Parasite e gli altri: alla scoperta del cinema coreano

Dopo Parasite, il grande pubblico sta riscoprendo la bellezza del cinema coreano: scopriamo insieme altri cult passati e recenti.

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Il poker di Oscar che Bong Joon-ho e il suo Parasite hanno portato a casa solo pochi giorni fa, siglando una pagina di storia nella tradizione degli Academy Awards, sta finalmente aprendo gli occhi al grande pubblico sulla scena del cinema coreano, solitamente conosciuta soltanto dagli appassionati delle produzioni orientali. Un exploit forse irripetibile che speriamo faccia da traino ad altri tantissimi titoli realizzati nella penisola asiatica che faticano a vedere la luce sul mercato occidentale, il nostro in particolare.
Ricordandovi l'uscita in sala questa settimana, con diciassette anni di ritardo, di un capolavoro come Memorie di un assassino (opera seconda di Bong) approfittiamo dell'occasione per condurvi in un viaggio alla scoperta di altre opere memorabili provenienti dalla scena nazionale, più o meno recenti.

Old Boy (2003)

Una sera Oh Dae-su scompare misteriosamente senza lasciare traccia. L'uomo si risveglia imprigionato in una stanza, recluso nella più totale solitudine, ancora ignaro che quella sarà il suo "mondo" per quindici, lunghissimi anni. Durante l'infinito periodo di detenzione, orchestrata da chissà chi, l'uomo scopre al notiziario il brutale omicidio della sua compagna, di cui lui (proprio perché irreperibile) viene considerato il maggior indiziato.
Quando il protagonista ritrova infine la libertà, la sua unica ragione di vita è capire chi, ma soprattutto perché, lo abbia tenuto rinchiuso in quell'inferno e ottenere al contempo la sua vendetta. Nelle indagini troverà la collaborazione della giovane Mido, cameriera di un ristorante...

Il secondo capitolo della trilogia tematica della vendetta, composta dal precedente Mr. Vendetta (2002) e dal successivo Lady Vendetta (2005), è anche il primo grande successo internazionale nella carriera di Park Chan-wook, celebrato da Quentin Tarantino e divenuto un cult epocale.
Un film maestoso, interpretato magnificamente dal protagonista Choi Min-sik e dal resto dell'eterogeneo cast, che Park dirige con assoluta maestria e colpi di genio continui (il magistrale piano sequenza nel corridoio, con il Nostro che sfida avversari in serie, ha fatto storia). Il tutto dà vita a una vicenda morbosa, inquietante, violenta e rabbiosa, un'impeccabile revenge-story che scava nei più profondi recessi dell'animo umano.

Ferro 3 - La casa vuota (2004)

Il solitario Tae-Suk vaga per la città senza avere una fissa dimora e una meta precisa, intrufolandosi di volta in volta in case diverse che si trovano al momento disabitate. Il protagonista non è però un ladro e senza mai rubare nulla migliora le condizioni degli appartamenti, aggiustando oggetti rotti e lasciando il tutto perfettamente in ordine alla sua partenza. Tutto procede per il meglio finché il ragazzo non incontra una donna sposata con un marito violento...

Kim Ki-Duk, regista già amato dal pubblico cinefilo per aver realizzato opere cult del calibro de L'isola (2000) e Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera (2003), solo per citarne un paio, firma nel 2004 un'opera straniante e spiazzante, nella quale l'amore viene trattato con una delicatezza sottile e garbata in un cinema di piccoli gesti e lunghissimi silenzi.
Il mutismo dei due principali protagonisti, spezzato solo nel finale da una battuta liberatoria e catartica, è al servizio di un racconto ricco di sfumature e metafore, filtrato attraverso sguardi e movenze che raggiunge picchi di visionario romanticismo nella maestosa "resa dei conti" finale.

The Chaser (2008)

Jung-ho, un tempo agente di polizia, "lavora" ora come protettore di prostitute. Negli ultimi tempi sono scomparse due delle ragazze sotto la sua custodia e quando una terza svanisce nel nulla, l'uomo decide di indagare sul cliente con cui la sua donna aveva appuntamento, e in seguito a una colluttazione tra i due vengono entrambi arrestati. Yong Min, il cliente, confessa di aver ucciso nove donne incluse le ragazze di Jung-ho, ma quest'ultimo crede che l'ultima rapita sia ancora in vita e fa di tutto per trovarla prima che sia troppo tardi.

