto. Al momento Rossio e Mazin stanno lavorando alla sceneggiatura e sembra che la major voglia sbrigarsi a confezionare questo reboot in tempi consoni, diciamo anche entro due-tre anni, quindi torneremo sicuramente a discutere di "Piratesse dei Caraibi" nei mesi a venire. E alle domande poste in apertura le risposte, data l'argomentazione da noi adottata, sono due: no, non è quello di cui il franchise ha bisogno ma sì, l'idea ha del potenziale effettivamente molto ragionato.

Quanto attendi: Pirati dei Caraibi reboot

Hype
Hype totali: 48
56%
nd