Speciale Paranormal Activity

Oren Peli e Steven Schneider ci raccontano il film che ha terrorizzato l'America.

speciale Paranormal Activity
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Il fenomeno Paranormal Activity è pronto a terrorizzare l'Italia. Negli Stati Uniti l'opera prima di Oren Peli, girata in una sola settimana e con un budget di soli 15 mila dollari, si è conquistata il titolo di opera più remunerativa della storia del cinema, incassando 107 milioni di dollari (pari a 7 mila volte il suo costo iniziale). Merito di questo inaspettato successo è stato l'incredibile passaparola del pubblico (unito ad una astuta campagna di marketing), invitato personalmente a richiedere che il film fosse proiettato nella propria città attraverso i canali di Facebook. E così dalle 12 sale iniziali, Paranormal Activity si è esteso a macchia d'olio sul territorio internazionale. Un po' The Blair Witch Project, un po' Open Water (per saperne di più leggete la nostra recensione), il piccolo film indipendente si è insinuato negli incubi del pubblico americano ed è pronto ad agitare le nostre notti. A parlarci di cosa si nasconda nel buio sono arrivati il regista Oren Peli (ed il suo milkshake da bere rigorosamente con la cannuccia) ed il produttore esecutivo Steven Schneider.

Un successo terrorizzante

Sono trascorsi circa dieci anni da The Blair Witch Project, che partiva da una produzione molto simile alla vostra. Come mai film del genere continuano ad avere successo, nonostante il pubblico ormai sappia che si tratta di una finzione mascherata da realtà?
SS: Il successo è nell'esecuzione del progetto e nelle performance dei due protagonisti, a mio avviso fantastici e molto naturali. Non abbiamo scelto di vendere il film come se fosse stato un documentario, ma non abbiamo nemmeno negato la realtà del film. Nel momento della visione il pubblico deve avere l'illusione che quello che sta succedendo a quei personaggi sia reale.

Nella costruzione della tensione credete che siano le idee la parte più importante, o un budget maggiore vi avrebbe permesso di fare un lavoro migliore?

OP: Per questo progetto specifico non credo che un budget maggiore sarebbe stato più utile. Avrebbe sottratto l'aspetto realistico, mentre il nostro obiettivo era di rappresentare la storia come se si trattasse di un home video. Realizzarlo in maniera più fantasiosa e sofisticata avrebbe ridotto l'apparente realtà degli eventi.

Sappiamo già che ci sarà un sequel e che, probabilmente, non sarà lei a dirigerlo...

OP: La nostra politica è quella di non parlare dei progetti futuri, soprattutto se in eventuale fase di realizzazione. Ne discuteremo solo quando saranno in fase di completamento.

Ci sono elementi biografici nella sceneggiatura (Toni Taylor, la sua compagna, da anni si sentiva tormentata da misteriose presenze intorno a lei, ndr). È partita da questo l'idea di fare un horror, un film sul paranormale, o ci sono altri motivi?
OP:
Il realtà io non ho deciso di fare un film horror. È stato il contrario: volevo raccontare una storia che avesse a che fare con cosa succede la notte mentre noi dormiamo e che cosa accadrebbe se installassimo una videocamera che riprende il tutto. È normale che con un soggetto del genere non abbia realizzato una commedia. Il fatto che abbia deciso di realizzarlo a casa mia mi ha solo consentito di finanziarlo completamente da solo.

Il successo del film ha apportato dei cambiamenti alla casa? (la casa utilizzata per le riprese è quella in cui lo stesso Peli vive con la sua compagna, ndr)
OP: No, la casa è sempre la stessa, solo più incasinata.

Lei ha avuto esperienze come game designer di videogiochi come Mortal Kombat 3. Come questo ha influenzato il suo lavoro nel cinema?

OP: Sono stato uno dei programmatori della versione per pc di Mortal Kombat 3, quindi mi sono occupato solo della conversione del gioco. Ma ho elaborato un software per l'animazione, più precisamente per la colorazione. Questo mi è stato molto utile per realizzare questo film, perché io stesso ho lavorato al montaggio, al mix audio ed alla fotografia... e per quanto non si tratti della stessa cosa, l'esperienza accumulata ha aiutato molto.

Può dirci qualcosa sulla collaborazione con Steven Spielberg? Soprattutto per quanto riguarda il finale
(la versione cinematografica presenta un finale diverso da quello originale, scelto da Spielberg, ndr). Cosa non andava? E soprattutto, le manca l'originale?
OP: In origine avevamo questo accordo con la DreamWorks per la realizzazione di un remake ad alto budget. Mi piaceva l'idea di realizzare un film con Spielberg, nonostante di strattasse di un remake, ma volevo comunque far uscire la versione originale del film. Abbiamo fatto una prima proiezione con i pubblico, a cui hanno partecipato alcuni produttori della DreamWorks, ed il film è piaciuto molto. Così lo hanno mostrato a Spielberg che lo ha subito amato tantissimo. Ha detto che era uno dei film che gli avevano fatto maggiormente paura negli ultimi anni, ha abbandonato l'idea del remake e ha distribuito l'originale. Ma pensava che il finale non fosse dei migliori. Ne abbiamo girati molti e poi abbiamo scelto quello più funzionale. Personalmente mi piacciono entrambi, ma un po' mi manca la prima versione, anche perché penso che segua un senso logico. Quello cinematografico dà invece un colpo bello forte.