Sulle tracce di Memorie di un assassino, The chaser è l'ennesimo, incalzante, thriller coreano incentrato sul tema della scomparsa e del dolore. Il film è intriso di una forte componente drammatica, che emerge sontuosa tra la prima e l'ultima parte, le più cariche di violenza e crudeltà. Una corsa contro il tempo stilisticamente eccelsa e costantemente sul filo della tensione grazie a una regia sicura e un montaggio efficace.

I Saw the Devil (2010)

La fidanzata di Kim So-hyun, agente del NIS, viene brutalmente torturata e uccisa da Jang Kyung-chul, uno psicopatico che sevizia giovani donne. Dopo il funerale, il ragazzo si mette sulle tracce del serial killer, e la sua vendetta sarà implacabile: il Nostro inizia infatti un gioco del gatto col topo senza esclusione di colpi, con i confini tra Bene e Male che diventano sempre più labili nella personalissima missione del protagonista.

Kim Ji-Woon è sempre riuscito a trovare il giusto compromesso tra intrattenimento e qualità, dando in vita in carriera a operazioni esaltanti che hanno trasformato il cinema di genere in un veicolo pseudo-autoriale di indubbio fascino, basti pensare al magistrale k-western Il buono, il matto, il cattivo (2008). Con I Saw the Devil il regista rivitalizza il thriller, filone cardine della scena autoctona, con un racconto perverso incentrato sul tema della vendetta, dolente e senza via di redenzione. Il cineasta trasforma la storia in un'estenuante partita a scacchi tra il vendicatore e il villain, con avvincenti dosi di violenza sia fisica che psicologica, e sfodera una messa in scena tecnicamente eccelsa che regala sequenze madri in serie. Ottimo il "buono" Lee Byung-hun, mentre Choi Min-sik si conferma, ancora una volta, attore straordinario nei panni dell'amorale nemesi.

The Man from Nowhere (2010)

Tae-Sik Cha, individuo misterioso e solitario conosciuto come l'uomo del banco dei pegni, fa amicizia con la piccola Jung So-mi, una bambina ignorata dalla madre (spogliarellista nei night-club). Un giorno la donna viene rapita insieme alla figlia da una banda di criminali che gestisce un losco giro di traffico d'organi, e Tae-Sik deciderà di salvare la sua giovane amica facendo ricorso a tutte le sue abilità, memori di un passato dimenticato che torna inesorabilmente alla luce.

Un revenge-movie secco e brutale che fa dell'emotività uno dei suoi punti di forza nel procedere della missione del protagonista, inanellando sequenze d'azione una più bella dell'altra (su tutte il salto in corsa senza apparenti stacchi di camera da una finestra) accompagnate da una colonna ispirata e avvolgente, fino a una resa dei conti finale che è un vero e proprio atto d'amore per il genere.

Poetry (2010)

Mi-Ja è un'anziana signora che vive con il nipote adolescente. Alla ricerca di nuovi orizzonti, sceglie di iscriversi a un corso di poesia, qualche giorno dopo però la sua vita viene sconvolta. Scopre infatti che il ragazzo ha partecipato a uno stupro di gruppo che ha condotto al suicidio la giovane vittima, e si trova a collaborare quasi obbligatoriamente con i genitori degli altri colpevoli per cercare di insabbiare la vicenda. Inoltre i risultati di un test medico effettuato a causa di piccole perdite di memoria dicono che soffre del morbo di Alzheimer...

Dolore e felicità convivono in questo racconto solare e tragico al contempo, attraversato senza timore da un'anziana donna costretta a lottare contro i beffardi scherzi del destino. Diretto magnificamente da Lee Chang-dong, con grande cura e attenzione per i dettagli emotivi, e interpretato maestosamente dalla protagonista Yoon Jeong-hee, il film conquista e ammalia nella sua moderna essenza neorealista.

L'impero e la gloria (2014)

Il film rivisita le vicende della battaglia di Myeongnyang, avvenuta nel 1597 e caratterizzata da toni leggendari, che la accomunano in parte alla più nota battaglia delle Termopili. Il conflitto che fa da sfondo alla pellicola vide infatti confrontarsi dodici navi coreane, ultima speranza per impedire agli invasori giapponesi di raggiungere la capitale, in una disperata e strenua difesa contro centinaia di imbarcazioni nemiche. Solo grazie al coraggio e all'intelligenza dell'ammiraglio Yi Sun-sin e a una "buona" dose di fortuna l'impresa ebbe luogo entrando di diritto nel Mito e nella storia del Paese.

