Passengers e gli altri: da Alien a Moon, 5 sci-fi da (ri)vedere

Con l'occasione dell'uscita in sala di Passengers, riscopriamo alcuni capolavori e cult sci-fi ambientati a bordo di astronavi spaziali.

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L'immensità dello spazio, al di fuori. La limitatezza potenzialmente claustrofobica e ansiogena delle "quattro mura" metalliche, dentro. Il cinema di fantascienza ha vissuto su questa dicotomia tra il vuoto e il solido decine di indimenticabili avventure, capaci chi più chi meno di scandagliare i recessi dell'animo umano ibridando sane tendenze di genere a risvolti psicologici spesso complessi, dati dalla frequente impossibilità di fuggire all'esterno per ricercare una potenziale via di salvezza. Con l'occasione dell'uscita in sala di Passengers, esempio inusuale di sci-fi romantica strizzante l'occhio a tonalità più leggere, abbiamo deciso di ripercorre attraverso alcuni film simbolo questo variegato "sottofilone", colmo di veri e propri capolavori senza tempo e di cult ben consolidati nel comune immaginario cinefilo. Sia che abbiate già visto in sala Passengers sia che il film con Chris Pratt e Jennifer Lawrence non rientri fra i modi di sfruttare il vostro tempo libero, ecco 5 film di fantascienza da (ri)vedere:

Solaris

"Un'avventura della coscienza più che della conoscenza, un'opera di fantacoscienza", scriveva così l'esimio e compianto collega Callisto Cosulich all'uscita in sala di Solaris, assoluto Capolavoro firmato nel 1971 dal maestro russo Andrei Tarkovskij e considerato, un po' qualunquisticamente, come la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio (1968). Un'opera visionaria e ipnotica capace di conquistare sguardo e spirito per quasi tre ore (purtroppo tagliate, eliminando tutta la fondamentale prima parte, nella di allora versione italiana) nel raccontarci il viaggio verso l'ignoto dello psicosociologo Kris Kelvin, arrivato sulla stazione spaziale fluttuante nei pressi del pianeta Solaris per investigare sugli strani fenomeni di cui è stato vittima l'equipaggio. Adattamento magnifico dell'omonimo romanzo del popolare scrittore polacco Stanislaw Lem, il film delinea ritratti profondi e variegati del numeroso gruppo di protagonisti, in un percorso atipico e straniante nell'inconscio che è supportato da sequenze dall'affascinante impatto visivo e da una struttura di dialoghi dall'alto significato poetico e filosofico, summa di una trasposizione che sfrutta la tematica fantascientifica per raccontare una storia d'amore e morte con assoluta e impareggiabile ispirazione. Di poco conto l'inutile e scialbo remake firmato nel 2002 da Steven Soderbergh vedente per protagonista George Clooney.

Alien

Ellen Ripley, lo xenomorfo, il facehugger, la Nostromo. Quante figure, mostri e luoghi simbolo ha lanciato il primo Alien, film destinato a far evolvere per sempre le traiettorie di un genere. La piccola nave spaziale mercantile su cui la coraggiosa e tonica protagonista, vero e proprio prototipo erede parzialmente della coraggiosa Principessa Leia, e il resto del malcapitato equipaggio si trovano ad affrontare il Mostro è un vero e proprio fondamentale co-protagonista della vicenda, simulacro di metallo in cui la lotta per la sopravvivenza si trasforma in una fuga claustrofobica e disperata. Nel 1979 Ridley Scott dà vita ad un'opera avvincente e disturbante in egual misura, capace di lasciare, dopo la prima mezzora di apparente ma già sottilmente inquietante quiete, con il fiato sospeso in un continuo crescendo tensivo magistralmente sorretto dagli straordinari effetti speciali, con l'ovvia ciliegina sulla torta rappresentata dalla realizzazione della creatura, firmata dall'inedita coppia d'eccezione H. R. Giger e Carlo Rambaldi. Qui la sci-fi si mescola magnificamente ad influenze horror, donando all'insieme una carica rivoluzionaria e "coraggiosa" rispetto alle omologhe produzioni del periodo, consacrando in questo ferale e brutale gioco del gatto col topo il carisma magnetico di una splendida Sigourney Weaver.