Sbaglio o c'è una terza versione del finale, in cui Katie si suicida?

OP: Si. Quando ci siamo resi conto che il finale originale non era il più forte abbiamo fatto diversi esperimenti. Questo è quello che viene riportato nel dvd del film, ma ai test non è andato molto bene e quindi abbiamo continuano a cercare qualcosa che potesse funzionare meglio.

Cosa di nasconde nel buio...

Quando una persona si trova tra le mani un film costato 15.000 dollari che ne incassa 107 milioni...esattamente cosa fa per festeggiare?
SS: (ride) Risponderò a questa domanda molto seriamente. Ovviamente questo ti da un grandissimo entusiasmo ed eccitazione, ti rende molto orgoglioso. È una soddisfazione di carattere personale. Oltretutto è una cosa che aiuta molto, almeno fino a quando non realizzerò un film che andrà malissimo, per la realizzazione di futuri progetti che mi piacciono. È una conferma del mio gusto e del mio senso degli affari.

Parlando di effetti speciali, quali sono le differenze tra la versione originale e quella cinematografica? E dato il budget limitato come sono stati realizzati?
OP: A parte gli ultimi minuti finali, quello che vedete è esattamente come è stato realizzato da me. Vedete tutto quello che era presente sul set. Non abbiamo fatto ricorso al CGI per aggiungere effetti, si è trattato di un lavoro di sottrazione. Quello che ho fatto con il computer è stato cancellare la presenza della troupe ed alcuni oggetti. Avevo già pianificato il lavoro in questo senso.

Oltre che un horror, Paranormal Activity sembra anche un film psicologico sulla distruzione della coppia. Era voluto? Lei pensa che il fantastico possa far riflettere sulla vita reale?
OP: Io non lo considero come un film dell'orrore. Per me l'horror è quello classico, molto più splatter e truculento. Si può definire un thriller sopranaturale. Il rapporto tra i due protagonisti è un elemento molto importante. Non si tratta del rapporto patinato di Hollywood, ma di due persone normali che si vogliono molto bene. Alla fine del film si amano ancora, però si vede che tutto quello che è successo ha avuto un effetto distruttivo sulla vita di coppia. Le mie ricerche oni sostengono che i demoni puntano una persona, che inizia a sentirsi sempre più isolata, alienata, distaccata dal resto della famiglia che non le crede.

Come vede la sua carriera tra dieci anni, dopo questo inizio scoppiettante?
OP: Non so nemmeno cosa farò il prossimo anno...figuriamoci tra dieci anni.

Le cose più spaventose avvengono fuori scena...
OP: Ho cercato di realizzare un mix di cose diverse: alcune avvengono davanti alla macchina da presa, altre distanti, altre addirittura fuori campo. Spesso il fatto di sentire che sta succedendo qualcosa e non vederla aumenta l'ansia e la paura. Il pubblico si chiede che cosa stia succedendo. Ho cercato di realizzare qualcosa che non fosse scontato.

Il film fa gioco forza sulla paura del buio. Quanto è reale e quanto costruita questa cosa?
OP: Questo è esattamente il punto del film. Che cosa succede di notte, quando sei indifeso, mentre dormi? Questa è una delle paure primordiali che hanno afflitto l'essere umano. A prescindere da quanto uno potesse essere forte, poteva succede che, al buio, una tigre entrasse nella caverna e ti attaccasse. Noi oggi ci sentiamo molto più sicuri all'interno delle nostre case... ma cosa succede se mentre dormi succede qualcosa di imprevisto, che non puoi gestire?

Come siete arrivati al concept dell'identità? Noi vediamo solo le impronte, ma sembra avere una personalità ben definita.

OP: Volevo utilizzare forme di manifestazione diverse, senza dare una forgia definita. Nulla di specifico, anche se alcuni spettatori lo visualizzano in una determinata maniera. Non volevo dargli una forma: i demoni possono decidere di assumere la forma che vogliono, quindi quello che si vede non è necessariamente l'aspetto effettivo. Il demone gioca con loro, li vuole illudere... ma non è detto che sia così.

Dato che Peli non vuole parlare di Paranormal Acitvity 2, ci può dire se è stato già stanziato un budget per il sequel? Sarà più grande? Indiscrezioni dicono che il regista di Saw VI
(Kevin Greutert, tolto dalla direzione del sequel per lavorare su Saw VII 3D, ndr) sia depresso per non poterci più lavorare.
SS: Manteniamo la politica del non parlare dei progetti futuri per salvaguardare il film ed il pubblico che andrà a vederlo. Non abbiamo ancora deciso nulla riguardo al budget e ci auguriamo di poter lavorare presto con Kevin, che amiamo molto come regista.

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