Una sorta di 300 d'ambientazione "marinaresca" in salsa coreana: L'impero e la gloria è un film epico e avvincente, che dopo una prima ora introduttiva ci consegna uno spettacolo straripante e suggestivo. Un perfetto mix di uomini, mezzi ed effetti speciali, raccontando piccole grandi storie di coraggio e sacrificio all'interno di un contesto più ampio e già ricco di sfumature. Un coinvolgimento ai massimi livelli, elevato dalla splendida colonna sonora e dall'ottimo cast capitanato da Choi Min-sik.

Goksung - La presenza del diavolo (2016)

Nel villaggio di Goksung, immerso tra le montagne, Jong-goo è un ufficiale di polizia che indaga sull'efferato delitto di una coppia, barbaramente trucidata da qualcuno che ha agito sotto l'effetto di funghi allucinogeni. Il crimine è solo il primo di una lunga serie e per cause inspiegabili diversi individui cedono alla pazzia nelle zone circostanti.
Le dicerie si concentrano su un anziano giapponese, giunto da poco in paese e abitante in una casetta isolata nella foresta, ritenuto la causa di tutti mali. Inizialmente Jong-goo non crede alle voci ma, quando sua figlia si ammala gravemente, decide di vagliare tutte le piste, contattando anche uno sciamano per comprendere se, e quali, forze sovrannaturali stiano agendo sulla comunità.

Conosciuto anche con il titolo internazionale The Wailing, il film di Na Hong-jin è un'affascinante rivisitazione del cinema horror, un'opera stratificata e ricca di una torbida e strisciante inquietudine nell'esposizione di un mistero insondabile. Una trama in cui i dettagli si rivelano fondamentali per la conclusiva e polivalente "resa dei conti", con una miriade di colpi di scena che lasciano senza fiato in diverse scene madri. Nelle due ore e mezza di visione convivono tese atmosfere drammatiche e ispirati sussulti di genere, tra zombie-movie, ghost story e noir-mystery, per un film che colpisce duro e non fa sconti.

Train to Busan (2016)

Seok-wu accompagna la figlioletta, per il giorno del compleanno, dalla sua ex-moglie. Sul treno diretto a Busan dove viaggiano sale una giovane donna che presenta profonde ferite e che poco dopo finisce per aggredire con violenza una hostess di bordo. È solo l'inizio di una vera e propria epidemia che nel frattempo ha colpito l'intera penisola coreana, trasformando gli infetti in affamati e velocissimi zombie affamati di carne umana. Seok-wu cercherà di proteggere la figlia a ogni costo...

La nuova frontiera degli zombie movie arriva dalla Corea del Sud, con un titolo destinato a entrare nella storia del filone (e con tanto di remake hollywoodiano già annunciato e un sequel autoctono che vedrà la luce nei prossimi mesi).
Un blockbuster teso e incalzante che concede ampio spazio allo spettacolo, con fenomenali scene di massa e un lato melodrammatico che appassiona e coinvolge al destino dei protagonisti, grazie anche alle convincenti prove dell'intenso ed eterogeneo cast. Consigliamo anche il prequel animato, Seoul Station (2016), che ci offre un altro punto di vista sull'inizio della devastante epidemia.

L'assassina - The Villainess (2017)

Sook-hee era solo una bambina quando ha assistito al brutale omicidio del padre, coinvolto in giri criminali. Da allora la protagonista è stata istruita specificatamente per diventare una sicaria implacabile. Alla scomparsa del suo mentore, ormai ragazza, la protagonista in cerca di vendetta dà il via a una vera e propria carneficina prima di essere catturata dalle forze dell'ordine.
Sook-hee viene però contattata da un'agenzia governativa segreta che intende sfruttare le sue incredibili capacità al fine di uccidere determinati obiettivi che le verranno sottoposti di volta in volta: dopo dieci anni in servizio la ragazza potrà ottenere la libertà.

Ovviamente è Nikita (1990) la fonte d'ispirazione maggiore di questo avvincente action-movie, uno dei migliori esponenti del filone degli ultimi anni. Scene d'azione spettacolari, su tutte il piano-sequenza iniziale in soggettiva che non lascia un attimo di respiro e l'inseguimento per le strade cittadine.
Una trama tanto semplice quanto coinvolgente dal punto di vista emotivo rende The Villainess un instant cult per tutti gli amanti del filone: il regista Jung Byung-gil dirige con mano sicura e la protagonista Kim Ok-bin, bella e letale, perfetta incarnazione della vendetta "in rosa" sul grande schermo.

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