Punto di non ritorno

Ad oggi è sicuramente il titolo più riuscito nella mediocre filmografia di Paul W. S. Anderson, e il titolo ne parafrasa involontariamente il declino qualitativo della sua futura carriera: Punto di non ritorno, pur non potendo gareggiare con gli altri titoli proposti in questa top 5, si rivela un gustoso titolo sci-fi ricco di omaggi al genere, tesa avventura spaziale flirtante con l'horror più d'impatto. Sam Neill e Laurence Fishburne sono i leader di una spedizione di astronauti inviata dalla Terra per indagare sul mistero della Event Horizon, navicella spaziale scomparsa trentacinque anni prima della quale è da poco stato rintracciato un segnale. Giunto "sul posto" l'equipaggio troverà però il mezzo completamente deserto e ben presto ogni singolo membro sarà vittima di allucinazioni inerenti i rispettivi passati. Su una machiavellica sceneggiatura scritta da Philip Eisner, Anderson mette in scena un incalzante sequela di citazioni ai classici (Shining, gli stessi Alien e Solaris tra i tanti), in un'operazione inaspettatamente nostalgica che strizza l'occhio al cinefilo appassionato, trascinando nell'ultima parte in un vero e proprio circo degli orrori ottimamente coadiuvato dagli efficaci e "brutali" make-up / effetti speciali. Il film ha anche ispirato il popolare videogioco Dead Space.

Sunshine

Ci accompagna addirittura in prossimità del Sole Danny Boyle, che nel 2007 dirige la sua personale odissea sci-fi con Sunshine, spesso sottostimato titolo capace di infondere nuova linfa ad un filone in quegli anni parzialmente poco sfruttato. Nel 2057 infatti la Stella madre da cui dipende la vita del nostro pianeta pare prossima allo spegnimento e così l'umanità decide di inviare una spedizione affinché cerchi di "riaccenderla" tramite un'esplosione termonucleare. Otto membri dell'equipaggio, di svariate nazionalità, si trovano però vittima dell'imprevisto quando il collegamento con la Terra si interrompe da un momento all'altro. Evento che dà il via ad un panico crescente e ad una serie di guasti tecnici, in un progressivo aumento di follia e incomprensioni mentre il destino degli "astronauti" appare sempre più segnato. Opera interessante e sottovalutata firmata dal regista di Trainspotting (1996), qui capace di omaggiare i capisaldi (ancora Solaris è un'influenza palese) per tratteggiare un fine e vibrante disegno psicologico di un'umanità agli apici del Creato, esploratori di un mondo sconosciuto dai quali dipende il destino dell'intera razza umana. Un'opera evocativa sorretta da ottimi e mai gratuiti effetti speciali e con un eterogeneo cast di ottimi attori.

Moon

Uscito nel 2009, nel quarantennale dello sbarco dell'uomo sulla Luna, Moon ha mostrato all'intero mondo cinefilo il talento di un allora esordiente Duncan Jones, allora più "conosciuto" quale figlio di David Bowie. "Senza dubbio il mio scopo era realizzare un film di sci-fi per gli appassionati del genere, tra cui io mi inserisco": queste le parole del debuttante cineasta che, a conti fatti, ha realizzato un ispirato e graditissimo omaggio ai classici speziandolo con istinti umanistici di grande raffinatezza emozionale. Un film incentrato sul senso della solitudine e il svelamento della menzogna che ci racconta inizialmente la quotidianità dell'astronauta Sam Bell, unico gestore di una base lunare che invia sulla Terra ingenti quantità di un gas atto a garantire la sopravvivenza dell'umanità. Dopo tre anni di isolamento Sam verrà sostituito da un collega, ma durante gli ultimi giorni del suo solitario lavoro l'uomo comincia a soffrire di inquietanti allucinazioni, fino ad una scoperta che gli aprirà gli occhi nel peggiore dei modi. Un senso di forte e toccante malinconia aleggia sempre più prominente nei cento minuti di visione, dando il via ad un improvviso susseguirsi di domande le cui risposte saranno ben presto rivelate negli efficaci colpi di scena dell'ultima parte, dando all'intero costrutto un sapore più amaro che dolce capace di cogliere al meglio le sfumature della sci-fi più matura ed eticamente impegnata.

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